Farancesco e Martina proprietari di MR. Piada “Every day is a good day in Australia”, disse Paul Hogan in una famosa campagna pubblicitaria degli anni ’80.
Dev’essere stato anche lo stesso pensiero di Francesco e Martina durante i loro primi due anni di lavoro e scoperta del paese. Hanno comprato un vecchio van rosso del servizio postale australiano e hanno percorso il continente da ovest a est, vivendo il sogno di tanti backpackers.
Poi un giorno il viaggio si è interrotto bruscamente. Un problema al motore li ha lasciati bloccati da qualche parte nel New South Wales. I tempi di attesa del meccanico sono infiniti, i soldi cominciano a scarseggia Francesco prepara una squisita piadina La piú amata piadina di MR. Piada re e una domanda si fa largo nel tran-tran della quotidianità: Che cosa facciamo adesso?
È proprio nei momenti meno fortunati che, a volte, si presentano opportunità inaspettate. Occasioni che costringono a guardare oltre gli schemi per reinventarsi. È quello che hanno fatto Francesco e Martina. In maniera del tutto casuale, e grazie alle concessioni del campeggio in cui alloggiavano, iniziano a vendere piadine ai turisti e alle persone del luogo. L’idea piace e non poco.
È proprio in quel periodo incerto che prende forma il progetto di Mr Piada. Li ho incontrati domenica 15 marzo al Gilles at the Grounds, a Wayville, e parlando con loro ho trovato conferma di ciò che molti, italiani e no, nutrono nei confronti dell’Italia: il fatto che non sia visto semplicemente come un paese, ma un modo di essere. Un modo di far star bene il prossimo, di condividere le tradizioni – anche quelle meno note – persino dall’altra parte del mondo!
Una domanda, però, sorge spontanea: perché proprio la piadina? In una società come quella australiana – divisa sommariamente tra allenamenti all’alba, barbecue con birra sulla spiaggia e l’onnipresenza di qualsiasi genere di wrap, sandwich o burger di ogni forma o grandezza, nasce il bisogno di togliere il superfluo. Un piatto non dev’essere necessariamente fritto o nascosto sotto litri di salsa barbecue per essere buono: può essere semplice, autentico e fatto con tanta passione. Francesco e Martina non sono chef e, come raccontano loro stessi, in cucina ci sono capitati per caso grazie a un vecchio motore che ha smesso di funzionare.
Ma con loro portano gli insegnamenti delle nonne e di tutte quelle donne che più di tutti, in Romagna, incarnano la tradizione delle azdòre. Una cultura gastronomica che richiama figure come Maria Sabatini, Pellegrino Artusi e tutto quel patrimonio che oggi ritroviamo nella filosofia dello Slow Food. I tempi cambiano, così come i luoghi. E anche le ricette, inevitabilmente, si adattano. Farina, strutto, sale, lievito e acqua: in teoria non servirebbe altro. Ma la difficoltà nel reperire alcuni ingredienti—come lo strutto—e la natura multietnica della società australiana hanno spinto Francesco e Martina verso una soluzione più pratica e inclusiva: preparare le loro piadine con l’olio d’oliva. Le collaborazioni con le piccole attività italiane della città restano comunque preziose.
Del resto, l’Italia è anche questo: mangiare in piedi o seduti a un tavolo, tra amici o sconosciuti, e riuscire lo stesso a trasmettere il calore di una cucina italiana. Perché mangiare, anche nelle sue espressioni più umili, non è solo saziare un appetito. È anche un modo di ricordare. E Mr Piada, nel suo piccolo, riesce proprio in questo: a far ricordare o ancora meglio a far scoprire.

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