La ventenne supera la sette volte campionessa 6-3, 6-7(6), 6-3 sul Centre Court. Serena torna a disputare un singolare dopo quasi quattro anni, recupera nel secondo set e trascina la partita al terzo, ma cede alla maggiore continuità della giovane avversaria
Il ritorno di Serena Williams nel singolare di Wimbledon si conclude al primo turno, ma non senza avere restituito al pubblico del Centre Court alcuni frammenti della giocatrice che per oltre vent’anni ha dominato il tennis femminile.
A imporsi è l’australiana Maya Joint, vent’anni, che supera la campionessa statunitense con il punteggio di 6-3, 6-7(6), 6-3 al termine di una partita intensa, condizionata dalla differenza di età e di ritmo agonistico, ma rimasta aperta fino al set decisivo. Il risultato è stato confermato dall’ordine di gioco ufficiale di Wimbledon. (Wimbledon)
Per Joint si tratta di una delle vittorie più importanti della giovane carriera. Per Williams, tornata a giocare un incontro di singolare quasi quattro anni dopo l’ultima apparizione agli US Open del 2022, il risultato passa inevitabilmente in secondo piano rispetto al significato della presenza sul campo.
A 44 anni, dopo una lunga assenza, due maternità e una vita professionale ormai sviluppata anche lontano dal circuito, Serena ha accettato una wild card e si è presentata nuovamente nel luogo in cui ha conquistato sette titoli. L’accoglienza del Centre Court è stata accompagnata da una lunga ovazione, con la sorella Venus tra le persone presenti sugli spalti. (Reuters)
La partita ha mostrato quanto sia difficile rientrare direttamente in un torneo del Grande Slam senza una preparazione completa attraverso incontri ufficiali. Williams ha conservato la potenza del servizio e la capacità di accelerare improvvisamente lo scambio, ma ha dovuto confrontarsi con una giocatrice più giovane di ventiquattro anni, abituata al ritmo attuale del circuito e in grado di muoverla da una parte all’altra del campo.
Joint ha saputo superare anche la pressione di affrontare una delle più grandi tenniste della storia, in uno stadio quasi interamente schierato dalla parte dell’avversaria.
JOINT PRENDE SUBITO IL CONTROLLO
Il primo set ha mostrato una Maya Joint concentrata e poco intimorita dal contesto.
L’australiana ha cercato di allungare gli scambi, evitando di offrire a Williams palloni comodi da colpire da ferma. Ha servito con attenzione, ha risposto in profondità e ha costretto Serena a spostarsi frequentemente, una strategia inevitabile contro una giocatrice reduce da un’assenza così lunga.
Williams ha trovato alcuni punti con il servizio e con le accelerazioni di diritto, ma ha faticato a mantenere continuità. I doppi falli e alcuni errori nei momenti importanti hanno permesso a Joint di ottenere il break e chiudere la prima frazione per 6-3.
L’australiana non ha cercato soluzioni spettacolari. Ha impostato una partita ordinata, basata sulla profondità e sulla capacità di rimettere una palla in più, sapendo che il trascorrere del tempo avrebbe potuto favorirla.
Per Serena, il primo set è stato soprattutto un tentativo di ritrovare le distanze, il ritmo e la gestione degli scambi dopo anni trascorsi senza competizioni individuali.
L’ultima partita di singolare della statunitense risaliva al settembre 2022, quando era stata eliminata agli US Open dall’australiana Ajla Tomljanovic. La stessa Tomljanovic aveva parlato con Joint alla vigilia dell’incontro, incoraggiandola e ricordandole che anche una campionessa come Serena avrebbe potuto sentire la tensione del ritorno. (ABC News)
SERENA REAGISCE NEL SECONDO SET
L’inizio del secondo parziale sembrava confermare la superiorità atletica di Joint.
L’australiana ha ottenuto immediatamente il break e ha continuato a spostare Williams, cercando soprattutto il rovescio e costringendola a giocare palloni in corsa. Serena è apparsa in difficoltà negli scambi più lunghi, ma ha rifiutato di uscire rapidamente dalla partita.
La reazione è arrivata attraverso il servizio, l’aggressività sulla risposta e la capacità di utilizzare l’esperienza nei punti decisivi.
Williams ha progressivamente ridotto gli errori e ha cercato di accorciare gli scambi. Il pubblico ha accompagnato ogni suo punto con un entusiasmo crescente, trasformando la parte finale del secondo set in una partita emotivamente molto diversa rispetto all’inizio.
Joint ha avuto la possibilità di consolidare il vantaggio, ma ha iniziato a percepire il peso dell’occasione. Affrontare Serena Williams sul Centre Court significa anche giocare contro la memoria collettiva di un torneo che l’americana ha vinto sette volte.
Il set è arrivato al tie-break.
In quel momento Williams ha ritrovato la capacità di competere che ha caratterizzato tutta la sua carriera. Ha salvato situazioni difficili, ha aumentato la precisione della prima di servizio e ha chiuso il tie-break per 8-6, portando la partita al terzo set. (The Guardian)
Per alcuni minuti il tempo sembrava essersi fermato. Serena non appariva più soltanto come una campionessa tornata per salutare il pubblico, ma come una giocatrice ancora capace di contendere una partita ufficiale a un’avversaria più giovane e in piena attività.
JOINT NON PERDE LA LUCIDITÀ
Il set decisivo ha messo alla prova soprattutto la tenuta mentale di Maya Joint.
Dopo avere avuto il controllo della partita ed essere stata raggiunta, l’australiana avrebbe potuto subire completamente l’atmosfera del Centre Court. Ha invece ricominciato a costruire gli scambi con ordine, cercando di allontanare Williams dalla linea di fondo e impedendole di prendere immediatamente il comando.
Serena ha continuato a produrre punti di grande qualità, ma la fatica è diventata progressivamente più evidente. La velocità negli spostamenti è diminuita e gli scambi prolungati hanno favorito Joint.
La ventenne ha ritrovato il break e ha mantenuto il vantaggio fino alla conclusione. Sul 5-3 ha gestito il momento decisivo senza permettere che l’emozione modificasse le proprie scelte.
La vittoria è arrivata dopo quasi tre set nei quali Joint ha dovuto affrontare non soltanto un’avversaria, ma un’intera parte della storia di Wimbledon.
Il 6-3 conclusivo le ha consegnato il passaggio al secondo turno e il primo successo della carriera nel tabellone principale del singolare femminile a Wimbledon. Prima di questa edizione aveva disputato una sola partita nel torneo londinese, perdendola nel 2025. (Women’s Tennis Association)
UNA VITTORIA IMPORTANTE PER L’AUSTRALIA
Maya Joint è nata negli Stati Uniti, nel Michigan, come Serena Williams, ma rappresenta l’Australia, Paese d’origine del padre. Negli ultimi anni si è trasferita a Brisbane per lavorare con la struttura nazionale di Tennis Australia e ha scelto di legare la propria carriera sportiva al Paese paterno. (ABC News)
La sua crescita è stata particolarmente rapida.
Nel 2025 ha conquistato due titoli WTA in singolare ed è diventata la tennista australiana meglio classificata. Nel febbraio 2026 ha raggiunto il numero 28 del mondo, il miglior piazzamento della carriera, mentre alla vigilia di Wimbledon occupava la 53ª posizione. (Women’s Tennis Association)
L’avvicinamento al torneo londinese non era stato semplice. Joint arrivava da una fase di risultati negativi e da una serie di sconfitte che avevano rallentato la progressione mostrata nella stagione precedente.
Il sorteggio contro Serena poteva apparire favorevole dal punto di vista fisico, ma estremamente complicato sotto l’aspetto psicologico. La giovane australiana si trovava improvvisamente al centro dell’attenzione mondiale, contro una giocatrice che aveva indicato come uno dei propri idoli.
Alla vigilia aveva descritto l’incontro come un onore e un sogno difficilmente immaginabile quando era bambina. Aveva anche riconosciuto di avere desiderato, almeno in parte, la possibilità di essere sorteggiata contro Serena dopo l’annuncio della wild card. (ABC News)
Sul campo è riuscita a separare l’ammirazione dalla competizione. Non ha affrontato Williams come un monumento da rispettare, ma come un’avversaria da battere.
IL RITORNO DI UNA CAMPIONESSA
Serena Williams aveva evitato di utilizzare la parola ritiro quando, nel 2022, aveva annunciato di volersi “evolvere lontano dal tennis”.
Da allora si era dedicata alla famiglia, alle attività imprenditoriali e al proprio fondo di investimenti. La possibilità di un ritorno in singolare sembrava progressivamente più lontana, soprattutto considerando l’età e il tempo trascorso senza partite ufficiali.
La decisione di accettare la wild card di Wimbledon ha quindi sorpreso il mondo del tennis.
Williams aveva spiegato di non sapere se avrebbe avuto un’altra occasione per giocare sull’erba londinese e di avere scelto di non lasciare passare quella possibilità. Alla vigilia non aveva formulato obiettivi precisi, limitandosi a sostenere che ogni sogno, anche il più improbabile, merita di essere seguito. (Wimbledon)
La sua presenza aveva immediatamente trasformato un incontro di primo turno nell’evento principale della giornata.
Novak Djokovic aveva definito il rientro “epico” e “ispirante”, mentre John McEnroe aveva ricordato come Serena debba essere considerata una delle più grandi atlete della storia, senza distinzione tra sport maschile e femminile.
Sul campo, Williams ha dimostrato di non essere tornata soltanto per partecipare.
Ha accettato il confronto, ha perso il primo set, è andata sotto di un break nel secondo e ha trovato il modo di prolungare la partita. Il tie-break vinto rappresenta forse l’immagine più significativa della serata: non la Serena dominante dei momenti migliori, ma una giocatrice capace di affidarsi alla memoria agonistica e alla volontà anche quando il corpo non risponde più con la stessa immediatezza.
SETTE TITOLI SULL’ERBA DI LONDRA
Il rapporto tra Serena Williams e Wimbledon appartiene alla storia del tennis.
La statunitense debuttò nel torneo nel 1998. Ha conquistato il singolare nel 2002, 2003, 2009, 2010, 2012, 2015 e 2016, raggiungendo complessivamente undici finali.
Il suo ultimo successo risale al 2016, quando superò Angelique Kerber. Successivamente raggiunse altre due finali, nel 2018 e nel 2019, perdendo contro Kerber e Simona Halep.
In carriera ha vinto 23 titoli del Grande Slam in singolare, il numero più alto nell’era Open del tennis femminile. Sei di questi successi sono arrivati agli Australian Open, tre al Roland Garros, sette a Wimbledon e sei agli US Open.
A Londra ha costruito anche una parte fondamentale della propria carriera in doppio insieme alla sorella Venus.
Le due hanno vinto sei volte il torneo e torneranno a giocare insieme anche nell’edizione 2026. La sconfitta contro Joint non chiude quindi necessariamente la presenza di Serena all’All England Club, perché la campionessa è ancora iscritta al tabellone di doppio. (Reuters)
IL CONFRONTO TRA DUE GENERAZIONI
La partita ha assunto un significato particolare anche per la distanza generazionale tra le protagoniste.
Serena aveva già conquistato sette titoli del Grande Slam prima ancora che Maya Joint nascesse. Quando Williams disputò il primo Wimbledon nel 1998, la giovane australiana sarebbe venuta al mondo soltanto otto anni dopo. (Reuters)
Sul Centre Court si sono incontrate due epoche differenti.
Da una parte una campionessa che ha trasformato il tennis femminile attraverso potenza, atletismo, servizio e capacità di competere sotto pressione. Dall’altra una giocatrice cresciuta in un circuito che ha incorporato molti degli elementi introdotti proprio da Serena.
Joint appartiene a una generazione di tenniste per le quali l’aggressività da fondo, la preparazione atletica e la ricerca immediata del comando dello scambio sono diventate caratteristiche normali.
Williams ha contribuito a costruire quel modello. A Wimbledon si è trovata a confrontarsi con una delle giovani atlete che ne hanno ereditato, direttamente o indirettamente, l’influenza.
Il risultato ha seguito la logica del tempo e della preparazione. Joint aveva più continuità, maggiore rapidità negli spostamenti e un corpo allenato alle esigenze del circuito. Serena possedeva ancora una superiore capacità di produrre il singolo colpo e di leggere i momenti della partita.
Per questo l’incontro è rimasto equilibrato fino al terzo set.
IL FUTURO DI SERENA RESTA APERTO
Dopo la sconfitta, l’interrogativo principale riguarda le intenzioni future di Williams.
La statunitense non ha chiarito se quello di Wimbledon rappresenti un ritorno limitato a un solo torneo, l’inizio di una nuova fase oppure un ultimo passaggio prima della conclusione definitiva.
A 44 anni, affrontare regolarmente il circuito richiederebbe una programmazione fisica e agonistica estremamente complessa. La partita contro Joint ha mostrato che Serena può ancora competere per alcuni tratti ad alto livello, ma anche quanto sia difficile sostenere tre set contro un’avversaria molto più giovane.
La scelta dipenderà dalle motivazioni, dalle condizioni fisiche e dalla disponibilità ad affrontare una preparazione continuativa.
Per il momento resta il doppio con Venus, un appuntamento che porterà nuovamente il pubblico a seguire due delle figure più importanti nella storia del torneo.
La sconfitta non cancella il valore del ritorno. Serena ha rimesso piede sul Centre Court, ha vinto un set e ha costretto una giocatrice tra le prime sessanta del mondo a rimanere in campo fino al terzo.
Non è stato un risultato sufficiente per avanzare nel torneo, ma è stato molto più di una presenza simbolica.
JOINT ORA DEVE GUARDARE AVANTI
Per Maya Joint la vittoria potrebbe rappresentare un punto di ripartenza dopo una fase difficile.
Battere Serena Williams produce inevitabilmente attenzione mediatica, ma il valore sportivo del risultato dipenderà anche dalla capacità di confermarlo nei turni successivi.
L’australiana dovrà recuperare energie dopo una partita emotivamente impegnativa e tornare a concentrarsi sul proprio percorso. Il rischio, per una giovane atleta, è che il successo contro un grande nome assorba più energie della partita stessa.
Joint ha però dimostrato una qualità importante: dopo avere perso il secondo set e avere visto il Centre Court schierarsi ancora più nettamente dalla parte di Serena, non ha modificato la propria identità.
Ha continuato a costruire gli scambi, ha evitato di cercare soluzioni affrettate e ha atteso che la maggiore freschezza atletica producesse i suoi effetti.
La vittoria non nasce da un cedimento improvviso di Williams, ma dalla capacità dell’australiana di rimanere nella partita e riprendere il controllo dopo il tie-break.
È il risultato più prestigioso della sua carriera e, per il tennis australiano, una conferma del potenziale di una giocatrice che nel 2025 aveva già mostrato di poter vincere titoli nel circuito maggiore.
Sul Centre Court, tuttavia, il successo è stato condiviso emotivamente da entrambe.
Joint ha conquistato il secondo turno. Serena ha ritrovato per una sera il luogo nel quale ha costruito una parte decisiva della propria storia.
TABELLINO
Wimbledon, primo turno del singolare femminile
Maya Joint (Australia) b. Serena Williams (Stati Uniti) 6-3, 6-7(6), 6-3
