TikTok sotto esame in Australia: rimossi oltre 270mila video per violazioni delle regole

Il responsabile globale policy, trust and safety di TikTok, Zachary Hecht, è comparso davanti alla Royal Commission on Antisemitism and Social Cohesion. La piattaforma sostiene di aver rimosso automaticamente il 98% dei contenuti dannosi prima che venissero visti dagli utenti australiani, mentre l’inchiesta esamina il ruolo dei social nella diffusione dell’odio online.

TikTok davanti alla Commissione reale

TikTok finisce sotto i riflettori della Royal Commission on Antisemitism and Social Cohesion, l’inchiesta australiana che sta esaminando la diffusione dell’antisemitismo e dell’odio online.

A comparire davanti alla commissione è stato Zachary Hecht, responsabile globale per policy, trust and safety della piattaforma, arrivato dagli Stati Uniti per rispondere alle domande sull’efficacia dei sistemi di moderazione.

Secondo quanto riportato da ABC News, TikTok ha dichiarato che nel primo trimestre dell’anno il 98% dei contenuti dannosi caricati sulla piattaforma in Australia è stato rimosso automaticamente prima ancora di essere segnalato dagli utenti.

Oltre 270mila video rimossi

La commissione ha ascoltato dati rilevanti sulla scala del fenomeno.

Nel 2025, secondo quanto emerso durante l’audizione, su TikTok sarebbero stati pubblicati oltre 336 milioni di video in Australia. Di questi, più di 270mila sarebbero stati rimossi per violazione delle regole legate a sicurezza e civiltà della piattaforma.

Il numero è enorme, ma racconta anche la dimensione del problema: le piattaforme social gestiscono ogni giorno una quantità di contenuti talmente vasta da rendere quasi impossibile una moderazione esclusivamente umana.

Per questo TikTok sostiene di affidarsi a strumenti automatici che analizzano i contenuti al momento del caricamento e verificano la conformità alle linee guida della community.

Antisemitismo esplicitamente vietato

Hecht ha spiegato alla commissione che i contenuti antisemiti sono esplicitamente proibiti dalle regole di TikTok.

Le linee guida della piattaforma includono esempi specifici: negazione dell’Olocausto, teorie del complotto contro gli ebrei, affermazioni di supremazia e attribuzione di colpe collettive a un intero gruppo per le azioni di un singolo individuo.

Il tema è diventato particolarmente sensibile dopo il 7 ottobre 2023, quando l’attacco di Hamas contro Israele, con l’uccisione di circa 1.200 persone e la presa di ostaggi, ha innescato la guerra a Gaza e un forte aumento della tensione anche nello spazio digitale.

La commissione ha già ascoltato testimonianze sulla crescita dei contenuti antisemiti sulle piattaforme social dopo quella data.

Quando l’algoritmo vede e l’uomo sbaglia

Uno dei passaggi più significativi dell’audizione riguarda un caso specifico di moderazione fallita.

La commissione ha ascoltato che, in un episodio, un sistema automatico di TikTok aveva individuato un contenuto antisemita come contrario alle linee guida e lo aveva nascosto alla visibilità pubblica. Il creatore del contenuto ha però presentato appello e un moderatore umano ha deciso di permetterne la pubblicazione.

Il contenuto è stato poi segnalato nuovamente da soggetti esterni e sottoposto ad ulteriori revisioni. Solo dopo una nuova escalation è stato rimosso. Hecht ha ammesso che quel contenuto violava “assolutamente” le policy della piattaforma.

Il caso mostra un paradosso: la macchina aveva visto correttamente il problema, mentre l’intervento umano ha complicato la decisione.

TikTok meglio di altri, ma il problema resta

La commissione ha ascoltato anche dati comparativi forniti dall’Online Hate Prevention Institute.

Secondo l’analisi citata da ABC, TikTok avrebbe rimosso il 64% di un campione di oltre 400 video segnalati come offensivi. Meta avrebbe rimosso il 54% di 950 post Facebook segnalati, mentre X avrebbe eliminato il 24% di 1.700 contenuti indicati come problematici.

Il dato suggerisce che TikTok abbia una performance migliore rispetto ad altre piattaforme nella rimozione di contenuti dannosi segnalati dagli utenti. Ma non basta a chiudere la questione.

La domanda centrale resta: quanti contenuti restano online abbastanza a lungo da produrre danni reali?

L’odio online e la responsabilità delle piattaforme

La Royal Commission sta mettendo sotto pressione l’intero ecosistema digitale.

Nei giorni precedenti, l’eSafety Commissioner Julie Inman Grant aveva accusato alcune piattaforme di monetizzare contenuti estremi, violenti o di nicchia, e di opporsi alle richieste regolatorie invece di investire adeguatamente nella sicurezza degli utenti.

Altri interventi davanti alla commissione hanno evidenziato difficoltà ricorrenti: linguaggi in codice, meme antisemiti, negazione dell’Olocausto mascherata, contenuti che aggirano i filtri e piattaforme che applicano le proprie regole in modo incoerente.

Il problema non è soltanto tecnologico. È politico, culturale e sociale.

Il nodo della moderazione su larga scala

Hecht ha insistito su un punto: TikTok deve moderare contenuti su scala globale, per miliardi di elementi caricati dagli utenti.

È una sfida enorme. Ma proprio per questo, secondo i critici, le piattaforme devono assumersi una responsabilità proporzionata alla loro influenza.

Non basta dire che la moderazione è difficile. Se un social network distribuisce contenuti a milioni di persone, deve anche dimostrare di avere strumenti efficaci per impedire che odio, propaganda e disinformazione diventino virali.

La questione diventa ancora più delicata quando il contenuto riguarda minoranze, gruppi religiosi, vittime di violenza o comunità già esposte ad attacchi nella vita reale.

YouTube sarà il prossimo a comparire

Dopo TikTok, la commissione ascolterà anche YouTube, piattaforma di proprietà di Google.

L’attenzione si sposterà quindi su un altro gigante digitale, centrale nella diffusione di video, commenti, contenuti politici e materiali informativi o disinformativi.

Anche i broadcaster pubblici australiani saranno ascoltati nel corso della settimana, mentre ABC ha già presentato una propria submission all’inchiesta.

Una prova per la coesione sociale

L’audizione di TikTok conferma che la lotta all’antisemitismo online non può essere separata dal tema più ampio della coesione sociale.

I social non sono più semplici spazi di intrattenimento. Sono ambienti dove si formano opinioni, identità, conflitti e campagne d’odio. Ciò che accade online può alimentare paura, isolamento e aggressioni nella vita reale.

Per questo la commissione sta cercando di capire se le piattaforme stiano facendo abbastanza o se servano regole più forti, obblighi più chiari e una vera responsabilità digitale.

TikTok sostiene di rimuovere quasi tutto il contenuto dannoso prima che venga visto. Ma il lavoro della commissione mostra che il problema non è solo quanto viene rimosso. È anche cosa resta, per quanto tempo resta e quante persone riesce a raggiungere prima che qualcuno intervenga.


Meta title: TikTok sotto esame in Australia: rimossi oltre 270mila video

Meta description: TikTok ha dichiarato alla Royal Commission on Antisemitism and Social Cohesion di aver rimosso oltre 270mila video in Australia per violazioni delle regole, con il 98% dei contenuti dannosi bloccato prima della segnalazione degli utenti.

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