Dopo la vittoria per 30-12 dei Blues contro Queensland nel decider di Brisbane, il coach del New South Wales Laurie Daley ha attaccato duramente una parte dei media, definendo le critiche ricevute “non necessarie” e parlando di “hidden agendas”. Un successo che vale la serie e che cambia completamente il giudizio sulla sua gestione.
NSW vince a Suncorp e si prende la serie
Il New South Wales ha conquistato lo State of Origin 2026 con una vittoria pesantissima: 30-12 contro Queensland al Suncorp Stadium di Brisbane.
I Blues hanno ribaltato pronostici, critiche e pressione, chiudendo la serie 2-1 e firmando una delle vittorie più importanti degli ultimi anni in casa dei Maroons. Nathan Cleary è stato protagonista assoluto, premiato anche con la Wally Lewis Medal come miglior giocatore della serie.
Ma il dopo partita è stato dominato anche dalle parole di Laurie Daley, che ha scelto di togliersi più di un sassolino dalla scarpa.
Daley contro i media
Il coach dei Blues, duramente criticato dopo le prime due partite della serie, ha attaccato una parte della stampa sportiva australiana.
Secondo Daley, alcune critiche sarebbero state eccessive, ingiuste e mosse da motivazioni non dichiarate. Il tecnico ha parlato apertamente di “hidden agendas”, sostenendo che certe ricostruzioni abbiano tentato di destabilizzare il gruppo NSW prima della sfida decisiva.
Il riferimento sembra essere alle voci circolate prima di Origin II, quando alcuni articoli avevano messo in discussione la sua capacità di motivare i giocatori e di guidare lo spogliatoio.
“Dove sono adesso?”
Daley non ha fatto nomi, ma il messaggio è stato chiarissimo.
Ha criticato chi, a suo dire, avrebbe attaccato la squadra e lo staff senza nemmeno presentarsi agli allenamenti o alle conferenze stampa. Per il coach, alcuni giudizi sarebbero stati costruiti da lontano, senza reale conoscenza del lavoro quotidiano del gruppo.
La vittoria di Brisbane gli ha dato la risposta più forte: non una replica a parole, ma una prestazione dominante sul campo.
Una vittoria che cambia tutto
Fino a poche ore prima del decider, Daley era sotto pressione.
La sua gestione era stata messa in discussione, le scelte tattiche analizzate duramente e il gruppo NSW descritto come fragile. Dopo il 30-12 di Suncorp, la narrazione cambia completamente.
I Blues sono stati più veloci, più disciplinati e più efficaci di Queensland. Hanno segnato cinque mete, hanno controllato la partita nei momenti decisivi e hanno resistito anche a infortuni, HIA e rimescolamenti della linea arretrata.
Cleary guida, Daley si prende la rivincita
Sul campo il simbolo della vittoria è stato Nathan Cleary.
Il playmaker ha segnato due mete, ha calciato con precisione e ha guidato NSW con autorità, mettendo a tacere anche le critiche sulla sua capacità di dominare l’arena Origin.
Ma fuori dal campo, il protagonista è diventato Daley.
Quella di Brisbane è soltanto la sua seconda serie vinta nei due periodi alla guida del New South Wales. Proprio per questo ha un peso particolare: arriva nel momento di massima pressione, dopo settimane di dubbi e attacchi.
Il futuro resta aperto
Daley non ha ancora chiarito se resterà alla guida dei Blues.
Il suo contratto non va oltre quest’anno e il coach non ha voluto indicare se chiederà o meno un’estensione con la NSWRL. Dopo una vittoria del genere, però, la sua posizione appare inevitabilmente rafforzata.
Il punto è capire se questa notte di Brisbane rappresenti un nuovo inizio o il modo migliore per chiudere un ciclo.
Una lezione per NSW e per i critici
Lo State of Origin vive di pressione, orgoglio e narrazioni estreme.
Dopo una sconfitta, tutto viene messo in discussione. Dopo una vittoria, tutto viene riletto. Daley lo sa bene e per questo ha scelto di rispondere nel momento più forte: con lo scudo in mano e Queensland battuto in casa.
Le sue parole non cancelleranno il dibattito. Anzi, probabilmente lo alimenteranno.
Ma una cosa è certa: dopo il 30-12 di Suncorp, Laurie Daley non è più il coach sotto assedio.
È l’uomo che ha portato NSW a vincere la serie nel territorio più difficile.
E questa, nello State of Origin, è l’unica risposta che conta davvero.
