L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo accelera oltre la capacità di risposta sanitaria. Secondo Africa CDC, è la più rapida mai registrata. L’OMS segnala 1.759 casi confermati e 600 decessi dall’inizio dell’emergenza, dichiarata a metà maggio. Il virus Bundibugyo non ha ancora vaccino o trattamento approvato.
L’epidemia corre più della risposta
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è ormai fuori dalla fase iniziale di contenimento e continua a crescere a ritmo preoccupante.
Secondo Africa CDC, si tratta dell’epidemia di Ebola “a crescita più rapida” mai registrata, non solo tra quelle causate dal ceppo Bundibugyo, ma tra tutte le epidemie legate ai virus Ebola. Il responsabile per la preparazione e risposta alle emergenze dell’organizzazione, Wessam Mankoula, ha avvertito che “il virus è ancora avanti rispetto alla risposta”.
I nuovi dati indicano 1.759 casi confermati nella Repubblica Democratica del Congo e 600 morti dall’inizio dell’emergenza, dichiarata il 15 maggio 2026.
Un confronto drammatico con l’epidemia del 2013-16
Il paragone con la grande epidemia dell’Africa occidentale del 2013-16 rende la situazione ancora più allarmante.
Secondo Africa CDC, nelle prime sei settimane l’epidemia del 2013-16 aveva registrato 994 casi, mentre quella attuale ne ha avuti 1.596 nello stesso arco temporale.
La crescita dei casi è stimata in raddoppio ogni 28 giorni, un ritmo che rischia di travolgere strutture sanitarie già fragili e territori segnati da conflitti, sfollamenti e insicurezza.
Il ceppo Bundibugyo
L’epidemia attuale è causata dal virus Bundibugyo, una specie rara di Ebola.
Il punto più grave è che per questo virus non esiste al momento un vaccino approvato né una terapia specifica autorizzata. Il CDC statunitense ricorda che il trattamento consiste soprattutto in cure di supporto, e che i pazienti possono presentare febbre, forte debolezza, vomito, dolori addominali, sanguinamenti e altri sintomi gravi.
La letalità dell’epidemia nella RDC è indicata intorno al 34%, secondo i dati riportati dalle autorità sanitarie e dall’OMS.
Ituri epicentro dell’emergenza
Il focolaio è concentrato soprattutto nella provincia di Ituri, nel nord-est del Paese, ma ha già coinvolto anche altre aree.
Secondo gli aggiornamenti dell’OMS pubblicati nei giorni scorsi, i casi erano già stati segnalati in numerose health zones di Ituri, North Kivu e South Kivu.
Reuters ha inoltre riportato nuovi sospetti in province precedentemente non colpite, tra cui Tshopo, con casi sospetti a Kisangani, una delle città più importanti del Congo. Uno dei casi sarebbe collegato all’epicentro iniziale in Ituri, mentre un altro non avrebbe un legame geografico chiaro, aumentando i timori su catene di trasmissione non tracciate.
Oltre 10mila contatti sotto monitoraggio
La risposta sanitaria sta cercando di inseguire il virus.
Più di 10.000 contatti di persone infette sono sotto monitoraggio, con un tasso di follow-up intorno all’82%. Secondo l’OMS, per controllare efficacemente il focolaio sarebbe necessario arrivare almeno al 95%.
La capacità di laboratorio è stata potenziata: da circa 30 test al giorno a Kinshasa si è passati a più di 2.000 testgiornalieri in laboratori decentralizzati nelle province colpite.
Centri di cura quasi pieni
Il sistema sanitario è sotto forte pressione.
Secondo l’OMS, nella RDC sono disponibili circa 700 posti letto distribuiti in 22 centri di trattamento, con altri 300 posti in preparazione. I centri lavorano però già intorno al 90% della capacità.
Il rischio è che la crescita dell’epidemia renda insufficienti anche le strutture appena potenziate, soprattutto se i casi continueranno a raddoppiare ogni mese.
Cure sperimentali in prova
Il 2 luglio è iniziato nella Repubblica Democratica del Congo un trial clinico su due possibili trattamenti contro il virus Bundibugyo.
Lo studio valuta l’efficacia dell’anticorpo monoclonale MBP134 e dell’antivirale remdesivir, sia da soli sia in combinazione.
È un passaggio importante, ma non una soluzione immediata. I risultati richiederanno tempo, mentre il virus continua a diffondersi.
Insecurity, displacement and fragile health system
La gestione dell’epidemia è complicata da fattori non sanitari.
La rappresentante dell’OMS nella RDC, Anne Ancia, ha indicato movimenti di popolazione, insicurezza persistente e fragilità del sistema sanitario come ostacoli principali al controllo del focolaio.
In South Kivu, una delle province colpite, sono in corso scontri tra le forze armate congolesi e il gruppo M23 sostenuto dal Rwanda. Le violenze alimentano sfollamenti, indeboliscono la sorveglianza sanitaria e rendono più difficile tracciare contatti, isolare pazienti e garantire accesso sicuro agli operatori.
Operatori sanitari sotto pressione
Anche gli operatori della risposta Ebola stanno affrontando difficoltà.
Reuters ha riportato proteste di lavoratori impegnati nei centri di trattamento in Ituri per mancati pagamenti e condizioni economiche inadeguate rispetto ai rischi. Alcuni operatori hanno denunciato ritardi salariali, difficoltà logistiche e trattamento insufficiente.
È un elemento critico: senza personale pagato, protetto e motivato, la risposta rischia di indebolirsi proprio mentre l’epidemia accelera.
Servono 1,4 miliardi di dollari
Africa CDC stima che servano 1,4 miliardi di dollari per la risposta sanitaria e umanitaria complessiva.
Mankoula ha chiesto a partner e donatori di accelerare lo sblocco dei fondi, spiegando che servono risorse finanziarie e umane per aumentare rapidamente la capacità di intervento.
Il punto è semplice: ogni ritardo nel finanziamento si traduce in meno isolamento, meno tracciamento, meno protezione per gli operatori e più spazio per il virus.
Un’epidemia che può allargarsi
L’emergenza non riguarda soltanto la RDC.
Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto stretto con fluidi corporei infetti. In contesti di mobilità intensa, sfollamenti e confini porosi, il rischio di diffusione regionale non può essere sottovalutato.
Il CDC statunitense segnala che l’epidemia Bundibugyo è stata dichiarata il 15 maggio sia nella RDC sia in Uganda, anche se il fronte più grave resta quello congolese.
Il virus è ancora avanti
La frase più pesante resta quella di Africa CDC: il virus è ancora davanti alla risposta.
È il segnale di una crisi che non può essere trattata come un focolaio locale. L’Ebola Bundibugyo sta colpendo un’area fragile, attraversata da conflitti, con strutture sanitarie già sotto pressione e una popolazione spesso costretta a muoversi.
Il rischio è che l’epidemia diventi ancora più difficile da contenere se non arriveranno rapidamente fondi, personale, protezioni, posti letto, tracciamento e accesso sicuro alle comunità.
Una corsa contro il tempo
L’Africa centrale si trova davanti a una corsa contro il tempo.
I numeri sono già gravi: 1.759 casi, 600 morti, centinaia di pazienti in cura, migliaia di contatti da monitorare e nuove province sotto osservazione.
Ma il dato più inquietante non è solo il bilancio attuale. È la velocità.
Se l’epidemia continuerà a raddoppiare ogni 28 giorni, la risposta internazionale dovrà cambiare scala immediatamente.
Perché questa volta, avverte Africa CDC, Ebola non sta solo tornando.
Sta correndo.
