Non si tratta di nostalgia, ma di memoria. E tra le due cose c’è una differenza profonda.
La nostalgia guarda indietro con il desiderio di rivivere ciò che è stato. La memoria, invece, riconosce il valore di chi ci ha preceduto e ci ricorda che il presente che viviamo è il risultato del lavoro, dei sacrifici e della passione di tante persone che hanno creduto in qualcosa più grande di loro.
La comunità italiana d’Australia non è nata per caso. Non è apparsa improvvisamente grazie a chi oggi occupa una posizione, un incarico o un ruolo di rappresentanza.
È stata costruita mattone dopo mattone da uomini e donne che, spesso lontani dai riflettori, hanno dedicato tempo, energie e risorse per mantenere vive la nostra lingua, la nostra cultura, le nostre tradizioni e quel senso di appartenenza che ancora oggi ci unisce.
A queste persone dobbiamo almeno una cosa: un grazie. Un grazie sincero, senza calcoli e senza secondi fini.
Purtroppo, però, viviamo anche un tempo in cui qualcuno sembra avere dimenticato il valore della riconoscenza.
C’è chi, invece di tendere una mano, preferisce mettere paletti. Chi, invece di costruire ponti, alza barriere. Chi pensa che per affermare il proprio ruolo sia necessario ridurre il valore degli altri.
È una mentalità che non aiuta la crescita della nostra comunità.
Una comunità non appartiene a nessuno in particolare. Non è proprietà privata di chi ricopre una carica temporanea, né un palcoscenico per chi cerca visibilità o potere.
Le posizioni cambiano, i ruoli passano, ma il contributo dato alla comunità rimane nella storia.
Nessun titolo, nessuna nomina e nessun incarico possono essere una condizione sine qua non per meritare rispetto.
Il vero valore di una persona non si misura dalla poltrona che occupa, ma dal servizio che offre, dall’umiltà con cui opera e dalla capacità di riconoscere il lavoro degli altri.
Chi cerca il potere spesso dimentica una semplice verità: il potere senza servizio è vuoto.
La leadership autentica non consiste nel controllare gli altri e farne strumento di conquista, ma nel coinvolgere.
Non consiste nell’escludere, ma nel valorizzare.
Non consiste nel dire “prima di me non c’era nulla”, ma nel riconoscere “prima di me qualcuno ha costruito qualcosa”.
