Quattro membri dell’equipaggio e due uomini delle forze di soccorso sono morti nell’attacco alla nave mercantile al largo dello Yemen. L’azione è attribuita agli Houthi sostenuti dall’Iran, che al momento non l’hanno rivendicata
Si aggrava il bilancio dell’attacco contro la nave mercantile Tihamah, colpita nelle acque dello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo.
Secondo la Guardia costiera yemenita, le vittime sono salite a sei: quattro membri dell’equipaggio della nave e due appartenenti alle forze intervenute successivamente per le operazioni di soccorso ed evacuazione.
L’attacco viene attribuito ai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, anche se il gruppo non ha al momento rivendicato direttamente l’azione.
Primo attacco, quattro marinai uccisi
La Tihamah, nave di proprietà egiziana, era stata inizialmente colpita da un proiettile non identificato mentre si trovava nei pressi di Perim Island, al largo della costa yemenita.
Secondo la Guardia costiera, la prima salva ha provocato un incendio a bordo e danni importanti alla nave.
Nell’attacco sono morti tre cittadini pachistani e un indonesiano, mentre altri membri dell’equipaggio sarebbero rimasti feriti.
Le prime informazioni avevano parlato di tre vittime, ma il bilancio è stato successivamente aggiornato.
Secondo attacco durante l’evacuazione
La fase più grave della vicenda sarebbe avvenuta poco dopo.
Mentre le forze yemenite stavano tentando di evacuare la nave e mettere in salvo l’equipaggio, la Tihamah sarebbe stata colpita una seconda volta.
In questo nuovo attacco sono morti due uomini delle forze intervenute per il soccorso.
La circostanza, se confermata definitivamente, rappresenterebbe un ulteriore salto di qualità nella crisi del Mar Rosso, perché il secondo attacco avrebbe colpito l’imbarcazione proprio mentre erano in corso operazioni di evacuazione.
La Tihamah non era saudita
La nave, secondo le informazioni disponibili, non era né di proprietà né gestita da compagnie saudite.
Questo elemento assume rilievo perché gli Houthi hanno annunciato il 20 luglio un blocco navale contro l’Arabia Saudita, sostenendo di reagire a quello che definiscono un assedio contro lo Yemen.
Riyadh respinge questa ricostruzione.
La Tihamah aveva lasciato il porto yemenita di al-Mokha ed era inserita in una rotta commerciale che attraversa una delle aree più pericolose per la navigazione internazionale.
Bab el-Mandeb sempre più rischioso
Gli attacchi nel Mar Rosso hanno già avuto conseguenze pesanti sul traffico commerciale.
Dopo la precedente ondata di azioni Houthi del 2023-2025, i passaggi attraverso Bab el-Mandeb erano diminuiti di oltre il 50 per cento.
La situazione è peggiorata ulteriormente dopo l’annuncio del nuovo blocco navale.
Secondo i dati citati, la scorsa settimana transitavano mediamente 32 navi al giorno, contro circa 50 prima dell’ultima escalation.
La riduzione del traffico comporta rotte più lunghe, maggiori costi assicurativi e un aumento delle spese di trasporto, con possibili effetti sul commercio internazionale e sui prezzi energetici.
Tensione anche nel Golfo di Oman
Nelle stesse ore è stato segnalato un secondo grave incidente al largo del Pakistan.
La portacontainer Vela Nova, battente bandiera panamense, sarebbe stata colpita da un missile mentre navigava verso il Golfo di Oman.
Secondo fonti di sicurezza marittima, il mercantile sarebbe stato raggiunto a circa 71 miglia nautiche dalla costa pakistana.
Il Wall Street Journal ha attribuito l’attacco a un elicottero americano che avrebbe utilizzato un missile Hellfire contro il timone della nave, dopo un presunto tentativo di eludere il blocco statunitense nei confronti di imbarcazioni considerate legate all’Iran.
Non è però arrivata, al momento, una conferma ufficiale da parte dello US Central Command.
Il Mar Rosso torna al centro della guerra
La morte dei quattro marinai e dei due soccorritori riporta il Mar Rosso al centro della crisi regionale.
Se la responsabilità degli Houthi verrà confermata, si tratterebbe di uno degli episodi più gravi dall’inizio della nuova fase del conflitto.
Il rischio, ancora una volta, è che lo scontro militare si trasferisca sempre più sulle rotte commerciali, trasformando navi civili ed equipaggi in obiettivi di una guerra che sta progressivamente coinvolgendo aree sempre più vaste.
