Il portavoce liberale per la casa propone una drastica semplificazione del National Construction Code, lasciando obbligatori solo gli standard essenziali di sicurezza. Accessibility ed efficienza energetica diventerebbero in gran parte opzionali. Ma senza l’accordo di Stati e Territori la riforma non può decollare
Una casa più semplice da costruire, meno costosa e regolata da un codice ridotto all’essenziale. È la proposta lanciata dal portavoce dell’opposizione per l’housing, il senatore liberale Andrew Bragg, che vuole ridurre il National Construction Code australiano da oltre 2.000 pagine a circa 80.
Nel suo intervento al National Press Club, Bragg sostiene che l’attuale sistema obblighi di fatto a costruire abitazioni “gold-platedâ€, cioè troppo costose rispetto alle esigenze di chi cerca una casa accessibile.
La sua proposta prevede di mantenere obbligatori soltanto gli standard fondamentali relativi a sicurezza strutturale, antincendio e salute, trasformando molte altre prescrizioni in “optional extrasâ€.
Tra queste rientrerebbero anche parte degli attuali requisiti di accessibilità e di efficienza energetica.
«È diventato illegale costruire una casa economica»
Bragg parte da una tesi netta: il sistema normativo, nel tentativo di garantire standard sempre più elevati, avrebbe finito per rendere eccessivamente costosa la costruzione di nuove abitazioni.
Secondo le evidenze raccolte durante un’inchiesta del Senato sulla produttività , modifiche introdotte nel codice negli ultimi sette anni avrebbero aggiunto tra 3.600 e 33.000 dollari al costo di una nuova casa.
L’opposizione vuole quindi riportare il codice alla sua funzione originaria: stabilire i requisiti minimi essenziali, lasciando a costruttori e proprietari la possibilità di scegliere eventuali standard ulteriori.
Bragg assicura che le case non sarebbero “gold platedâ€, ma resterebbero sicure e strutturalmente affidabili.
Ma il codice non riguarda soltanto le case
Il dato delle oltre 2.000 pagine necessita però di una precisazione.
Il National Construction Code comprende diverse tipologie di edifici, non solo le abitazioni unifamiliari.
Secondo il chief executive dell’Australian Building Codes Board, Adrian Piani, la sezione riferita a una casa standard occupa circa 332 pagine.
Una parte della crescita del documento, inoltre, deriva dall’inserimento di spiegazioni, diagrammi e indicazioni pratiche destinate ad aiutare costruttori e progettisti a dimostrare la conformità alle norme.
Un’altra componente importante riguarda le differenze normative tra Stati e Territori: oltre 700 pagine sarebbero dedicate proprio alle variazioni locali.
Otto sistemi diversi
Ed è qui che emerge il maggiore ostacolo politico.
Il codice viene sviluppato a livello nazionale dall’Australian Building Codes Board, ma viene poi recepito e applicato dalle singole giurisdizioni.
In altre parole, Canberra non può semplicemente riscriverlo da sola.
Come ha osservato l’Inspector-General of Housing del Treasury, Ben Rimmer, in Australia esistono di fatto otto diversi sistemi regolatori edilizi, uno per ciascuno Stato e Territorio.
Un idraulico che attraversa il confine tra Wodonga e Albury può quindi trovarsi soggetto a regole differenti.
Per ridurre realmente il codice occorrerebbe un accordo politico ampio con tutti i governi locali.
Il rischio di tagliare troppo
Una semplificazione così drastica non sarebbe priva di rischi.
Bragg propone di conservare le norme essenziali sulla sicurezza antincendio, ma le sole disposizioni attuali dedicate al fuoco occupano già più di 80 pagine.
Il governo Labor sostiene inoltre che alcune delle regole introdotte negli ultimi anni hanno affrontato problemi concreti, come l’impermeabilizzazione dei balconi e i miliardi di dollari spesi per riparare difetti edilizi.
Il ministro Tim Ayres ha contestato l’idea che ogni regola rappresenti automaticamente burocrazia inutile, ricordando che standard più severi possono evitare costose riparazioni future.
Nel mirino anche accessibilità ed efficienza energetica
Tra le norme che Bragg considera eccessive figurano requisiti come rampe obbligatorie, docce a pavimento livellato e il rating energetico a sette stelle.
Sono misure introdotte per migliorare accessibilità e prestazioni energetiche degli edifici, ma che l’opposizione ritiene responsabili di un aumento dei costi.
Il confronto sarà quindi inevitabilmente politico: quanto deve costare una casa più sicura, accessibile ed efficiente e quanto, invece, questi standard finiscono per escludere dal mercato chi non può permettersela?
Un “pattern book†nazionale
La proposta liberale includerebbe anche un federal pattern book, cioè una raccolta di modelli edilizi pre-approvati che potrebbero velocizzare progettazione e autorizzazioni.
L’obiettivo sarebbe ridurre ulteriormente tempi e costi, semplificando la costruzione di abitazioni standard.
Il modello guarda in parte all’esperienza della Nuova Zelanda, dove il codice è più compatto.
Bragg lega anche immigrazione e case
Nel suo discorso, il senatore intende inoltre collegare direttamente il tema dell’edilizia a quello dell’immigrazione.
Secondo Bragg, il governo Albanese avrebbe consentito alla net overseas migration di crescere più rapidamente rispetto alla costruzione di nuove abitazioni, generando un deficit stimato in circa 130.000 case.
La Coalition propone quindi di collegare maggiormente il livello dell’immigrazione al numero di abitazioni effettivamente completate.
Tra le ipotesi indicate: maggiore peso ai migranti qualificati e riduzioni moderate di studenti internazionali, Working Holiday Makers e alcuni visti post-studio.
Housing, il nuovo grande terreno di scontro
Il governo Labor sta preparando una propria revisione della politica migratoria e ha già annunciato un congelamento temporaneo delle modifiche al codice edilizio, mentre lavora con il settore per semplificarne alcuni aspetti.
Il vero scontro, dunque, non riguarda soltanto quante pagine debba avere il National Construction Code.
Riguarda una domanda molto più concreta: perché costruire una casa in Australia costa così tanto e quali regole possono essere eliminate senza compromettere sicurezza, qualità e sostenibilità ?
Bragg ha scelto una risposta radicale: tagliare il codice quasi fino alle fondamenta.
Ora resta da vedere se Stati, Territori e industria edilizia saranno disposti a seguirlo.
