Trump sul 2028: «Mi piacerebbe correre, ma la legge è molto ferrea»

Donald Trump
Donald Trump

di Redazione

Il presidente americano torna sull’ipotesi di un terzo mandato, ma riconosce il limite imposto dalla legge. Intanto emergono nuovi dettagli sulle minacce iraniane che avrebbero costretto i servizi di sicurezza a cambiare il suo aereo dopo il vertice NATO in Turchia

Donald Trump non chiude del tutto la porta all’idea di correre nuovamente per la Casa Bianca nel 2028, ma riconosce che il limite dei due mandati rappresenta un ostacolo molto difficile da superare.

Parlando con i giornalisti al rientro da un evento in Ohio, il presidente americano ha raccontato che la domanda su una possibile nuova candidatura gli viene rivolta continuamente.

«Tutti me lo chiedono. Mi piacerebbe correre. Ma la legge è molto ferrea su questo», ha dichiarato Trump.

Il presidente ha riferito che anche durante l’evento in Ohio alcuni sostenitori avrebbero urlato “2028”, invitandolo implicitamente a presentarsi ancora.

«Tutti vorrebbero che lo facessi», ha aggiunto, ribadendo però che le norme sul limite dei due mandati sono molto severe.

Il nodo del terzo mandato

La questione di un’eventuale candidatura di Trump nel 2028 continua quindi a circolare nel dibattito politico americano.

Il presidente sembra mantenere volutamente aperto il tema sul piano politico e simbolico, ma nelle sue dichiarazioni riconosce esplicitamente l’esistenza di un limite legale molto stringente.

Per ora, dunque, non c’è alcun annuncio di candidatura, ma soltanto la conferma che Trump non nasconde il proprio interesse per un’eventuale prosecuzione della sua esperienza alla Casa Bianca.

Il cambio di aereo dopo il vertice NATO

Durante lo stesso incontro con i giornalisti, Trump ha parlato anche del piano di sicurezza che, secondo quanto emerso nelle ultime settimane, sarebbe stato predisposto per farlo lasciare segretamente la Turchia a bordo di un velivolo diverso dall’Air Force One dopo il vertice NATO.

Il presidente ha spiegato di essersi limitato a seguire le indicazioni dei Servizi Segreti e dell’apparato militare.

«Faccio semplicemente quello che vogliono che faccia», ha detto.

Secondo le indiscrezioni pubblicate dal Washington Post e riprese da altri media statunitensi, Trump sarebbe stato trasferito in modo riservato su un altro aereo militare, utilizzando anche un mezzo del servizio catering per evitare di attirare l’attenzione.

La decisione sarebbe stata presa a causa di una possibile minaccia iraniana.

«Ricevo molte minacce»

Trump ha dichiarato di non conoscere tutti i dettagli dell’operazione.

«Immagino ci fosse una minaccia. Non ho chiesto molto al riguardo. Ricevo molte minacce», ha spiegato.

Il presidente ha aggiunto che i capi di Stato più esposti ricevono costantemente informazioni di sicurezza e minacce che spesso non diventano pubbliche.

Trump ha anche sostenuto di non essere particolarmente preoccupato personalmente, ma di affidarsi alle valutazioni degli organismi incaricati della sua protezione.

L’ipotesi di un missile contro l’Air Force One

Secondo quanto riportato dal New York Times, citando due funzionari statunitensi, la minaccia iraniana sarebbe stata particolarmente specifica.

L’intelligence americana avrebbe raccolto informazioni sulla possibile presenza di un missile terra-aria destinato a colpire l’Air Force One.

Gli iraniani, secondo queste fonti, avrebbero inoltre conosciuto con precisione il luogo in cui Trump soggiornava ad Ankara, compreso il piano dell’edificio.

La minaccia sarebbe emersa l’8 luglio, nell’ultima giornata del vertice NATO in Turchia.

Sempre secondo le informazioni riportate dal quotidiano americano, nelle vicinanze del vertice sarebbe stata individuata una persona in possesso di un sistema missilistico portatile.

Rubio e Bessent sull’aereo originario

Tra le persone rimaste sul volo dal quale Trump sarebbe stato fatto scendere segretamente figuravano, secondo le stesse fonti, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il consigliere Stephen Miller e il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca Steven Cheung.

Trump ha sostenuto che proprio l’aereo più facilmente identificabile avrebbe potuto rappresentare l’obiettivo maggiormente esposto.

L’episodio offre uno spaccato del livello di sicurezza che circonda il presidente americano in una fase segnata da fortissime tensioni internazionali.

Tra l’ipotesi, per ora soltanto politica, di un nuovo mandato nel 2028 e le minacce alla sicurezza personale, Trump continua così a occupare il centro della scena americana.