a cura della Redazione
Il sisma di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia riporta alla memoria i devastanti terremoti che hanno investito il Venezuela appena poche settimane fa. Ma, secondo un’analisi dell’Associated Press, la risposta dei due Paesi alle emergenze è stata profondamente diversa.
Per la seconda volta in meno di due mesi, il Sud America si è trovato davanti a immagini drammaticamente simili: edifici crollati, famiglie alla ricerca dei propri cari, appelli sui social network e squadre di soccorso impegnate a scavare tra le macerie.
Eppure, tra il terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia e i due forti terremoti che hanno investito il Venezuela il 24 giugno, emerge un contrasto netto nella gestione dell’emergenza.
Colombia, la macchina dei soccorsi parte subito
Il presidente colombiano Abelardo de la Espriella, insediatosi meno di 72 ore prima del terremoto, ha annunciato l’istituzione di un centro di comando per coordinare i soccorsi circa un’ora dopo la scossa.
Nelle ore successive ha assunto direttamente la guida della risposta all’emergenza, coordinando autorità e organizzazioni di soccorso e visitando, nell’arco di 36 ore, alcune delle zone più colpite, tra cui Quibdo, Cali e Pereira.
Squadre specializzate hanno utilizzato escavatori, gru, cani da ricerca e droni dotati di telecamere termiche per individuare eventuali sopravvissuti sotto le macerie.
La Colombia ha inoltre dichiarato di disporre di personale sufficiente, accettando finora squadre straniere soltanto dagli Stati Uniti e chiedendo soprattutto forniture umanitarie.
Un bilancio ancora incerto
La situazione resta comunque estremamente grave.
Secondo i dati nazionali riportati dalla fonte, il bilancio provvisorio è di almeno 265 morti e 500 dispersi, ma le cifre locali sarebbero superiori. Un database indipendente indica oltre 4.100 persone ancora non rintracciate.
La conformazione accidentata del territorio, le infrastrutture limitate e le interruzioni delle comunicazioni stanno rallentando la raccolta delle informazioni dalle aree maggiormente colpite.
Venezuela, una risposta molto più lenta
Il paragone con il Venezuela evidenzia differenze significative.
Dopo i terremoti del 24 giugno, la presidente ad interim Delcy Rodríguez impiegò quasi quattro ore prima di rivolgersi alla nazione e rimase a Caracas per un giorno prima di recarsi nella devastata La Guaira.
Per settimane, numerosi cittadini venezuelani furono costretti a scavare tra le macerie anche senza mezzi pesanti, mentre soccorritori stranieri intervenivano per colmare le carenze della macchina statale.
Il primo bilancio ufficiale parlava di appena 32 morti e non comprendeva inizialmente le vittime dell’epicentro di La Guaira. Più di sei settimane dopo, secondo quanto riportato dalla fonte, il bilancio governativo era arrivato a 6.301 vittime, mentre un database gestito dall’opposizione indicava circa 29mila persone non ancora rintracciate.
Istituzioni sotto esame
Il terremoto colombiano rappresenta anche il primo grande test per il nuovo presidente de la Espriella.
Il passaggio di potere dal predecessore Gustavo Petro era stato segnato da forti tensioni politiche, al punto da compromettere parte del normale processo di transizione tra le due amministrazioni.
Nonostante questo, operatori umanitari citati dall’Associated Press sostengono che le istituzioni abbiano continuato a funzionare regolarmente.
Per alcuni esperti, proprio questa capacità istituzionale rappresenta una delle principali differenze rispetto al Venezuela.
Due terremoti, due risposte
Naturalmente, il confronto non può essere assoluto.
Gli esperti ricordano che i terremoti venezuelani colpirono aree densamente popolate in serata, mentre quello colombiano ha interessato soprattutto zone rurali durante il giorno. Inoltre, potrebbero essere necessarie settimane prima di conoscere l’effettiva dimensione della tragedia colombiana.
Ma le immagini dei mezzi pesanti, delle squadre di emergenza e delle autorità impegnate sul territorio colombiano hanno colpito profondamente anche molti venezuelani.
Il terremoto, ancora una volta, non misura soltanto la forza della terra. Misura anche la capacità di uno Stato di reagire quando, in pochi secondi, migliaia di cittadini si trovano improvvisamente a dipendere dalla rapidità e dall’efficienza delle proprie istituzioni.
