Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha illustrato i contenuti della telefonata avuta nella notte con il presidente statunitense Donald Trump. Sul tavolo AUKUS, minerali critici, nuove tecnologie, dazi, guerra in Iran e cooperazione strategica. Il premier ha chiesto una piena esenzione tariffaria per l’Australia, o almeno che non vengano imposti nuovi aumenti.
La telefonata tra Anthony Albanese e Donald Trump non è stata soltanto un colloquio di cortesia.
Il primo ministro australiano ha spiegato che la conversazione con il presidente degli Stati Uniti è stata “molto calorosa e produttiva” e ha toccato diversi dossier centrali per i rapporti tra Canberra e Washington: difesa, AUKUS, tecnologie militari, minerali critici, intelligenza artificiale, commercio e guerra in Iran.
Uno dei punti più importanti riguarda proprio AUKUS.
Albanese ha ribadito che il progetto resta “full steam ahead” e ha annunciato progressi sul cosiddetto Pillar 2, con un primo progetto congiunto dedicato allo sviluppo di payload avanzati e sistemi per veicoli subacquei senza equipaggio.
Ghost Bat, Ghost Shark e nuove tecnologie
Durante il colloquio, Albanese ha illustrato a Trump alcune delle tecnologie australiane più avanzate nel settore della difesa.
Tra queste, i sistemi senza equipaggio Ghost Bat e Ghost Shark.
Il confronto ha riguardato anche l’intelligenza artificiale e altre tecnologie considerate strategiche per la sicurezza e l’industria dei due Paesi.
Minerali critici, investimenti miliardari
Altro dossier centrale: i minerali critici.
Albanese ha spiegato che l’accordo tra Australia e Stati Uniti sta già producendo progetti per oltre 3,5 miliardi di dollari.
Tra quelli citati figura il progetto sul gallio, che secondo il premier potrebbe arrivare a soddisfare circa il 10 per cento della domanda globale di questo materiale strategico.
I due leader hanno inoltre accolto positivamente un investimento americano da 400 milioni di dollari USA nel progetto Sunrise Energy Metals vicino a Dubbo, importante per la produzione di leghe di alluminio resistenti alle alte temperature utilizzate in aerei da combattimento e veicoli spaziali.
Albanese chiede l’esenzione dai dazi
Il passaggio politicamente più delicato ha riguardato però i dazi statunitensi.
Albanese ha detto di aver chiesto direttamente a Trump di considerare una piena esenzione per l’Australia o, come minimo, di non aumentare ulteriormente la tariffa attualmente applicata.
Secondo il premier, l’Australia è soggetta a una tariffa del 12,5 per cento.
Nel confronto ha ricordato che tra i due Paesi esiste un accordo di libero scambio e ha sottolineato che, negli ultimi vent’anni, gli Stati Uniti hanno registrato un avanzo commerciale complessivo con l’Australia pari a 442 miliardi di dollari USA.
Albanese ha inoltre evidenziato la crescita degli investimenti australiani negli Stati Uniti, con 3,6 miliardi di dollari australiani investiti dal loro ultimo incontro in settori come difesa, terre rare, manifattura e minerali critici.
Trump valuterà la richiesta australiana
Il premier ha detto di aver presentato il caso australiano non in termini ideologici ma come questione concreta tra due alleati.
Ha ribadito la posizione del governo: i dazi rappresentano un costo economico sia per chi li subisce sia per chi li impone.
Trump, secondo Albanese, ha accettato di considerare la richiesta australiana.
I due leader avranno comunque nuove occasioni di confronto nel corso dell’anno, con possibili incontri a New York in occasione delle Nazioni Unite e al G20 in Florida a dicembre.
Sul tavolo anche la guerra in Iran
La telefonata ha affrontato anche il conflitto in Iran.
Alla domanda dei giornalisti su quanto avesse sollecitato Trump a porre fine alla guerra, Albanese ha spiegato di aver ricevuto un aggiornamento molto dettagliato dal presidente americano.
Parte della conversazione, ha precisato, resta classificata.
Il premier ha ribadito la posizione australiana: Canberra vuole vedere la fine del conflitto, ma ritiene allo stesso tempo che l’Iran non debba avere accesso ad armi nucleari.
Il contributo australiano nella regione
Albanese ha ricordato anche il contributo australiano alla sicurezza regionale, compreso l’impiego di velivoli E-7A e altre forme di assistenza agli Emirati Arabi Uniti.
Ha riconosciuto che la guerra sta avendo conseguenze anche sull’economia australiana e sull’economia globale.
Cina e Pacifico
Nel corso della conferenza stampa è emerso anche il tema della Cina.
Albanese ha detto di aver espresso a Trump la preoccupazione australiana per il recente test missilistico cinese nel Pacifico.
Secondo il premier, l’episodio ha generato preoccupazione in tutta la regione e sarà oggetto di ulteriore confronto tra Canberra e Washington.
Migranti: “niente raid in stile ICE”
Sul fronte interno, Albanese ha risposto anche a una domanda sul tema dei visti scaduti e dell’immigrazione.
Ha dichiarato che il governo continuerà a portare avanti la propria politica migratoria, sostenendo di aver ridotto i numeri del 45 per cento rispetto al picco, ma senza “demonizzare” le comunità multiculturali.
Il premier ha insistito sul fatto che l’Australia è una nazione multiculturale e ha escluso un approccio divisivo.
“Siamo una nazione multiculturale”
Albanese ha dedicato un passaggio particolarmente netto alla multiculturalità australiana.
Ha detto che il governo considera la diversità culturale non soltanto un vantaggio sociale, ma anche economico, grazie ai legami che la diaspora australiana mantiene con il resto del mondo.
Ha ribadito che il suo governo non intende adottare politiche che mettano a rischio l’armonia sociale e ha sostenuto che l’obiettivo deve essere un’Australia “più unita”.
Un rapporto che Canberra considera strategico
Il messaggio politico che emerge dalla telefonata è chiaro.
Canberra vuole rafforzare il rapporto con Washington, ma allo stesso tempo difendere con maggiore decisione i propri interessi economici.
AUKUS resta centrale.
La cooperazione tecnologica cresce.
I minerali critici diventano sempre più strategici.
Ma sui dazi l’Australia chiede un trattamento privilegiato.
E proprio su questo terreno si giocherà una parte importante della relazione Albanese-Trump nei prossimi mesi.
Per ora, il premier descrive il colloquio come ampio, costruttivo e positivo.
Resta da vedere se alle parole seguirà anche un risultato concreto sulla questione che più interessa imprese e commerci australiani: l’esenzione dai dazi americani.
