Cisgiordania, Washington attacca i coloni di Qusra: «Terroristi». Nel villaggio anche cinque italiani

Sale la tensione in Cisgiordania dopo gli assalti dei coloni israeliani nel villaggio palestinese di Qusra, vicino a Nablus. L’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee ha definito quanto accaduto un “orribile atto di terrorismo”. Nel villaggio sono presenti anche cinque cittadini italiani e la Farnesina sta seguendo la situazione.

La crisi nel villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, sta assumendo una dimensione internazionale.

Dopo giorni di tensioni e assalti contro abitazioni palestinesi, l’amministrazione statunitense ha espresso una condanna particolarmente dura. L’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, ha definito i coloni coinvolti negli episodi di violenza dei “terroristi”, chiedendo spiegazioni al governo israeliano.

A rendere il caso ancora più delicato è la presenza nel villaggio di cittadini stranieri.

Secondo quanto riportato, cinque italiani si trovano insieme ad alcune famiglie palestinesi rimaste coinvolte nell’assedio delle abitazioni. La Farnesina ha confermato di stare seguendo la situazione.

Case circondate e accessi bloccati

Le tensioni a Qusra sarebbero iniziate dopo che gruppi di coloni israeliani hanno installato tende e accampamenti vicino alle abitazioni palestinesi situate alla periferia del villaggio.

Per diversi giorni alcune famiglie hanno denunciato di non poter entrare o uscire liberamente dalle proprie case.

Sono stati inoltre segnalati blocchi delle strade di accesso e interruzioni delle forniture di acqua ed elettricità.

Tra le abitazioni coinvolte ce n’è almeno una appartenente a un cittadino palestinese-americano, elemento che ha contribuito a provocare il diretto intervento diplomatico di Washington.

Gli Stati Uniti alzano i toni

La posizione americana è particolarmente significativa perché Huckabee è considerato tradizionalmente molto vicino a Israele e al movimento degli insediamenti.

Proprio per questo le sue parole hanno avuto un forte peso politico.

Washington avrebbe chiesto al governo israeliano di intervenire con maggiore decisione e di condannare pubblicamente gli episodi.

La crisi di Qusra sta diventando così un nuovo elemento di tensione nei rapporti tra l’amministrazione statunitense e il governo di Benjamin Netanyahu.

L’esercito israeliano interviene

L’IDF, l’esercito israeliano, ha inviato sul posto il battaglione Golani con l’obiettivo di smantellare gli avamposti creati dai coloni e riportare l’ordine nell’area.

La zona è stata dichiarata area militare chiusa.

Le forze israeliane erano entrate anche in alcune abitazioni palestinesi nell’ambito delle operazioni di evacuazione degli avamposti, ma successivamente hanno lasciato la maggior parte delle case.

L’esercito ha inoltre fatto sapere che i soldati non sarebbero rimasti nelle abitazioni occupate dai residenti.

Una situazione paradossale

La vicenda mostra uno dei paradossi più delicati della Cisgiordania.

L’esercito israeliano si trova infatti costretto a intervenire per proteggere famiglie palestinesi dagli attacchi di civili israeliani.

Secondo fonti militari, la situazione sul terreno è estremamente complessa.

Video circolati nei giorni scorsi hanno mostrato anche momenti di tensione tra soldati e coloni.

In alcuni casi sarebbero stati aperti procedimenti disciplinari nei confronti di militari ripresi mentre pregavano insieme agli attivisti prima dello smantellamento di un avamposto.

La condanna arriva anche dagli insediamenti

Gli episodi di Qusra hanno provocato critiche persino all’interno del movimento degli insediamenti israeliani.

Israel Gantz, presidente del Consiglio Yesha, ha dichiarato che quanto accaduto nel villaggio non può essere considerato accettabile.

Secondo Gantz non esiste alcun diritto individuale di occupare o costruire nel cortile di un’abitazione privata.

La sua posizione non rappresenta però una critica generale agli insediamenti, che continua invece a sostenere attraverso procedure ufficiali e regolamentate.

Netanyahu sotto pressione

Il primo ministro Benjamin Netanyahu non ha finora assunto direttamente una posizione pubblica particolarmente netta sul caso.

Il ministro della Difesa Israel Katz ha condannato gli episodi, descrivendoli tuttavia come un fenomeno marginale.

Una definizione contestata dall’opposizione israeliana.

Il principale sfidante politico di Netanyahu, Gadi Eisenkot, ha accusato il governo di lasciare l’esercito da solo ad affrontare quella che ha definito una situazione di anarchia provocata da una minoranza estremista.

151 avamposti smantellati nel 2026

Secondo i dati dell’IDF riportati nel resoconto, dall’inizio del 2026 sono stati smantellati 151 avamposti israeliani illegali in Cisgiordania.

In molti casi, tuttavia, gli attivisti tornerebbero successivamente nelle stesse aree ricostruendo le strutture.

È uno degli elementi che mostrano quanto sia difficile per le autorità mantenere il controllo sul territorio e far rispettare le decisioni prese.

Gli italiani nel villaggio

Per l’Italia, l’attenzione principale riguarda naturalmente la sicurezza dei cinque connazionali presenti a Qusra.

La Farnesina sta monitorando gli sviluppi e mantiene sotto osservazione la situazione.

Non risultano al momento notizie di italiani feriti.

La presenza di cittadini stranieri nel villaggio aumenta però ulteriormente la pressione diplomatica su Israele affinché venga garantita la sicurezza delle famiglie e venga ripristinata la libertà di movimento.

Una nuova crisi in una regione già esplosiva

Quanto sta accadendo a Qusra arriva in un momento nel quale tutto il Medio Oriente è attraversato da fortissime tensioni.

La guerra con l’Iran, le operazioni israeliane a Gaza e in Libano, il blocco dello Stretto di Hormuz e le tensioni in Cisgiordania stanno creando una situazione estremamente instabile.

Qusra è soltanto un piccolo villaggio di circa 5.000 abitanti.

Ma ciò che sta accadendo lì sintetizza una delle questioni più difficili dell’intero conflitto israelo-palestinese: il controllo della terra, la sicurezza dei civili e il ruolo degli insediamenti israeliani nei territori occupati.

E questa volta la condanna è arrivata da una voce difficilmente accusabile di ostilità verso Israele.

Quando persino l’ambasciatore statunitense utilizza la parola “terrorismo”, significa che il caso di Qusra ha ormai superato i confini di una semplice disputa locale.