Australia, Michaelia Cash attacca il sistema dei visti: «È completamente impazzito»

La shadow attorney-general Michaelia Cash ha chiesto l’espulsione di un cittadino della Sierra Leone condannato per reati sessuali su minori, criticando duramente il sistema migratorio australiano dopo che nel caso è stata presa in considerazione la possibilità di un protection visa permanente.

La vicenda riguarda un uomo identificato con la sigla MFKF, arrivato in Australia nel 2011 con un visto per coniuge.

L’anno successivo l’uomo è stato incarcerato dopo aver abusato di un ragazzo e, successivamente, è stato condannato anche per altri due episodi di indecent assault.

Il suo visto è stato poi cancellato.

Il nodo del protection visa

Il caso è diventato politicamente esplosivo dopo che, davanti alla Federal Court, è stata discussa la possibilità che un protection visa possa ridurre il rischio di recidiva dell’uomo.

Secondo quanto riportato, uno psicologo avrebbe sostenuto che una maggiore stabilità personale e migratoria potrebbe diminuire il rischio di nuovi reati.

Per Michaelia Cash, però, si tratta di una prospettiva inaccettabile.

«Gli australiani guarderanno questa storia e penseranno che il nostro sistema di immigrazione sia completamente impazzito», ha dichiarato.

Cash ha sottolineato che l’uomo ha già avuto il proprio visto cancellato e, a suo giudizio, non dovrebbe avere diritto a rimanere nel Paese.

«Tony Burke deve fare tutto il possibile»

La senatrice liberale ha quindi rivolto un messaggio diretto al ministro dell’Interno Tony Burke, chiedendogli di utilizzare ogni strumento disponibile per rimuovere il condannato dall’Australia.

Secondo Cash, la priorità del governo deve essere la protezione dei bambini e della comunità, non la concessione di una residenza permanente a una persona con precedenti per reati sessuali su minori.

La Coalition ha anche fatto sapere di essere pronta a sostenere in Parlamento eventuali nuove leggi qualora il governo ritenesse necessari ulteriori poteri.

Il problema del rimpatrio

La questione, tuttavia, è complicata dal fatto che l’uomo sostiene di non poter tornare in Sierra Leone perché omosessuale e perché nel Paese esistono leggi che criminalizzano i rapporti tra persone dello stesso sesso.

Questo elemento rende il caso più complesso sul piano della protezione internazionale e degli obblighi legali australiani.

La disputa politica ruota quindi attorno a due principi: da una parte la sicurezza della comunità e la gravità dei reati commessi, dall’altra i limiti legali alla possibilità di rimpatriare una persona verso un Paese nel quale potrebbe essere esposta a persecuzioni.

Nuovo scontro sull’immigrazione

Cash ha trasformato il caso in un attacco più ampio alla gestione dell’immigrazione da parte del governo Labor.

La senatrice ha ribadito che, secondo la Coalition, le politiche migratorie dovrebbero mettere al primo posto gli australiani e la sicurezza della comunità.

Il caso di MFKF rischia così di diventare un nuovo terreno di scontro tra governo e opposizione su visti, protezione internazionale e poteri di espulsione.

Per ora, il punto centrale resta uno: la possibilità di concedere una protezione permanente a un uomo già condannato per reati sessuali su minori ha acceso una forte polemica politica e riaperto il dibattito sui limiti del sistema migratorio australiano.