di Enrico Quiri
Giovanni Rachites nacque a Enna (l’antica Henna, nel cuore della Sicilia) intorno all’822 o 823 da una famiglia cristiana nobile e facoltosa. La Sicilia del IX secolo era una terra di frontiera, aspramente contesa tra l’Impero bizantino e le armate degli Aghlabidi del Nord Africa.
Intorno all’839, durante una delle frequenti e devastanti incursioni saracene che preludessero alla caduta definitiva della città nell’859, il giovane Giovanni fu catturato. Strappato alla sua terra e agli affetti familiari, fu condotto nell’Ifriqiya (l’attuale Tunisia) e venduto come schiavo.
La sua Vita, redatta da un anonimo monaco italo-greco, racconta gli anni della prigionia non come un tempo di resa, ma come un periodo di profonda maturazione interiore. Secondo la tradizione agiografica, la sua liberazione avvenne in circostanze straordinarie: un vecchio misterioso, che la devozione popolare ha talvolta identificato con un angelo o con san Pietro, avrebbe pagato il suo riscatto o ne avrebbe facilitato la fuga, permettendogli di spezzare le catene della schiavitù.
Ritrovata la libertà, Giovanni non fece immediato ritorno in Sicilia, ormai sconvolta dalla guerra. Iniziò invece un lungo e faticoso pellegrinaggio penitenziale che lo portò a toccare i principali centri della cristianità. Si recò dapprima a Roma, per pregare sulle tombe degli Apostoli, e successivamente si imbarcò verso l’Oriente bizantino. Il suo itinerario toccò Costantinopoli e, infine, la Terra Santa.
Fu a Gerusalemme, presso la basilica dell’Anastasi, che Giovanni decise di abbracciare la vita monastica. Ricevette l’abito dalle mani del Patriarca e assunse il nome di Elia, in onore del grande profeta dell’Antico Testamento, simbolo di ascesi e di fuoco spirituale.
Questo passaggio segnò la trasformazione definitiva del giovane schiavo siciliano in un monaco itinerante, pronto a mettere la propria esperienza al servizio della Chiesa.
Dopo anni di ascesi in Palestina e in vari eremi orientali, Elia fece ritorno nell’Italia meridionale, stabilendosi in Calabria. Qui si inserì nel vivace tessuto del monachesimo italo-greco, scegliendo come dimora la regione del Mercurion (un’area compresa tra la valle del Petrace e l’Aspromonte, vicino all’attuale Seminara).
In questa zona, che divenne uno dei cuori pulsanti della spiritualità basiliana in Occidente, Elia fondò diversi cenobi e divenne una guida spirituale di primissimo piano. La sua fama di taumaturgo e di consigliere saggio attirò al suo seguito numerosi discepoli.
Elia strinse inoltre una profonda amicizia spirituale con un altro gigante dell’ascetismo calabrese, sant’Elia lo Speleota (il “Cavernicolo”), con il quale condivise il desiderio di una vita evangelica radicale, pur mantenendo un forte legame con le realtà ecclesiali e civili del tempo.
Nonostante la stabile residenza in Calabria, lo spirito pellegrino di Elia non si spense mai del tutto. La sua Vita narra di ulteriori viaggi che lo portarono a incontrare patriarchi, strateghi bizantini e persino la corte imperiale, dimostrando una notevole influenza politica e religiosa.
Dotato secondo la tradizione del dono della profezia, avrebbe previsto l’esito di alcune battaglie contro i Saraceni, mettendo in guardia le popolazioni locali.
Sentendo avvicinarsi la fine dei suoi giorni, Elia intraprese un ultimo viaggio verso la Grecia. Giunto a Salonicco, città all’epoca fervente centro di spiritualità bizantina, si spense serenamente il 17 agosto dell’anno 903.
La sua morte segnò la fine di un’epoca eroica per il monachesimo siculo-calabro, ma la sua eredità spirituale continuò a germogliare per secoli nelle comunità monastiche del Sud Italia.
Il culto di Sant’Elia di Enna si diffuse rapidamente sia in Calabria che in Sicilia, valicando i confini del Mediterraneo e radicandosi nella tradizione della Chiesa Ortodossa, che lo venera con il titolo di “Venerabile Elia il Giovane di Calabria”.
Inizialmente sepolto a Salonicco, le sue reliquie subirono nei secoli diverse traslazioni per sottrarle alle profanazioni. Oggi frammenti insigni sono custoditi e venerati nella Chiesa del Carmine a Enna, sua città natale, dove nel 2023, in occasione del 1200° anniversario della nascita, è stato promosso un rinnovato Giubileo Eliano con il ritorno simbolico e materiale di alcune reliquie.
Altre reliquie sono conservate nel Monastero Ortodosso dei Santi Elia e Filarete a Seminara.
