Respinta la proposta di introdurre vincoli costituzionali più rigidi su alleanze militari e sanzioni. La Confederazione resta neutrale, mentre Pro Svizzera annuncia che il confronto politico continuerà.
A cura della redazione online
Gli elettori svizzeri hanno respinto nettamente l’iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera». Il No ha raccolto il 70,15% dei voti, bloccando la proposta di inserire nella Costituzione federale una definizione più rigida della neutralità e nuovi limiti alla politica estera della Confederazione.
Nessun cantone ha approvato il testo. Il risultato riguarda il modello proposto dai promotori: non rappresenta l’abbandono della neutralità svizzera.
Sostenuta dall’associazione Pro Svizzera e da esponenti dell’Unione democratica di centro, l’iniziativa chiedeva di sancire esplicitamente una neutralità permanente e armata. La Svizzera non avrebbe potuto aderire ad alleanze militari o di difesa, con una possibilità di collaborazione prevista in caso di aggressione militare diretta.
Il testo escludeva inoltre la partecipazione a conflitti tra Stati terzi e avrebbe limitato l’adozione di misure coercitive non militari contro Paesi belligeranti. Erano previste eccezioni per gli obblighi verso le Nazioni Unite e per le misure necessarie a impedire l’elusione delle sanzioni adottate da altri Stati.
Un altro punto riguardava la diplomazia: la Confederazione avrebbe dovuto utilizzare la propria neutralità per prevenire e risolvere i conflitti, offrendo i propri buoni uffici come mediatrice.
Al centro della campagna c’erano due interpretazioni diverse dello stesso principio. Per i promotori, la neutralità rischia di essere progressivamente indebolita dalle scelte del governo, dalle sanzioni contro la Russia e dal rafforzamento della cooperazione con l’Unione europea e la Nato.
Secondo questa impostazione, una norma costituzionale più dettagliata avrebbe protetto l’indipendenza del Paese e la credibilità della sua diplomazia.
Il Consiglio federale e gli altri oppositori sostenevano invece che la modifica fosse superflua e avrebbe ristretto eccessivamente il margine d’azione della politica estera. La capacità di adattarsi alle crisi internazionali, secondo i contrari, resta essenziale per tutelare gli interessi e la sicurezza della Svizzera.
Dopo il voto, il comitato promotore ha espresso rammarico e accusato gli avversari di avere rinunciato a una protezione contro le pressioni interne ed esterne. Ha inoltre sostenuto che la bocciatura aumenterebbe il rischio di coinvolgimento in una guerra: una valutazione politica dei promotori, non una conseguenza dimostrata del risultato.
Nel comunicato, Pro Svizzera ha richiamato l’impegno del consigliere federale Ignazio Cassis, secondo cui la Confederazione resta neutrale, annunciando che vigilerà sulle decisioni del governo.
Il responso delle urne lascia quindi invariato il quadro costituzionale oggetto della proposta. Resta aperto il confronto su come applicare la neutralità davanti alle guerre, alle sanzioni e alle nuove esigenze di sicurezza europea, ma gli elettori hanno respinto la soluzione indicata dall’iniziativa.
