Australia, il debito federale supera per la prima volta i mille miliardi di dollari

Il debito lordo del governo federale australiano ha superato per la prima volta nella storia la soglia di un trilione di dollari australiani, cioè mille miliardi. Un traguardo soprattutto simbolico, ma che riaccende il dibattito sulla sostenibilità dei conti pubblici, mentre tassi d’interesse elevati rendono sempre più costoso finanziare il debito.

L’Australia entra in un territorio nuovo per le proprie finanze pubbliche.

Il debito lordo del governo federale ha superato la soglia di 1.000 miliardi di dollari australiani, un livello mai raggiunto prima.

Il dato non significa che il Paese sia improvvisamente vicino a una crisi fiscale. L’Australia continua infatti a presentare una posizione di bilancio relativamente più solida rispetto a molte altre economie avanzate.

Ma il superamento della soglia del trilione ha un forte valore politico ed economico.

Perché il problema non è soltanto quanto debito viene accumulato.

È soprattutto quanto costa mantenerlo.

Con tassi elevati aumenta il conto degli interessi

Quando i tassi d’interesse salgono, anche il governo deve offrire rendimenti maggiori agli investitori che acquistano titoli pubblici.

Questo significa che una quota crescente del bilancio federale deve essere destinata al pagamento degli interessi.

Ed è proprio qui che il debito diventa una questione concreta per i cittadini.

Ogni miliardo speso per finanziare gli interessi è denaro che non può essere utilizzato contemporaneamente per altri interventi.

Sanità, scuole, infrastrutture, difesa, welfare, agevolazioni fiscali e investimenti pubblici competono tutti per le stesse risorse.

Più cresce il costo del servizio del debito, minore diventa quindi lo spazio di manovra del governo.

Un debito cresciuto negli anni delle grandi emergenze

L’aumento del debito pubblico australiano non nasce da un singolo bilancio.

Negli ultimi anni Canberra ha dovuto affrontare spese straordinarie legate alla pandemia, sostegni all’economia, investimenti infrastrutturali, difesa e programmi sociali.

A ciò si sono aggiunti periodi di crescita più debole delle entrate e un contesto economico nel quale il costo del denaro è tornato molto più alto rispetto agli anni precedenti.

Il risultato è che il governo federale oggi deve finanziare un volume di debito molto maggiore in un mercato che chiede rendimenti sempre più elevati.

Australia ancora meglio di altri Paesi, ma il margine si restringe

In termini internazionali, l’Australia mantiene ancora una situazione fiscale più favorevole rispetto a numerosi Paesi avanzati fortemente indebitati.

Questo offre a Canberra un margine di sicurezza importante.

Ma non significa che il debito possa crescere indefinitamente senza conseguenze.

Se la spesa continua ad aumentare più rapidamente delle entrate e gli interessi restano elevati, prima o poi il governo deve intervenire.

Le possibilità sono sostanzialmente tre: aumentare le entrate, ridurre la spesa oppure affidarsi a una crescita economica abbastanza forte da rendere il peso del debito più sostenibile.

Ed è proprio su questo equilibrio che si giocherà buona parte della politica economica dei prossimi anni.

Nuove tasse o tagli?

La domanda inevitabile è quindi semplice: quanto può ancora crescere il debito prima che diventino necessarie scelte più difficili?

Un aumento delle tasse sarebbe politicamente complesso.

Tagliare la spesa significherebbe invece decidere quali programmi ridurre o rinviare, con conseguenze immediate sui cittadini.

Esiste poi la possibilità di una combinazione delle due strade, accompagnata da riforme destinate a migliorare produttività e crescita economica.

Ma più il debito aumenta, meno spazio rimane per rinviare queste decisioni.

Il trilione è soprattutto un campanello d’allarme

La soglia dei mille miliardi non rappresenta quindi automaticamente un’emergenza.

Ma è un segnale.

L’Australia ha ancora capacità finanziaria, un’economia sviluppata e un sistema istituzionale solido.

Tuttavia, con un debito più grande e tassi più alti, anche il costo delle scelte politiche aumenta.

Il problema non è soltanto aver superato il trilione di dollari. È capire quanto costerà finanziarlo e chi, nei prossimi anni, dovrà pagare quel conto.