La partita decisiva del nuovo caso Garlasco si avvicina. La difesa di Alberto Stasi lavora ormai concretamente alla revisione della condanna definitiva e attende che alcuni elementi vengano confrontati con ciò che sta emergendo dall’inchiesta di Pavia su Andrea Sempio. Ma ridurre tutto a due procedimenti separati rischia di essere fuorviante: sul piano processuale le strade sono diverse, sul piano delle prove riguardano lo stesso omicidio. Ci sono elementi nuovi, tracce ancora al vaglio e accertamenti genetici che potrebbero modificare la lettura complessiva del caso. È per questo che continuiamo a sostenere, con la prudenza mantenuta fin dall’inizio, che il finale non è ancora scritto.
L’ora X del caso Garlasco si sta avvicinando.
E questa volta non riguarda soltanto Alberto Stasi.
Da mesi seguiamo la nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi evitando di trasformare ogni indiscrezione in una svolta e ogni consulenza in una prova definitiva. Oggi, però, il quadro comincia a diventare più leggibile.
La difesa di Stasi sta lavorando alla revisione. La Procura di Pavia continua gli approfondimenti su Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta. Parallelamente vengono analizzate tracce, consulenze genetiche, impronte e altri elementi sui quali permane il massimo riserbo.
Non tutto è ancora conoscibile.
Ed è proprio questo il punto.
La revisione di Stasi non è più soltanto un’ipotesi
Il genetista Ugo Ricci, consulente della difesa Stasi insieme a Pasquale Linarello, ha confermato che il lavoro è proseguito per tutta l’estate.
«Stiamo studiando su diversi fronti in ambito genetico», ha spiegato.
Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis stanno quindi preparando il terreno per quella che, salvo cambiamenti strategici, appare ormai come la prossima grande partita giudiziaria di Alberto Stasi: la richiesta di revisione della condanna a 16 anni.
Il punto non sembra più essere se la difesa stia lavorando alla revisione.
Il punto è quando verrà presentata e con quali elementi.
E tutto lascia pensare che prima si voglia conoscere fino in fondo ciò che la Procura di Pavia metterà sul tavolo.
Mancano gli ultimi confronti
La scelta ha una logica precisa.
Presentare oggi un’istanza mentre sono ancora in corso accertamenti su DNA, impronte e altri elementi significherebbe muoversi senza conoscere integralmente il nuovo fascicolo.
Aspettare permette invece alla difesa di confrontare le proprie consulenze con le risultanze investigative della Procura.
Ed è probabilmente qui che si giocherà una parte determinante della strategia.
Perché la revisione non deve necessariamente passare attraverso l’attribuzione dell’omicidio a un’altra persona.
La difesa di Stasi può puntare anche su elementi nuovi capaci di incidere autonomamente sulla ricostruzione che portò alla condanna.
L’orario della morte torna centrale
Tra i fronti indicati c’è la rivalutazione dei residui alimentari nello stomaco di Chiara Poggi.
L’obiettivo sarebbe approfondire la finestra temporale dell’omicidio e verificare se una diversa collocazione dell’ora della morte possa avere conseguenze sulla posizione di Stasi, che in una parte di quella fascia temporale risultava impegnato al computer nella scrittura della propria tesi.
È un tema sul quale si è recentemente concentrato anche il medico legale Cristina Cattaneo.
Non significa che l’orario della morte sia già stato definitivamente modificato.
Significa che quel dato viene nuovamente studiato e potrebbe entrare tra gli elementi utilizzati dalla difesa.
Il sangue sui pedali della bicicletta
Un altro argomento riguarda le tracce ematiche sui pedali della bicicletta.
La difesa starebbe approfondendo la loro non riconducibilità ad Alberto Stasi.
Anche questo elemento, isolatamente, non sarebbe sufficiente a cancellare una condanna definitiva.
Ma la revisione non viene necessariamente costruita su una sola prova.
Può nascere dalla combinazione di elementi che, riletti alla luce di nuove acquisizioni, producono un quadro differente rispetto a quello valutato nel processo originario.
È questo che rende importante ciò che sta accadendo oggi.
Le due vicende non sono impermeabili
Formalmente è necessario mantenere una distinzione.
Alberto Stasi è stato condannato definitivamente. Andrea Sempio è indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Sono posizioni processuali completamente diverse.
Ma sostenere che le due vicende non possano avere alcun rapporto sul piano probatorio sarebbe altrettanto sbagliato.
Il delitto è lo stesso.
La scena del crimine è la stessa.
Le tracce appartengono allo stesso luogo e alla stessa mattina.
Se un nuovo accertamento dovesse attribuire, escludere o reinterpretare una traccia rilevante, quell’elemento potrebbe necessariamente essere confrontato anche con la ricostruzione utilizzata per condannare Stasi.
Ed è qui che il DNA assume un peso potenzialmente enorme.
Il DNA può cambiare tutto. O non cambiare nulla
Il genetista Carlo Previderè sta lavorando sul materiale genetico collegato ai margini ungueali di Chiara Poggi.
Questo è uno degli accertamenti più delicati dell’intera nuova inchiesta.
Non sappiamo quale sarà l’esito.
Non sappiamo quale valore gli attribuirà la Procura.
Non sappiamo se consentirà conclusioni nette.
Ma un risultato genetico nuovo, scientificamente robusto e giudiziariamente utilizzabile potrebbe cambiare profondamente il modo in cui vengono lette altre prove.
Potrebbe rafforzare l’ipotesi investigativa su Sempio.
Potrebbe indebolirla.
Potrebbe incidere indirettamente sulla posizione di Stasi.
Potrebbe anche non modificare nulla.
Sono tutte possibilità che devono restare aperte fino alla conclusione degli accertamenti.
Ma è precisamente per questo che oggi non è possibile considerare le due vicende come mondi completamente separati.
L’impronta e gli altri accertamenti
Cristina Cattaneo sta inoltre approfondendo la misura del piede di Sempio e la compatibilità con la traccia lasciata da una scarpa a pallini nella villetta.
È poi in corso la consulenza dello psichiatra Roberto Catanesi sulla capacità di intendere e di volere e sulla pericolosità sociale dell’indagato.
Sempio, su indicazione dei propri legali, ha scelto di non sottoporsi alle visite richieste dal consulente.
Anche la sua difesa sta lavorando su più fronti.
L’avvocata Angela Taccia, che lo assiste insieme a Liborio Cataliotti, ha spiegato che verranno depositate soltanto le consulenze strettamente collegate alle questioni poste dalla Procura.
Si prepara quindi un confronto tecnico che sarà molto più importante delle anticipazioni mediatiche di queste settimane.
E ci sono elementi nuovi ancora sotto esame
Questo è forse il passaggio sul quale occorre prestare maggiore attenzione.
Ci sono elementi nuovi. Ci sono tracce ancora al vaglio. Ci sono approfondimenti sui quali non è possibile, oggi, entrare nel merito.
Il massimo riserbo che circonda una parte del lavoro investigativo e difensivo non autorizza nessuno a inventarne il contenuto.
Ma nemmeno consente di considerare il fascicolo ormai chiuso.
Nei giorni scorsi è emersa inoltre l’esistenza di nuove consulenze tecniche della difesa Stasi e di un’attività investigativa difensiva descritta come lunga e circostanziata.
Finché quelle carte non saranno conoscibili, sarebbe scorretto dire cosa dimostrano.
È però legittimo osservare che il lavoro continua e che alcuni elementi potrebbero diventare importanti soltanto quando verranno confrontati tra loro.
Il 28 settembre non è necessariamente il giorno della verità
Il 28 settembre resta una data centrale.
È il termine indicato per l’attuale fase dell’inchiesta su Andrea Sempio.
Ma la Procura può chiedere una nuova proroga fino a sei mesi oppure procedere verso la chiusura delle indagini.
Nel secondo caso potrebbe arrivare il 415-bis e la difesa di Sempio avrebbe ulteriori venti giorni per depositare memorie, consulenze e documenti oppure chiedere che l’indagato venga interrogato.
Per questo il 28 settembre potrebbe non coincidere con la svolta.
Potrebbe, invece, indicare quanto siamo vicini alla fase in cui tutte le carte inizieranno realmente a diventare visibili.
È allora che potrebbe muoversi Stasi
È probabile che proprio questo stiano aspettando gli avvocati di Alberto Stasi.
Prima conoscere l’esito degli approfondimenti della Procura.
Poi confrontarli con il lavoro svolto durante questi mesi.
Infine decidere come costruire l’istanza da sottoporre alla magistratura competente.
La Procura Generale di Milano, con Francesca Nanni e Lucilla Tontodonati, sta intanto esaminando l’iniziativa presentata dal procuratore Fabio Napoleone sul tema della revisione, per valutare l’eventuale trasmissione a Brescia.
Anche qui il nuovo fascicolo di Pavia potrebbe avere un peso nella valutazione complessiva.
Pavia, Milano e Brescia
Il caso si muove ormai su più fronti.
A Pavia c’è l’inchiesta su Sempio.
A Milano si studiano gli atti sulla possibile revisione.
A Brescia si colloca la competenza per il procedimento di revisione e prosegue, separatamente, l’indagine relativa alla presunta corruzione dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti.
Si tratta di procedimenti distinti e devono continuare a essere raccontati come tali.
Ma tutti, direttamente o indirettamente, ruotano intorno alla stessa domanda originaria: che cosa accadde realmente nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007?
L’ora X non è solo quella di Alberto Stasi
È questo che rende il momento attuale diverso dai mesi precedenti.
Quando partirà formalmente la revisione, se la strategia verrà confermata, non si discuterà soltanto delle nuove consulenze della difesa Stasi.
Sul tavolo potrebbero esserci anche gli accertamenti compiuti nel nuovo fascicolo, il DNA, le impronte, la cronologia, le tracce biologiche e tutto il materiale che sarà stato prodotto nel frattempo.
A quel punto sarà possibile verificare se il nuovo quadro sia compatibile con la sentenza definitiva oppure se emergano elementi sufficienti per aprire una nuova fase processuale.
L’ora X sta arrivando. E non riguarda soltanto Alberto Stasi.
Riguarda l’intero impianto del caso Garlasco.
Perché qualche DNA, qualche traccia o qualche elemento oggi ancora sotto verifica potrebbe cambiare tutto.
Oppure potrebbe non cambiare nulla.
Ma sarà il confronto tra le prove, non il rumore mediatico, a stabilirlo.
Nota dell’autore
Ci sono elementi nuovi, tracce e approfondimenti ancora al vaglio degli investigatori. Proprio per questo, oggi come nei mesi scorsi, riteniamo necessario mantenere la stessa linea: raccontare ciò che emerge senza trasformare un’indagine in un processo mediatico e senza attribuire alle informazioni un significato che ancora non hanno.
In questi mesi siamo stati anche criticati e, in qualche caso, denigrati per alcune notizie pubblicate sul caso Garlasco. Non abbiamo risposto al rumore con altro rumore. Abbiamo scelto di aspettare.
Alcune informazioni delle quali avevamo dato conto mesi fa stanno emergendo soltanto oggi nel dibattito pubblico. Non lo consideriamo un motivo per rivendicare primati. Lo consideriamo piuttosto la conferma della necessità di misurare le parole, verificare le informazioni e pubblicare soltanto ciò che possiamo sostenere.
Non abbiamo mai voluto cavalcare l’onda del caso Garlasco. Non abbiamo costruito colpevoli o innocenti attraverso titoli e suggestioni. Non abbiamo fatto sciacallaggio e non intendiamo farlo adesso.
Ci siamo affidati e continueremo ad affidarci alle notizie verificabili, con particolare attenzione alle informazioni provenienti dalla Procura e dalle fonti direttamente coinvolte nel lavoro giudiziario, distinguendo sempre ciò che è accertato da ciò che rimane oggetto di verifica.
Non cerchiamo click, like o numeri costruendo anticipazioni che non siamo in grado di documentare. Vogliamo continuare a fare giornalismo puro: cercare le notizie, verificarle, aspettare quando è necessario e pubblicare quando esistono elementi sufficienti.
Ringrazio chi ci sostiene e chi ogni giorno continua a darci fiducia, anche quando scegliamo la prudenza invece del titolo più facile.
Un ringraziamento particolare va anche a Luigi Grimaldi e Francesc Bugalalla, che fanno del proprio lavoro una missione seria e del giornalismo una professione esercitata a 360 gradi, con ricerca, responsabilità e rispetto dei fatti.
Il caso Garlasco continuerà probabilmente a produrre sviluppi.
Noi continueremo a raccontarli nello stesso modo.
Senza anticipare sentenze. Senza inseguire il clamore. Senza rinunciare alle notizie.
Emanuele Esposito

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