Dalla candidatura al Consiglio di Sicurezza alle regole per l’intelligenza artificiale, Canberra presenta la propria agenda nella settimana delle Nazioni Unite. Nei principali interventi dei leader emergono profonde divisioni su Medio Oriente, Ucraina e futuro della cooperazione internazionale.
A cura della redazione online
Un ruolo più forte per l’Australia, regole condivise per l’intelligenza artificiale e una difesa del sistema multilaterale mentre guerre e rivalità ne mettono alla prova la tenuta. È la linea portata da Anthony Albanese a New York nella settimana dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Negli incontri e nei vertici a margine del dibattito, il primo ministro australiano ha sostenuto che anche le potenze intermedie devono assumersi maggiori responsabilità nella gestione delle crisi globali.
Il confronto tra i leader, ancora in corso, restituisce visioni molto diverse dell’ordine internazionale. Donald Trump punta sulla pressione americana e respinge i freni allo sviluppo dell’AI. António Guterres invoca una risposta collettiva a guerre, disuguaglianze, crisi climatica e trasformazione tecnologica. Albanese si colloca nel campo di chi vuole rafforzare le istituzioni comuni e costruire alleanze capaci di produrre risultati concreti.
La mossa diplomatica più significativa di Canberra è la candidatura a un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza per il biennio 2029–2030. L’elezione si terrà nel giugno 2028; l’ultima partecipazione australiana risale al 2013–2014. Albanese e la ministra degli Esteri Penny Wong presentano la candidatura come un impegno per la prevenzione dei conflitti e per una maggiore attenzione alle esigenze dei Paesi piccoli e medi, comprese le nazioni del Pacifico. Ottenere il seggio richiederà il sostegno degli altri Stati membri.
Al vertice dei Partners for Multilateralism, Albanese ha collegato questa ambizione alla necessità di rinnovare l’ONU senza abbandonarne i principi. Guerre, instabilità energetica e nuove tecnologie superano le capacità di risposta dei singoli governi. Per l’Australia, ha sostenuto, un Indo-Pacifico stabile e prospero dipende anche dalla solidità delle regole internazionali e dalla possibilità delle nazioni meno potenti di essere ascoltate.
Un altro tema centrale è l’intelligenza artificiale. Intervenendo a un incontro dedicato ai diritti e alla protezione dei bambini nell’era dell’AI, il premier ha riconosciuto le opportunità per ricerca, medicina e produttività, ma ha chiesto standard comuni contro abusi, sfruttamento dei minori e rischi dei sistemi più avanzati.
Canberra propone che sicurezza e tutela della privacy siano integrate nello sviluppo delle tecnologie. Albanese ha inoltre richiamato l’esperienza australiana nella protezione dei minori sui social e l’iniziativa “My Feed, My Way”, pensata per dare agli utenti maggiore controllo sui contenuti suggeriti dagli algoritmi. Il messaggio è che nessun governo può affrontare da solo piattaforme e sistemi che operano oltre i confini nazionali.
Alla Climate Week di New York, appuntamento distinto dal dibattito dell’Assemblea generale, Albanese ha ribadito l’obiettivo di ridurre le emissioni australiane del 62–70% entro il 2035 rispetto al 2005. Ha indicato rinnovabili ed elettrificazione come strumenti della transizione, insistendo sulla vulnerabilità delle isole del Pacifico. Resta però aperta la contestazione degli ambientalisti, che chiedono maggiore coerenza tra gli impegni climatici e le decisioni sui combustibili fossili.
Sul fronte ucraino, l’incontro con Volodymyr Zelensky ha prodotto un accordo di cooperazione e sostegno di lungo periodo. Canberra ha annunciato ulteriori 60 milioni di dollari australiani: 45 milioni in equipaggiamenti della difesa, 10 milioni per il sostegno energetico e 5 milioni per gli aiuti umanitari. L’Australia aderisce inoltre alla coalizione guidata da Regno Unito e Norvegia per rafforzare le capacità marittime ucraine. È uno degli impegni concreti della missione, accanto alle proposte sulla governance internazionale.
Il quadro nel quale si inserisce l’iniziativa australiana è stato delineato da Guterres attraverso quattro grandi sfide: guerra e pace, disuguaglianza, clima e intelligenza artificiale. Nel suo ultimo discorso annuale all’Assemblea generale prima della conclusione del mandato, il segretario generale ha descritto un sistema internazionale attraversato da fratture sempre più profonde, chiedendo ai governi di recuperare la capacità di agire insieme.
Trump ha invece alternato aperture negoziali e minacce verso l’Iran, prospettando conseguenze militari devastanti in assenza di un’intesa. Sul terreno tecnologico ha difeso la corsa alla “superintelligenza”, mentre ha attaccato la Corte penale internazionale. Il contrasto con le richieste di regole comuni avanzate da altri leader attraversa così sia la sicurezza sia il futuro digitale.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato Stati Uniti e Israele di aver aggredito il suo Paese, presentando le azioni di Teheran come una risposta difensiva. Parallelamente agli interventi pubblici proseguono contatti indiretti attraverso la mediazione del Qatar. Le ricostruzioni delle parti restano divergenti: i segnali di disponibilità al negoziato non equivalgono, al momento, a un accordo.
La guerra in Ucraina rimane al centro anche dei colloqui di Zelensky con gli interlocutori occidentali. Il presidente cerca maggiori protezioni per le infrastrutture energetiche e ulteriori sistemi di difesa aerea, compresi i Patriot. La prospettiva di una tregua sugli attacchi al settore energetico costituisce uno dei temi del confronto diplomatico, mentre Kiev continua a chiedere sostegno militare.
Su Gaza, Emmanuel Macron ha contestato la rappresentazione americana dei risultati diplomatici, denunciando il perdurare delle difficoltà umanitarie e il rischio che gli insediamenti in Cisgiordania compromettano la possibilità di uno Stato palestinese. La Casa Bianca ha respinto le critiche, rivendicando i risultati della propria iniziativa. Il presidente francese ha difeso il ruolo delle Nazioni Unite contro un ordine dominato dalla forza e dall’impunità.
Il re di Giordania Abdullah II ha richiamato il pericolo dell’annessione e dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, ha denunciato il mancato rispetto degli impegni sul cessate il fuoco e sugli aiuti a Gaza. Israele respinge le accuse rivolte alla propria condotta e sostiene che le operazioni militari siano dirette contro Hamas nel rispetto del diritto internazionale.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha collegato la questione palestinese alla richiesta di riformare il Consiglio di Sicurezza. Al centro della sua critica, il potere dei cinque membri permanenti e la necessità che il diritto internazionale valga allo stesso modo per Stati forti e deboli.
Il premier britannico Andy Burnham ha sostenuto standard internazionali per l’AI e confermato l’appoggio all’Ucraina. Sul Medio Oriente ha affiancato la condanna di Hamas alla critica delle azioni israeliane a Gaza e in Cisgiordania, annunciando restrizioni commerciali sui prodotti degli insediamenti illegali e misure contro attività legate alla loro espansione.
Nei vertici della settimana ONU, il canadese Mark Carney ha rafforzato la collaborazione con Australia e altri partner sul multilateralismo. Ottawa ha inoltre annunciato altri 100 milioni di dollari canadesi per assistenza umanitaria, pace e stabilizzazione a favore dei palestinesi, partecipando con Francia e Regno Unito alle iniziative per la soluzione a due Stati.
La premier giapponese Sanae Takaichi ha insistito sul rispetto del diritto internazionale, sulla riforma dell’ONU e sulla libertà di navigazione negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha difeso la sovranità nazionale, sostenendo che la lotta alla criminalità organizzata richieda cooperazione e non interventi militari stranieri.
Per l’Italia la delegazione è guidata da Antonio Tajani, con l’intervento nazionale annunciato nel programma del dibattito. Negli appuntamenti già svolti, la sottosegretaria Maria Tripodi ha richiamato la sicurezza alimentare, la protezione della navigazione civile nel Mar Nero e la proposta italiana di una moratoria sugli attacchi ai porti e alle navi civili. Roma partecipa anche al confronto sulla soluzione a due Stati.
Per Albanese, la candidatura al Consiglio di Sicurezza apre ora un lavoro diplomatico che proseguirà oltre la settimana di New York. Convincere gli altri governi a sostenere l’Australia sarà il primo banco di prova della richiesta di maggiore responsabilità internazionale avanzata dal premier.
