Il Forum parla lombardo-veneto con l’Istituto Italiano di Cultura 

di Lorenzo Canu

Mercoledì 23 settembre, all’Italian Forum Cultural Centre di Leichhardt, l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney e Co.As.It. hanno presentato “Lu Santo Jullàre Françesco” di Dario Fo e Franca Rame, diretto e interpretato da Matthias Martelli. Lo spettacolo, in italiano con sopratitoli in inglese, è arrivato a Sydney per il centenario della nascita di Dario Fo.

Il 2026 unisce due ricorrenze: ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, e cento dalla nascita di Fo, premio Nobel per la letteratura, morto dieci anni fa. La produzione è del Teatro Stabile di Torino con il Teatro Stabile dell’Umbria, nell’ambito delle celebrazioni promosse dalla Fondazione Fo Rame. Il testo era andato in scena la prima volta al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1999, e Fo lo riscrisse in parte nel 2014.

Martelli, nato a Urbino nel 1986, è considerato l’erede di Fo dopo il suo Mistero Buffo. In scena da solo, ha costruito un mosaico di voci e personaggi, con le giullarate recitate in un misto di dialetti italiani, dal lombardo-veneto che Fo ha portato nel mondo fino all’umbro. Fo, ricordava Martelli, vinse il Nobel nel 1997 con una motivazione precisa: “nella tradizione dei giullari medievali dileggia il potere per restituire dignità agli oppressi”. Il suo Francesco è un uomo – il giullare di Dio – costruito su fonti diverse, alcune lontane dai testi canonici e diverso da quello agiografico dei manuali.

Il pezzo centrale è stato Francesco e il lupo di Gubbio, con il prologo di San Damiano, il crocifisso che parla e ordina di ricostruire la chiesa. Prima di cominciare, Martelli ha finto di partire in un improbabile “americano dell’Ohio dell’Ottocento” per godersi le facce spaventate, poi ha attaccato sul serio. Durante la giullarata del lupo, il lupo stesso è corso di fronte al palco in un siparietto divertente.

Da umbro, Samuele Cupido, nuovo tirocinante dell’Istituto al suo primo evento, ha raccontato il piacere di ritrovare il proprio dialetto sul palco. A ospitare, nel cuore della Leichhardt italiana, la nuova CEO di Co.As.It. Anita Bonanno. Tra il pubblico anche Fiona Gordon, fondatrice e produttrice del W Theatre, compagnia con sedi a Londra e a Woollahra e diretta dalla genovese Diana Volpe.

Ospite della serata anche Filippo Fonsatti, direttore generale del Teatro Stabile di Torino. Ha lodato l’impegno di Martelli, capace di portare la stessa energia davanti a cinquanta persone o a mille, e ha parlato del senso dello spettacolo. “Giriamo il mondo intero con questo lavoro, cosa non comune per una compagnia italiana. Forse è un miracolo di San Francesco”, ha detto. Camminando per Oxford Street a Paddington, aveva raccontato, aveva notato una chiesa dedicata al santo, e gli era sembrato un altro segno. “Al di là del contenuto religioso, è un messaggio di pace e armonia, con le persone, con la natura, con gli animali e con l’ambiente.”

Allo stesso anniversario è legato un altro appuntamento, svoltosi sabato al Canada Bay Club di Five Dock, dove la Dante Alighieri ha ospitato in collegamento da Torino lo storico Alessandro Barbero, per il suo “San Francesco” edito da Laterza. Un nodo che lo spettacolo aveva già toccato: le prime biografie del santo si contraddicevano tra loro, e l’Ordine arrivò a distruggerle per imporne una ufficiale.

Prima di Sydney lo spettacolo ha girato Spagna, Francia, Germania, Stati Uniti, Cina, Uruguay, Cile, Argentina e Brasile. Ora prosegue in Tunisia, Malta e Grecia, prima di tornare in Italia, al Teatro Stabile di Torino, dal 4 ottobre al 1 novembre.