Regeni, tre agenti egiziani condannati a dieci anni per sequestro. Nessuna condanna per omicidio

La Corte d’assise di Roma assolve il generale Tariq Sabir. Per il maggiore Sharif la Procura aveva chiesto l’ergastolo. Lo Voi difende il risultato dell’accusa, mentre la legale della famiglia chiede al governo di rompere i rapporti con l’Egitto.

A cura della redazione online

Tre condanne a dieci anni di reclusione per il sequestro di Giulio Regeni e un’assoluzione. È il verdetto di primo grado pronunciato dalla prima Corte d’assise di Roma, a oltre dieci anni dalla scomparsa e dall’uccisione del ricercatore italiano in Egitto. Nessuna condanna è stata emessa per l’omicidio.

I giudici hanno riconosciuto colpevoli del sequestro il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim. Il generale Tariq Sabir, quarto imputato, è stato assolto.

L’esito si discosta dalle richieste della Procura: per Sharif, accusato anche di lesioni aggravate e omicidio aggravato, era stato chiesto l’ergastolo; per gli altri tre ufficiali, diciassette anni e mezzo. L’accusa di omicidio riguardava soltanto Sharif e non è stata accolta dalla Corte.

Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha invitato ad attendere le motivazioni per comprendere il ragionamento dei giudici, sottolineando però che «la parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto». Ha richiamato il significato delle tre condanne nei confronti di persone appartenenti agli apparati dello Stato egiziano, ottenute nonostante gli ostacoli incontrati nella cooperazione giudiziaria.

Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha definito storica la decisione. Nella sua prima lettura del dispositivo, gli elementi raccolti non sarebbero stati ritenuti sufficienti ad attribuire specificamente a Sharif l’omicidio con cui si concluse il sequestro. Si tratta della valutazione dell’accusa: le ragioni della decisione saranno esposte nelle motivazioni.

Dopo la sentenza, Alessandra Ballerini, avvocata dei familiari di Regeni, ha dichiarato che «la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta». La legale ha poi chiesto al governo italiano di prendere atto del verdetto e rompere i rapporti con l’Egitto, riportando al centro anche le conseguenze diplomatiche della vicenda.

La Corte ha disposto il risarcimento dei danni alla famiglia e alla Presidenza del Consiglio, da quantificare in sede civile. Sono state riconosciute provvisionali immediatamente esecutive di 200 mila euro per ciascun genitore, 100 mila euro per la sorella Irene e 150 mila euro per Palazzo Chigi.

Regeni era scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016. Il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio, con evidenti segni di violenze e torture. Da allora i genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, insieme alla figlia Irene, hanno sostenuto un lungo percorso per ottenere verità e giustizia.

Il procedimento italiano ha dovuto superare ripetuti ostacoli legati all’impossibilità di notificare gli atti agli imputati. Il dibattimento era stato fermato nel 2021; il successivo intervento della Corte costituzionale ha consentito di procedere.

Nessuno dei quattro ufficiali è mai comparso in aula. Sono stati assistiti da difensori d’ufficio e risultano formalmente irreperibili. La mancata collaborazione delle autorità egiziane resta così un nodo centrale anche dopo il verdetto, mentre si attendono le motivazioni sulle responsabilità riconosciute e sulle accuse non accolte.