Cittadinanza, Natitaliani sospende la raccolta firme: ostacoli digitali e dubbi sulla preparazione

A cura della redazione online

Natitaliani sospende la mobilitazione per il referendum sulla cittadinanza italiana. La raccolta, avviata il 18 settembre per contrastare le restrizioni introdotte dalla riforma del 2025, si arresta nella sua fase iniziale, mentre resta molto lontano l’obiettivo delle 500mila firme.

La decisione è contenuta in un comunicato datato 25 settembre e firmato dal presidente Daniel Taddone, ed è stata comunicata ai sostenitori il 28 settembre. Alla rilevazione delle 9:50 di quella mattina, la piattaforma del Ministero della Giustizia registrava 1.476 sottoscrizioni, poco meno dello 0,30% del traguardo.

La motivazione indicata dall’associazione riguarda le difficoltà incontrate dagli italiani residenti all’estero nell’accesso agli strumenti digitali. Le segnalazioni comprendono problemi nell’attivazione dello SPID, incongruenze tra dati AIRE e liste elettorali, ostacoli nell’ottenimento del codice fiscale, mancato riconoscimento dei documenti e difficoltà nell’utilizzo di numeri telefonici stranieri.

Taddone sostiene che, prima di chiedere ai connazionali di esercitare un diritto politico, occorra assicurarsi che dispongano concretamente dei mezzi per farlo. Precisa inoltre che lo stop non sarebbe stato determinato dalle opposizioni incontrate dalla campagna, dentro o fuori la comunità.

Le difficoltà, però, erano già note agli organizzatori. Lo riconosce lo stesso comunicato, nel quale Natitaliani afferma di non averne previsto una diffusione tanto ampia. Nei primi giorni della raccolta erano già arrivate testimonianze su codici di sicurezza non ricevuti, tempi di convalida e procedure non completate.

Questo passaggio lascia aperta una domanda sulla preparazione: quali verifiche erano state effettuate prima di avviare una campagna fondata in larga parte sulla sottoscrizione elettronica?

Le testimonianze raccolte non dimostrano un blocco generalizzato. Alcuni cittadini erano riusciti a ottenere le credenziali e a firmare. Il comunicato, inoltre, non indica quanti casi siano stati documentati né quante sottoscrizioni siano effettivamente mancate a causa degli ostacoli tecnici.

Anche il dato delle 1.476 firme va letto con cautela: fotografa le adesioni registrate online in un momento preciso, senza misurare gli eventuali contributi cartacei, i tentativi falliti o il consenso complessivo verso il referendum.

Alla questione digitale si sono affiancate divergenze sulla strategia. Alcuni gruppi e rappresentanti della comunità, pur contrari alle restrizioni sulla cittadinanza per discendenza, hanno contestato il momento scelto, la mancanza di un sostegno nazionale sufficientemente ampio e l’opportunità di procedere mentre restavano aperte questioni giudiziarie.

Sul coordinamento è intervenuta anche Patrimonio Italiano – L’Orgoglio delle Radici, precisando di non aver ricevuto una richiesta formale di adesione e di non aver deliberato il sostegno alla campagna. La disponibilità personale della presidente non equivaleva quindi a un’adesione dell’associazione.

Natitaliani intende ora raccogliere e documentare le segnalazioni, anche attraverso screenshot degli errori, per sottoporle alle autorità competenti. Il referendum rimane un obiettivo dichiarato, ma non è stata indicata una data per la ripresa.

La sospensione della mobilitazione non va confusa con un annullamento formale del procedimento. Restano da chiarire l’effettiva dimensione degli ostacoli digitali, il loro peso sulle adesioni e quali condizioni organizzative consentirebbero di rilanciare la raccolta.