La Reserve Bank porta il costo del denaro ai massimi da quindici anni. Angus Taylor accusa il governo Albanese di aver alimentato una “inflazione interna”, mentre Labor difende la propria gestione economica. La RBA avverte però che le pressioni arrivano sia dall’economia australiana sia dagli shock internazionali.
SYDNEY – Il nuovo rialzo dei tassi deciso dalla Reserve Bank of Australia riporta l’inflazione al centro dello scontro politico australiano. La RBA ha aumentato il cash rate di 25 punti base, dal 4,35 al 4,60 per cento, portandolo al livello più alto dalla fine del 2011. La decisione è stata presa all’unanimità dal Monetary Policy Board.
Per milioni di famiglie con un mutuo, il quarto aumento dei tassi del 2026 significa un nuovo aggravio sulle rate e una riduzione ulteriore della capacità di spesa. La banca centrale continua infatti a considerare l’inflazione troppo elevata rispetto al proprio obiettivo del 2-3 per cento e non ha escluso ulteriori interventi se le pressioni sui prezzi dovessero persistere.
A trasformare immediatamente la decisione della RBA in terreno di battaglia politica è stato il leader dell’opposizione Angus Taylor, che ha parlato di “home-grown inflation”, sostenendo che una parte decisiva del problema sia stata prodotta all’interno dell’Australia e che il governo Albanese dovrebbe ridurre maggiormente la spesa pubblica.
Secondo Taylor, se Canberra non interviene attraverso la politica fiscale, il peso della lotta all’inflazione finisce per ricadere soprattutto sulle famiglie attraverso l’aumento dei tassi. L’opposizione punta in particolare il dito contro alcuni capitoli di spesa federale, sostenendo che il governo stia contribuendo a mantenere troppo elevata la domanda nell’economia.
La posizione della Reserve Bank è però più articolata. Nel comunicato ufficiale, il board segnala che l’inflazione è influenzata contemporaneamente da diversi fattori: il forte aumento dei prezzi globali dell’energia legato all’allargamento del conflitto in Medio Oriente, la crescita dei costi dei beni tecnologici spinta dagli investimenti nell’intelligenza artificiale e le persistenti pressioni sulla capacità produttiva interna australiana.
La governatrice Michele Bullock ha inoltre precisato che i problemi australiani non sono cominciati con l’ultima crisi internazionale. L’economia si trovava già in una situazione di domanda superiore alla capacità disponibile prima dell’aggravarsi del conflitto mediorientale, ed è proprio per questo che la RBA aveva iniziato a stringere la politica monetaria. Lo shock energetico internazionale, dunque, si è aggiunto a pressioni interne già presenti.
È su questa distinzione che si concentra il confronto tra governo e opposizione.
Labor respinge l’idea che l’aumento dei tassi possa essere attribuito semplicemente alla spesa pubblica. L’Assistant Treasurer Daniel Mulino sostiene che il governo abbia già introdotto risparmi e riprogrammazioni di spesa e che stia lavorando per ridurre le pressioni sull’economia. Il governo rivendica inoltre il risultato finale del bilancio 2025-26: un deficit di 22,3 miliardi di dollari, sei miliardi migliore rispetto ai 28,3 miliardi previsti nel Budget. Ministri del Tesoro
Anche la ministra dell’Housing Clare O’Neil ha difeso la situazione complessiva dell’economia australiana, sottolineando che il livello dei tassi non può essere considerato isolatamente rispetto a occupazione, crescita e condizioni economiche internazionali. Dall’altra parte, la Coalition continua a chiedere una revisione della spesa federale come strumento per ridurre la pressione sulla domanda.
Il dato politicamente più difficile da ignorare resta però quello che arriva direttamente nelle case degli australiani.
Per chi ha contratto un mutuo negli ultimi anni, il passaggio al 4,60 per cento significa affrontare un costo del denaro che non si vedeva da quindici anni. Secondo Cotality, i quattro rialzi del 2026 hanno già ridotto significativamente la capacità media di indebitamento degli acquirenti, mentre il mercato immobiliare sta risentendo di condizioni finanziarie sempre più restrittive.
La partita politica, quindi, è appena cominciata. Taylor cercherà di trasformare l’inflazione e i mutui in uno dei principali terreni di attacco al governo Albanese; Labor continuerà a richiamare gli shock internazionali e i risultati di bilancio.
La Reserve Bank, invece, offre una lettura meno facilmente utilizzabile come slogan: l’inflazione australiana nasce da una combinazione di pressioni domestiche e internazionali. Ed è proprio questa combinazione che ha convinto il board a scegliere ancora una volta la strada più dolorosa per famiglie e imprese: aumentare i tassi
