Il governo pone tre questioni di fiducia sulla riforma elettorale. Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia chiarisce le conseguenze di un’eventuale bocciatura: «Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale». Il voto finale, a scrutinio segreto, è previsto per giovedì 8 ottobre.
A rendere esplicito il peso politico dei prossimi voti è Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, intervenuto davanti ai cronisti a Montecitorio dopo che il governo ha posto la questione di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 della riforma.
«Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento, questo non passa, dovrebbe salire immediatamente al Colle», ha dichiarato Donzelli, rispondendo a chi gli chiedeva se, in caso di bocciatura della legge elettorale, Giorgia Meloni dovrebbe dimettersi.
Una posizione che Donzelli ha motivato soprattutto sul piano istituzionale.
«Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale. Sarebbe una follia immaginare diversamente, siamo persone serie».
Tre voti di fiducia prima del voto finale
Il governo ha posto la fiducia sui primi tre articoli del provvedimento.
Il primo riguarda l’introduzione delle preferenze, il secondo interviene sulle firme necessarie per la presentazione delle candidature, mentre il terzo riguarda la revisione territoriale di alcuni collegi del Trentino-Alto Adige.
Le votazioni sulle fiducie si svolgeranno tra martedì 6 e mercoledì 7 ottobre attraverso appello nominale.
Successivamente l’Aula passerà all’esame dell’articolo 8 e degli ordini del giorno, prima di arrivare al voto finale sull’intera riforma, previsto per giovedì 8 ottobre alle 12.30.
Ed è proprio il voto conclusivo a rappresentare uno dei momenti politicamente più delicati, perché sarà effettuato a scrutinio segreto.
Donzelli: «Nessuno spettro dei franchi tiratori»
Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia respinge però l’ipotesi che all’interno della maggioranza esista il timore di una possibile imboscata parlamentare.
«Non si tratta di spettro dei franchi tiratori. Noi abbiamo il rispetto dell’Aula, che è sempre sovrana e quello che decide va bene».
Donzelli si dice convinto che la riforma possa ottenere il via libera definitivo.
«Siamo sereni di aver fatto un’ottima legge elettorale che serve all’Italia e quindi andiamo con serenità e convinzione che sia approvata dal Parlamento».
L’esponente di FdI ha richiamato anche quanto accaduto in occasione delle pregiudiziali di costituzionalità, respinte dalla Camera con 229 voti contrari e 151 favorevoli.
Anche quella votazione si era svolta a scrutinio segreto e aveva mostrato numeri favorevoli alla maggioranza superiori alla sua consistenza parlamentare.
«Già con le pregiudiziali abbiamo visto che il Parlamento accoglie anche con un margine più ampio, con il voto segreto, dello stesso centrodestra. Ci sono tutti i presupposti affinché possa passare serenamente», ha concluso Donzelli.
L’8 ottobre il passaggio decisivo
La riforma si trova alla terza lettura parlamentare dopo le modifiche introdotte dal Senato.
Superare le tre questioni di fiducia rappresenterebbe un passaggio fondamentale, ma non chiuderebbe definitivamente il confronto.
L’appuntamento centrale rimane infatti il voto finale dell’8 ottobre, quando i deputati saranno chiamati a pronunciarsi sull’intero testo.
La scelta del governo di ricorrere alla fiducia sui primi tre articoli mostra l’importanza attribuita alla riforma e consente alla maggioranza di affrontare quei passaggi con votazioni nominali.
Ma le parole di Donzelli aggiungono un elemento politico molto chiaro: qualora il governo fosse battuto su una questione di fiducia, secondo il dirigente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni dovrebbe recarsi immediatamente al Quirinale.
Per ora, dal centrodestra, il messaggio resta quello della tranquillità.
La prova conclusiva arriverà però giovedì, quando il voto segreto dirà se la nuova legge elettorale avrà definitivamente superato anche l’ultimo passaggio alla Camera.
