La nuova attenzione della Procura di Pavia sulla traccia genetica mista trovata sotto le unghie di Chiara Poggi riporta al centro una domanda che Allora! Online aveva sollevato già il 5 agosto: la scena del crimine racconta davvero una sola presenza? Il profilo di “Ignoto 2” resta senza attribuzione e gli investigatori stanno ricostruendo anche chi manipolò i reperti nei laboratori del Ris.
C’è una domanda che, nel caso Garlasco, continua a tornare.
La mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli c’era davvero una sola persona?
Allora! Online aveva posto questo interrogativo già il 5 agosto, quando avevamo analizzato gli elementi che sembravano rendere la scena del crimine più complessa rispetto alla ricostruzione dell’autore unico: impronte, DNA non identificati, testimonianze, l’ipotesi investigativa del concorso e le dichiarazioni della difesa di Alberto Stasi sulla possibile presenza di più soggetti.
A circa due mesi di distanza, quella domanda torna oggi con un elemento nuovo.
La Procura di Pavia sta infatti approfondendo la presenza di un profilo genetico maschile non identificato, indicato mediaticamente come “Ignoto 2”, all’interno delle tracce miste analizzate sulle unghie di Chiara Poggi.
Non significa che sia stato individuato un secondo assassino.
Non significa nemmeno che quel DNA sia necessariamente collegato al momento dell’omicidio.
Ma significa che esiste ancora una componente genetica alla quale, fino ad oggi, non è stato possibile attribuire con certezza un nome.
Ed è precisamente su questo punto che i pubblici ministeri stanno cercando nuove risposte.
IL DNA DELLE UNGHIE NON CHIUDE IL CASO
La recente perizia sul materiale genetico rinvenuto sotto le unghie della vittima non avrebbe consegnato agli investigatori una risposta definitiva capace, da sola, di stabilire chi abbia partecipato all’aggressione.
Una delle componenti maschili è stata messa in relazione, sulla base del cromosoma Y, con la linea paterna della famiglia di Andrea Sempio, attualmente indagato per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi.
Ma il materiale è complesso, degradato e misto.
Ed esiste soprattutto quella componente rimasta senza spiegazione: Ignoto 2.
Da qui la nuova attività della Procura.
Gli inquirenti avrebbero chiesto al Ris di Parma di ricostruire chi, nel corso degli accertamenti del 2007, entrò materialmente in contatto con i frammenti di unghie.
L’obiettivo è evidente: prima di attribuire alla traccia un significato investigativo, bisogna escludere che possa derivare da una contaminazione intervenuta durante la manipolazione dei reperti.
MARINO NON SAREBBE “IGNOTO 2”
Uno dei primi accertamenti ha riguardato l’allora capitano del Ris Alberto Marino, che lavorò direttamente sui frammenti.
Secondo quanto comunicato dall’attuale comandante del Ris di Parma, Marino avrebbe operato personalmente e senza collaboratori sui reperti per il tempo necessario al prelievo dei campioni destinati alla ricerca del DNA.
Il suo profilo genetico sarebbe stato quindi confrontato con quello attribuito a Ignoto 2.
L’esito sarebbe negativo.
In altre parole, secondo gli accertamenti effettuati, Marino non sarebbe la fonte di quella componente genetica.
La domanda rimane quindi aperta: a chi appartiene?
IL 5 AGOSTO AVEVAMO GIÀ PARLATO DI “ALTRA PRESENZA”
È proprio questo elemento a riportare alla memoria quanto Allora! Online aveva scritto il 5 agosto.
Allora non esisteva ancora il quadro attuale su Ignoto 2, ma avevamo posto un interrogativo preciso sulla possibilità che la scena non raccontasse necessariamente la presenza di un unico soggetto.
Non si trattava di indicare un nuovo colpevole.
Il punto era differente: verificare se tutti gli elementi presenti nella villetta potessero realmente essere spiegati attraverso una ricostruzione fondata su una sola presenza.
Quella domanda nasceva da diversi aspetti: l’impronta 33, altre tracce, profili genetici non identificati, la possibile presenza di più persone e soprattutto la formulazione dell’accusa nei confronti di Sempio, che richiama l’ipotesi di un omicidio commesso in concorso con altre persone.
A distanza di due mesi, la ricerca di Ignoto 2 rende quell’interrogativo ancora più attuale.
ATTENZIONE: “IGNOTO 2” NON SIGNIFICA “SECONDO ASSASSINO”
È però fondamentale evitare un errore.
Un DNA non identificato non equivale automaticamente alla presenza di un secondo autore dell’omicidio.
La traccia potrebbe essere precedente al delitto.
Potrebbe derivare da un contatto indiretto.
Potrebbe appartenere a qualcuno che ebbe accesso legittimo ai reperti.
Potrebbe essere il risultato di una contaminazione.
Oppure potrebbe avere un significato investigativo più importante.
È proprio per distinguere queste possibilità che la Procura sta cercando di ricostruire la catena delle manipolazioni.
Prima bisogna sapere chi toccò quei reperti.
Soltanto successivamente sarà possibile interrogarsi seriamente sul significato della traccia.
IL RIS SOTTO LA LENTE
Il lavoro effettuato dal Ris di Parma nel 2007 è diventato ormai uno dei grandi capitoli della nuova inchiesta.
Negli ultimi giorni sono emersi documenti relativi ai test effettuati sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, risultati non confluiti nelle relazioni definitive, dati grezzi, corse elettroforetiche e materiale di laboratorio la cui conservazione o distruzione è oggi oggetto di nuovi approfondimenti.
La vicenda di Ignoto 2 entra dunque in un quadro più ampio.
La domanda non riguarda più soltanto cosa venne trovato.
Riguarda anche come vennero gestiti i reperti, chi li manipolò, quali analisi furono effettuate e quali risultati furono poi inseriti negli atti ufficiali.
I REPERTI DISTRUTTI
Proprio la sorte di alcuni materiali rappresenta uno degli aspetti più delicati.
Nel corso degli anni parte degli eluati e di altri campioni utilizzati nelle analisi sarebbe stata distrutta.
La difesa di Stasi ha chiesto alla Procura di ricostruire nel dettaglio quali reperti siano stati conservati, quali eliminati, quando e sulla base di quali decisioni.
Il problema è evidente.
Un reperto distrutto non può essere nuovamente analizzato con le tecnologie disponibili oggi.
E ogni materiale non più esistente rappresenta una possibilità di verifica definitivamente perduta.
UNA NUOVA INDAGINE ANCHE SULLE VECCHIE INDAGINI
È questo forse il cambiamento più importante avvenuto negli ultimi mesi.
La nuova inchiesta non riguarda più soltanto la domanda originaria — chi ha ucciso Chiara Poggi?
Sta progressivamente diventando anche un’indagine sul modo in cui quella domanda venne affrontata nel 2007.
Perché alcuni elementi non entrarono nelle relazioni?
Perché determinati reperti furono distrutti?
Chi manipolò i campioni?
Perché alcuni dati grezzi sono stati acquisiti soltanto molti anni dopo?
E quali informazioni erano realmente disponibili agli investigatori e alla magistratura nelle settimane successive all’omicidio?
POSSIBILI NUOVE ISCRIZIONI NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI
Il quadro potrebbe ulteriormente allargarsi.
Le persone coinvolte negli accertamenti tecnici dell’epoca potrebbero essere chiamate a fornire chiarimenti.
Tra queste vengono indicati l’ex pm Rosa Muscio, gli ex consulenti Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri e altri soggetti che parteciparono alle analisi e alla gestione dei reperti.
Non viene esclusa neppure la possibilità di eventuali iscrizioni nel registro degli indagati effettuate a garanzia, qualora gli approfondimenti dovessero rendere necessari atti ai quali le persone interessate abbiano diritto di partecipare con l’assistenza di un difensore.
Questo non significherebbe automaticamente l’esistenza di responsabilità penali.
Ma confermerebbe quanto il nuovo filone stia diventando ampio.
E RESTA APERTO ANCHE IL FRONTE DEI CARABINIERI
Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, ci sarebbe inoltre un altro terreno sul quale potrebbero arrivare novità.
Almeno due carabinieri starebbero collaborando con gli inquirenti, fornendo elementi utili alla ricostruzione di quanto accadde durante le indagini dell’epoca.
Nelle prossime ore o settimane potrebbero emergere ulteriori dettagli anche su questo fronte.
L’attenzione riguarderebbe, tra le altre cose, alcuni passaggi relativi al computer e alla questione della presunta cancellazione di elementi collegati all’alibi.
Anche qui la cautela è obbligatoria: si tratta di circostanze che dovranno trovare conferma negli atti.
Ma la direzione appare chiara.
La Procura sembra voler ricostruire non soltanto la scena del crimine, ma l’intero percorso seguito dagli investigatori dopo il delitto.
STASI È CONDANNATO, SEMPIO È INDAGATO
In questo scenario è indispensabile mantenere distinti i piani giudiziari.
Alberto Stasi è stato condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio della fidanzata.
Quella sentenza resta pienamente valida fino a un’eventuale revisione.
Andrea Sempio è invece indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
La ricerca di Ignoto 2 non assolve il primo e non condanna il secondo.
Produce semplicemente un’altra domanda.
DAVVERO UNA SOLA PRESENZA?
Ed eccoci nuovamente al punto da cui Allora! Online era partito il 5 agosto.
La scena del crimine racconta davvero una sola presenza?
Due mesi fa era un interrogativo nato dalla rilettura degli elementi disponibili.
Oggi quella domanda incontra un altro dato ancora senza nome.
Ignoto 2.
Potrebbe non significare nulla per la dinamica dell’omicidio.
Potrebbe trovare una spiegazione tecnica.
Oppure potrebbe diventare un tassello importante.
La differenza tra queste ipotesi non può essere stabilita attraverso la televisione, i social o le suggestioni.
Deve essere stabilita scientificamente.
Ma una cosa appare sempre più evidente: il caso Garlasco non può essere ricostruito eliminando ciò che non coincide con una teoria prestabilita.
Ogni DNA, ogni impronta, ogni documento, ogni reperto e ogni persona che partecipò agli accertamenti deve trovare una spiegazione.
Perché “Ignoto 2” non è ancora una risposta.
È semplicemente un’altra domanda rimasta aperta per quasi vent’anni.
