Ci sono pagine che custodiscono una voce anche quando nessuno le canta. Parole, note, annotazioni: tracce di un’intenzione artistica che attende di incontrare nuovi interpreti e nuovi ascoltatori. Da questi materiali prende forma un progetto dedicato a quattro canzoni inedite legate alla scrittura di Antonio de Curtis, in arte Totò: «Nc’è so caduto», «T’aggia lassà», «Dai, dai bambina» e «Piccerella napulitana».
A curare il progetto musicale sono Pier Francesco Corso ed Emanuele Esposito, impegnati in un percorso di riscoperta e nuova interpretazione che parte dai testi e dagli spartiti conservati dalle Edizioni Musicali A. Corso. Il progetto nasce per gentile concessione della casa editrice, che ha ritrovato i materiali, acquistati da Gianni Ravera.
È un incontro con il Totò autore, con quella sensibilità che affida alla canzone ciò che una battuta può soltanto lasciare intravedere: il bisogno d’amore, la contraddizione dei sentimenti, la fragilità nascosta dietro il sorriso. Nei quattro brani, la lingua napoletana alterna confidenza e ironia, slancio sentimentale e osservazione quotidiana.
«Nc’è so caduto» racconta la sorpresa dell’innamoramento. Il sentimento arriva a smentire le certezze di chi credeva di poterne restare fuori: un incontro cambia il significato delle giornate, e ciò che prima sembrava estraneo diventa necessario. Nel ritornello, la dichiarazione d’amore assume la semplicità delle cose finalmente riconosciute.
In «T’aggia lassà» emerge invece un conflitto più inquieto. Il desiderio di allontanarsi si scontra con un cuore incapace di accettare il distacco. La gelosia, la nostalgia e il bisogno di tornare si inseguono dentro una promessa di separazione continuamente contraddetta. Il titolo annuncia un addio; le parole raccontano quanto sia difficile pronunciarlo davvero.
«Dai, dai bambina» introduce un tono più leggero e corteggiante. Il richiamo a Cirano apre una canzone costruita attorno al bacio, all’abbraccio e alla consapevolezza del tempo che passa. L’invito amoroso porta con sé un’urgenza: la giovinezza scorre, e la felicità chiede di essere vissuta.
Con «Piccerella napulitana» affiora la vena ironica. Il confronto fra appartenenza e desiderio di apparire attraversa una Napoli di vicoli, mestieri e nuove abitudini. Le parole straniere, le aspirazioni mondane e i richiami alla vita del quartiere alimentano un ritratto vivace, nel quale il sorriso accompagna l’osservazione dei cambiamenti sociali. Per questo brano, i documenti riportano i versi di Totò e la musica di M. Cozzoli; gli altri tre recano l’attribuzione del testo e della musica ad A. De Curtis.
Il lavoro di preparazione comprende testi per i cantanti, spartiti originali e nuove partiture strumentali destinate alle prove. Tenere insieme questi materiali permette agli interpreti di confrontare la nuova esecuzione con la scrittura conservata sulle pagine, rispettandone le attribuzioni e riconoscendo le scelte introdotte nell’adattamento.
Un ringraziamento particolare va a Pier Francesco Corso, figlio dell’editore musicale, per la disponibilità e il contributo alla valorizzazione del patrimonio custodito dalle Edizioni Musicali A. Corso, titolari dei diritti sui materiali messi a disposizione.
Per Emanuele Esposito, il senso dell’iniziativa è accompagnare queste canzoni verso un nuovo ascolto, accostandosi con rispetto alla loro storia. Riaprire uno spartito significa anche assumersi questa responsabilità: lasciare che la voce dell’autore resti riconoscibile mentre incontra la sensibilità di chi, oggi, torna a cantarla.
