Allora! Online – Redazione
L’Italia punta a mobilitare almeno 500 milioni di dollari per rendere più solida e sostenibile la filiera mondiale del caffè. È l’obiettivo iniziale della Global Coffee Initiative, presentata il 14 ottobre alla Farnesina dal ministero degli Esteri e da Cassa Depositi e Prestiti, in partenariato con il Gruppo Banca Mondiale.
Secondo la presentazione di CDP, il programma affianca due strumenti: un fondo per preparare i progetti e fornire assistenza tecnica e una piattaforma per raccogliere cofinanziamenti pubblici e privati. I 500 milioni rappresentano una soglia di risorse che l’iniziativa intende attivare, non la certificazione di somme già erogate ai produttori.
La scelta riguarda una filiera che, secondo CDP, assicura reddito a oltre cento milioni di persone in circa cinquanta Paesi. Il cambiamento climatico ne mette sotto pressione la continuità produttiva. L’Italia, pur non essendo un Paese produttore, occupa un ruolo importante nella trasformazione e nel commercio: CDP la indica come sesto esportatore mondiale del settore e secondo produttore europeo di caffè torrefatto.
La Global Coffee Initiative è una delle due componenti della strategia illustrata dalla Farnesina. L’altra è ACT Coffee, dedicata alla trasformazione sostenibile della filiera africana, realizzata dall’UNIDO insieme all’Organizzazione internazionale del caffè e con il Comitato Italiano del Caffè. L’impostazione riunisce cooperazione allo sviluppo, competenze tecnologiche e collaborazione con le imprese.
All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, la prima ministra dell’Uganda Robinah Nabbanja, rappresentanti dei governi di Kenya e Colombia, la direttrice esecutiva dell’Organizzazione internazionale del caffè Vanusia Nogueira e il vicedirettore generale della Fao Maurizio Martina. Il settore italiano era rappresentato anche da Giuseppe Lavazza e Andrea Illy. Il viceministro Edmondo Cirielli ha collegato il sostegno ai Paesi d’origine alle opportunità per le imprese italiane.
La piattaforma prosegue un percorso avviato durante la presidenza italiana del G7 del 2024. La revisione OCSE della cooperazione italiana, pubblicata quest’anno, aveva già individuato nel caffè un esempio di integrazione tra attività bilaterali, organizzazioni internazionali e settore privato. L’OCSE richiamava però anche la necessità di rendere prevedibile la collaborazione e chiari i criteri con cui l’Italia guida o cofinanzia le piattaforme.
È su questi passaggi che si misurerà ora la fase operativa. Preparare progetti finanziabili richiede di collegare le esigenze delle aziende agricole, l’assistenza tecnica e le condizioni poste dagli investitori. Il lancio crea un quadro di collaborazione; il suo impatto concreto emergerà dai programmi selezionati e dalla capacità di tradurre gli impegni in attività nei territori produttori.
