Dopo la grande festa, che ancora non si è capito bene se fosse una festa di addio oppure un’occasione per festeggiare i nuovi cittadini italiani, è forse arrivato il momento di tirare le somme. In ogni caso, da fonti vicine, sembrerebbe che la festa sia andata bene. E questo, naturalmente, ci fa piacere.
Peccato soltanto che noi di Allora! non fossimo invitati. Ma, in fondo, non potevamo aspettarci diversamente. Noi siamo la stampa spazzatura, quelli che qualcuno definisce con un certo disprezzo «quel giornale là» oppure, per alcuni illustri professori universitari, quella «schifezza di giornale».
Definizioni certamente poco eleganti, ma che ormai abbiamo imparato a conoscere. Del resto, ognuno manifesta la propria considerazione per la libertà di stampa come meglio crede. C’è chi risponde alle domande e chi preferisce liquidare chi le pone con un’etichetta poco lusinghiera.
E allora, visto che siamo considerati stampa spazzatura, spazzatura per spazzatura, vorremmo permetterci di rivolgere qualche domanda al Presidente e a tutti i componenti del Comites del New South Wales. Naturalmente, sempre che sia lecito farlo e, soprattutto, sempre che nessuno si offenda.
Perché, dopo quasi cinque anni di attività, sarebbe forse arrivato il momento di conoscere anche il bilancio economico di questa gestione. Non soltanto quello delle manifestazioni, delle celebrazioni, degli incontri e delle fotografie, ma quello dei numeri, delle entrate, delle uscite e delle risorse economiche amministrate.
Insomma, il bilancio vero. Quello fatto di cifre, non di parole.
Il motivo della nostra curiosità è piuttosto semplice: visitando il sito ufficiale del Comites del NSW, nella sezione dedicata alla Trasparenza, a parte i verbali delle riunioni, non risultano disponibili i bilanci economici.
Eppure, proprio perché esiste una sezione denominata Trasparenza, sarebbe opportuno che quella parola avesse un significato concreto. Sarebbe quindi interessante sapere dove siano consultabili i bilanci, perché non risultino pubblicati in quella sezione e quando i cittadini potranno prenderne visione.
Del resto, la trasparenza amministrativa non dovrebbe rappresentare una gentile concessione fatta a chi pone domande, ma un principio da rispettare, anche alla luce degli obblighi previsti dalla legge.
Non stiamo chiedendo nulla di straordinario. Non pretendiamo segreti di Stato, documenti riservati o chissà quali rivelazioni. Vorremmo semplicemente conoscere come sono stati amministrati i soldi durante un mandato durato quasi cinque anni.
E, già che ci siamo, sarebbe interessante comprendere anche come siano stati utilizzati i fondi lasciati in eredità dal precedente Comites.
Già, perché forse qualcuno lo ha dimenticato, ma il precedente Comites, composto da persone diverse da quelle attuali, lasciò, secondo quanto ci risulta, circa 40 mila dollari.
Quarantamila dollari.
Una cifra che meriterebbe almeno qualche spiegazione sulla sua successiva destinazione. Non foss’altro per una questione di correttezza verso coloro che quei soldi li avevano lasciati nelle disponibilità dell’organismo.
E qui la memoria torna inevitabilmente a un particolare che non possiamo ignorare. Quei componenti del precedente Comites, nonostante siano stati persino etichettati come «ladri», lasciarono comunque, secondo quanto ci risulta, quella somma.
Curioso, vero?
Erano altri, appartenevano a una gestione diversa, evidentemente non godevano della simpatia di tutti, ma quei 40 mila dollari rimasero.
E allora sarebbe interessante conoscere che fine abbiano fatto, in quale misura siano stati utilizzati e per quali attività. Non per alimentare polemiche, ma semplicemente per capire.
Perché i soldi, soprattutto quando si tratta di risorse pubbliche, non dovrebbero avere appartenenze, amicizie o simpatie. Sono risorse da amministrare e delle quali dovrebbe essere possibile rendere conto.
Ci piacerebbe quindi leggere i bilanci di questi quasi cinque anni, conoscere le entrate e le uscite, comprendere quali somme siano state destinate alle attività organizzate e quali siano eventualmente rimaste disponibili.
Domande semplici, alle quali dovrebbero corrispondere risposte altrettanto semplici.
Naturalmente, siamo consapevoli che domande del genere, soprattutto quando provengono da «quel giornale là», potrebbero risultare fastidiose. Ma il problema non dovrebbe essere chi pone la domanda. Il problema, semmai, dovrebbe essere la disponibilità di una risposta.
Anche perché, avvicinandosi il momento in cui i cittadini saranno nuovamente chiamati a votare, sarebbe forse giusto che gli elettori potessero conoscere non soltanto ciò che è stato fatto, ma anche quanto è costato e con quali risorse è stato realizzato.
In fondo, un bilancio economico racconta molte cose. Racconta le priorità di una gestione, le scelte compiute e il modo in cui sono state utilizzate le risorse disponibili. E permette ai cittadini di formarsi un giudizio, senza dover dipendere esclusivamente dai racconti, dalle dichiarazioni o dalle celebrazioni di chi ha amministrato.
Perché una cosa è raccontare quello che si è fatto, altra cosa è documentare economicamente come lo si è fatto.
Sarebbe dunque opportuno che, prima di chiedere nuovamente la fiducia degli elettori, venissero messi a disposizione i bilanci dell’intero mandato, compresa la situazione relativa ai fondi ereditati dalla precedente gestione.
Non dovrebbe essere una richiesta scandalosa. Anzi, dovrebbe essere la normalità.
Ma forse siamo noi a non comprendere certe dinamiche. Dopotutto, siamo soltanto un giornale spazzatura, una di quelle pubblicazioni che, evidentemente, qualcuno preferirebbe non vedere, non leggere e, soprattutto, non avere tra i piedi quando arrivano le domande scomode.
Perché, si sa, i giornali amici certe domande non le fanno.
Meglio raccontare le feste, pubblicare le fotografie, celebrare gli incontri, distribuire complimenti e mantenere buoni rapporti con tutti. Meglio non disturbare, non chiedere spiegazioni, non sollevare interrogativi.
Meglio tenersi tutti buoni.
Noi, invece, continuiamo a pensare che anche un giornale definito «spazzatura» abbia il diritto di chiedere conto della gestione di risorse pubbliche. E che chi ricopre un incarico di rappresentanza debba considerare quelle domande parte della normale vita democratica, non un’offesa personale.
Per questo torniamo alla domanda iniziale, senza bisogno di ulteriori giri di parole.
Presidente, componenti del Comites del NSW, possiamo conoscere i bilanci economici di questi quasi cinque anni? Possiamo sapere come sono stati spesi i soldi e che cosa è accaduto ai 40 mila dollari lasciati dal precedente Comites?
Sarebbe un bel gesto di trasparenza nei confronti della comunità italiana, soprattutto verso quei cittadini che presto saranno chiamati a scegliere nuovamente i propri rappresentanti.
Non chiediamo applausi, riconoscimenti e neppure un invito alla prossima festa.
Ci basterebbero i bilanci.
Naturalmente, sempre che nessuno si offenda.
Perché, alla fine, la differenza è tutta qui: c’è chi festeggia e chi fa domande.
E noi, da brava stampa spazzatura, continueremo a farle.
Anche senza essere invitati.
