di Marco Testa
C’è una strana epidemia che circola nei nostri tempi. Chi ne è colpito comincia a guardare gli altri dall’alto in basso, anche quando, a ben vedere, non avrebbe neppure l’altezza necessaria per affacciarsi alla finestra.
Sono i giganti dell’ego, quelli che non hanno bisogno di crescere perché sono già convinti di essere arrivati. Camminano tra i comuni mortali con l’aria di chi ha appena concesso al mondo il privilegio della propria presenza. Parlano poco con gli altri e molto di sé. Quando ascoltano, è soltanto per aspettare il momento di riprendere la parola.
La loro specialità è trasformare ogni piccolo incarico in una carica imperiale, ogni conoscenza in un rapporto privilegiato, ogni stretta di mano in un riconoscimento internazionale. Basta una fotografia accanto a un personaggio importante perché si convincano di averne ereditato il prestigio. Se poi qualcuno li chiama «presidente», «direttore» o «commendatore», il fenomeno diventa irreversibile. Ecco che il collo si irrigidisce, il petto si gonfia e la modestia viene definitivamente dichiarata dispersa.
Il problema è che questi giganti hanno spesso fondamenta assai modeste. Sono come quei palazzi costruiti in fretta: facciate imponenti, ingressi monumentali, ma guai a controllare le fondamenta.
Per mantenersi in alto, hanno bisogno che qualcuno rimanga in basso. E così distribuiscono giudizi, dispensano lezioni, correggono il prossimo con la solennità di un tribunale e si offendono profondamente quando qualcuno osa ricordare loro che anche i giganti, qualche volta, sbagliano.
Anzi, soprattutto i giganti. I nostri giganti da salotto, invece, vivono nel terrore di incontrare qualcuno che non sia disposto ad ammirarli. Una domanda scomoda diventa un affronto personale. Un’opinione diversa, un’insubordinazione. Una critica, addirittura, un attentato alla loro grandezza.
La storia, del resto, è piena di uomini apparentemente piccoli che hanno lasciato impronte enormi e di personaggi apparentemente giganteschi dei quali non è rimasta neppure l’ombra. I primi hanno costruito qualcosa. I secondi hanno passato la vita a costruire la propria immagine. Il guaio arriva quando qualcuno toglie loro lo sgabello!
