La presidente del Consiglio respinge la lettura delle parole di Mattarella come una critica al governo. Nell’intervista televisiva affronta anche energia, bollo auto, conti pubblici e legge elettorale.
A cura della redazione online
Giorgia Meloni difende la proposta sulla distribuzione degli studenti stranieri nelle classi e nega di leggere nell’intervento di Sergio Mattarella una contestazione all’iniziativa del governo. Ospite di 5 Minuti su Rai1, la presidente del Consiglio sostiene che classi più equilibrate possano favorire l’apprendimento della lingua italiana e prevenire situazioni di isolamento.
«Personalmente non la leggo così», ha affermato riferendosi all’interpretazione delle parole del capo dello Stato come una critica all’esecutivo. Per Meloni, evitare la concentrazione di alunni che non parlano italiano risponderebbe proprio all’obiettivo di superare l’incomunicabilità richiamato dal presidente della Repubblica.
Mattarella, intervenendo all’inaugurazione dell’anno scolastico nell’istituto Sergio Marchionne di Amatrice, aveva definito la scuola «la più efficace leva di integrazione», ricordando il principio costituzionale secondo cui è aperta a tutti. Il presidente aveva insistito sulla necessità di costruire fiducia con le famiglie, evitare ghetti e barriere e promuovere coesione sociale. Adnkronos
La premier ha richiamato anche le indicazioni sulla distribuzione degli alunni stranieri risalenti al periodo in cui Mattarella era ministro dell’Istruzione, presentandole come un precedente coerente con l’impostazione del governo.
Nel corso dell’intervento a Porta a Porta, Meloni ha difeso anche il divieto del burqa a scuola, motivandolo con esigenze di sicurezza e tutela dei diritti delle donne. Ha respinto l’accusa di discriminazione e sostenuto che disposizioni sul volto coperto siano presenti anche in altri Paesi.
Sul fronte economico, la presidente del Consiglio ha risposto alle critiche delle Regioni sulla riduzione del bollo auto. Secondo la sua ricostruzione, la misura costa 2,4 miliardi di euro e sarà finanziata dallo Stato, attraverso il rimborso delle entrate regionali mancanti.
«Niente viene tagliato alla sanità regionale», ha assicurato, giudicando strumentali le contestazioni avanzate da alcuni presidenti di Regione dell’opposizione.
Ampio spazio è stato dedicato alla crisi energetica. Meloni ha indicato in 60 miliardi la spesa complessiva sostenuta negli ultimi quattro anni per contenere le bollette di famiglie e imprese. Ha inoltre rivendicato la diversificazione degli approvvigionamenti, lo sviluppo delle rinnovabili, la riapertura al nucleare e l’accelerazione delle iniziative per l’estrazione del petrolio italiano.
La premier ha riconosciuto nella segretaria del Partito democratico Elly Schlein un’interlocutrice naturale, in quanto leader del principale partito di opposizione. Ha definito alcune delle sue proposte sull’energia sensate e ragionevoli, interpretando la lettera ricevuta anche come un riconoscimento dei margini di intervento ottenuti dal governo.
Il confronto riguarda, secondo quanto illustrato da Meloni, l’impiego di 14 miliardi di possibile maggiore deficit per affrontare l’emergenza. Fra i temi citati figura il rafforzamento delle risorse per il Piano casa.
Sui conti pubblici, Meloni ha espresso rammarico per la mancata uscita anticipata dalla procedura europea per deficit eccessivo. Ha richiamato un rapporto deficit-Pil del 3,08%, vicino ma ancora superiore alla soglia del 3%, e contestato la prudenza delle precedenti stime sulla crescita italiana.
Ha inoltre attribuito la debolezza dell’economia soprattutto a problemi strutturali, dalla bassa produttività agli investimenti insufficienti nell’innovazione e nel capitale umano. Per le imprese, ha annunciato un prossimo intervento volto a estendere le semplificazioni previste dalla Zes unica. Per i lavoratori, ha indicato l’intenzione di confermare nella prossima manovra la tassazione al 5% sugli aumenti contrattuali interessati dalla misura.
Sulla legge elettorale, la presidente del Consiglio ha rivendicato l’inserimento delle preferenze nel testo che torna alla Camera. A suo giudizio, la riforma deve consentire agli elettori di scegliere i propri rappresentanti e garantire una maggioranza capace di governare per cinque anni. Le sue dichiarazioni riguardano il provvedimento ancora all’esame del Parlamento.
Meloni è intervenuta anche su Roberto Vannacci, affermando di non avere elementi per definirlo un «cavallo di Troia della Russia». Gli ha però chiesto una presa di posizione esplicita contro contenuti offensivi nei suoi confronti che, secondo la premier, riprenderebbero argomenti della propaganda russa.
Infine, sulla proposta di rendere il Canada membro associato dell’Unione europea, ha chiesto chiarimenti su diritti, obblighi e conseguenze istituzionali. Ha escluso che le riserve siano legate a Donald Trump, sottolineando i buoni rapporti con il premier canadese Mark Carney e il rafforzamento della cooperazione con Ottawa.
