Israele amplia l’offensiva in Libano: Netanyahu ordina l’avanzata contro Hezbollah

Nuova escalation al confine nord mentre la tregua appare sempre più fragile

Il conflitto tra Israele e Hezbollah entra in una nuova fase. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato all’esercito di estendere ulteriormente le operazioni terrestri nel sud del Libano, nonostante il cessate il fuoco annunciato oltre sei settimane fa e successivamente prorogato con la mediazione degli Stati Uniti.

La decisione arriva dopo una delle giornate più intense di lanci di razzi e droni da parte di Hezbollah verso il nord di Israele dall’entrata in vigore della tregua di aprile. Gli attacchi hanno provocato la chiusura di scuole e l’introduzione di nuove misure di sicurezza nelle aree settentrionali dello Stato ebraico.

«Ho dato istruzioni alle Forze di Difesa Israeliane di ampliare la manovra terrestre in Libano», ha dichiarato Netanyahu, spiegando che l’obiettivo è «approfondire ed espandere il controllo nelle aree che erano sotto l’influenza di Hezbollah».

Conquistato il castello crociato di Beaufort

L’esercito israeliano ha annunciato di aver conquistato il Castello di Beaufort, una storica fortezza medievale di oltre 900 anni che domina una vasta area del Libano meridionale e del nord di Israele.

La posizione è considerata strategica per il controllo militare della regione. È la prima volta dal ritiro israeliano dal Libano del maggio 2000 che soldati israeliani tornano a controllare il sito.

Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che il castello farà parte della nuova zona di sicurezza che Israele intende mantenere nel Libano meridionale.

«La campagna non è ancora finita. Siamo determinati a spezzare definitivamente il potere di Hezbollah», ha affermato Katz.

Oltre 1,2 milioni di sfollati

La guerra lungo il confine israelo-libanese rappresenta ormai il più importante fronte secondario del conflitto regionale legato all’Iran.

Secondo le autorità libanesi, dall’inizio delle ostilità sono morte oltre 3.370 persone in Libano, mentre più di 1,2 milioni di civili sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.

Israele riferisce invece la morte di 24 soldati e quattro civili, oltre allo sfollamento di decine di migliaia di residenti delle comunità del nord colpite dai razzi e dai droni lanciati da Hezbollah.

Hezbollah punta sui droni kamikaze

Nonostante la tregua formalmente in vigore, gli scontri non si sono mai realmente interrotti.

Negli ultimi mesi Hezbollah ha intensificato l’utilizzo di droni kamikaze a basso costo, difficili da intercettare dai sistemi di difesa israeliani e capaci di colpire obiettivi militari anche in profondità.

Gli analisti ritengono che questa strategia abbia modificato l’equilibrio tattico del conflitto, costringendo Israele a rivedere la propria postura difensiva lungo il confine settentrionale.

La Francia chiede un intervento dell’ONU

L’espansione delle operazioni israeliane ha provocato immediate reazioni internazionali.

La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, esprimendo forte preoccupazione per il rischio di una nuova escalation regionale.

L’iniziativa diplomatica arriva mentre Washington continua a promuovere un piano per una stabilizzazione definitiva del confine israelo-libanese e per il disarmo delle milizie sostenute dall’Iran.

Il rischio di una guerra più ampia

L’avanzata israeliana verso il fiume Zaharani, circa dieci chilometri più a nord rispetto alle precedenti linee operative, alimenta il timore che il conflitto possa trasformarsi in una nuova guerra su larga scala.

Molti osservatori ritengono che il Libano stia diventando il principale terreno di scontro tra Israele e l’asse regionale guidato dall’Iran.

Con Gaza ancora in guerra, l’Iran sotto pressione internazionale e Hezbollah determinato a mantenere la propria capacità militare, il Medio Oriente si trova nuovamente davanti al rischio di un allargamento del conflitto con conseguenze imprevedibili per l’intera regione.