La mamma della “famiglia del bosco” rompe il silenzio: «Il mio unico scopo è liberare i miei figli»

Catherine Birmingham si racconta a Domenica In: «Non abbiamo fatto nulla di male. Un giorno parlerò di tutta la vicenda»

Per la prima volta dopo mesi di polemiche, accuse e battaglie legali, Catherine Birmingham, la donna divenuta nota al grande pubblico come la “mamma della famiglia del bosco”, ha scelto di raccontarsi davanti alle telecamere di Domenica In.

Ospite dell’ultima puntata stagionale del programma condotto da Mara Venier, Birmingham ha affrontato alcuni aspetti della sua vita privata e della vicenda che ha travolto la sua famiglia, evitando però di entrare nei dettagli del procedimento che ha portato all’allontanamento dei suoi tre figli.

«Non abbiamo fatto niente di male. Sono state dette tantissime bugie sul nostro caso», ha dichiarato la donna. «Oggi ho un solo obiettivo: liberare i miei figli».

Parole pronunciate con evidente emozione e attraverso l’aiuto di un interprete, nonostante Catherine comprenda e parli l’italiano. Una scelta probabilmente dettata dalla volontà di esprimersi con la massima precisione su una vicenda che continua a suscitare un acceso dibattito nell’opinione pubblica.

«I miei figli vogliono tornare a casa»

Durante l’intervista, Catherine Birmingham ha spiegato di non sentirsi ancora pronta ad affrontare pubblicamente tutti gli aspetti della vicenda.

«Un giorno parlerò di tutto quello che è successo. Sicuramente lo farò. Ma adesso non sono in grado», ha affermato. «I miei figli vogliono tornare a casa».

Una frase che racchiude il dolore di una madre che da mesi combatte per riottenere la possibilità di vivere insieme ai propri bambini.

La donna ha confermato che il suo libro, intitolato La mia verità. Memorie e pensieri della mamma nel bosco, in uscita nei prossimi giorni per Solferino, rappresenterà anche un’occasione per raccontare la sua versione dei fatti e spiegare le ragioni delle scelte che hanno caratterizzato la vita della sua famiglia.

Una vita a contatto con la natura

Gran parte dell’intervista è stata dedicata alla filosofia di vita adottata da Catherine e dal marito Nathan Trevallion.

Un modello educativo fondato sul contatto diretto con la natura, sull’autosufficienza e su uno stile di vita lontano dal consumismo contemporaneo.

«Sono cresciuta in una famiglia numerosa e molto unita», ha raccontato. «Mia madre ha cresciuto sei figlie ed è sempre stata un esempio per me. Ho sempre desiderato offrire ai miei figli una famiglia amorevole».

La donna ha spiegato che il progetto familiare non prevedeva alcuna forma di isolamento.

«Abbiamo scelto una proprietà vicina a una strada e a diversi villaggi. Non volevamo vivere separati dal mondo. Cercavamo relazioni e contatti con la comunità. Se non avessimo avuto figli probabilmente saremmo andati in Alaska».

Secondo Birmingham, la loro vita procedeva serenamente fino all’intervento delle autorità.

«Abbiamo vissuto anni meravigliosi fino a quando non è accaduto tutto quello che ormai tutti conoscono».

«Vogliamo restare in Italia»

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il rapporto della famiglia con l’Italia.

Nonostante le difficoltà vissute negli ultimi mesi, Catherine Birmingham ha escluso l’ipotesi di lasciare il Paese.

«L’Italia ci ha mostrato tanto affetto. Molte persone sono state empatiche e comprensive nei nostri confronti. Ci siamo sempre sentiti sostenuti».

Un sentimento che la porta a guardare al futuro nel nostro Paese.

«Voglio restare in Italia? Al momento sì, assolutamente sì».

Una vicenda che continua a dividere

Il caso della cosiddetta “famiglia del bosco” continua a dividere l’opinione pubblica italiana.

Da una parte chi ritiene che le istituzioni abbiano agito per garantire il benessere e il corretto sviluppo dei minori, dall’altra chi considera la vicenda un esempio di scontro tra modelli culturali differenti e tra diverse concezioni dell’educazione familiare.

In attesa degli sviluppi giudiziari e delle decisioni delle autorità competenti, la voce di Catherine Birmingham aggiunge un nuovo tassello a una storia che continua a interrogare il Paese sul delicato equilibrio tra libertà educativa, tutela dei minori e diritto delle famiglie a scegliere il proprio stile di vita.