Un nuovo sondaggio del Growth Intelligence Centre rivela un Paese diviso sull’immigrazione. Le generazioni più anziane chiedono una riduzione degli ingressi, mentre i giovani mostrano maggiore apertura. Il tema diventa sempre più centrale nel dibattito politico australiano e mette sotto pressione il governo Albanese.
L’Australia si interroga sul futuro della propria politica migratoria. Un nuovo sondaggio condotto dal Growth Intelligence Centre, pubblicato nell’ambito dell’iniziativa Back Australia di News Corp, rivela che il 55% degli australiani considera troppo elevato il numero di migranti accolti ogni anno.
Un risultato che fotografa un crescente malessere nell’opinione pubblica e conferma quanto l’immigrazione sia diventata una delle questioni più delicate del dibattito politico nazionale.
Il tema accompagna il secondo mandato del primo ministro Anthony Albanese, mentre One Nation, il partito guidato da Pauline Hanson, registra un rafforzamento del proprio consenso nei sondaggi.
Il divario generazionale: gli anziani chiedono meno immigrazione
Uno degli elementi più significativi della ricerca riguarda la distanza tra le diverse generazioni.
Secondo i dati riportati, il 72% degli australiani appartenenti alle generazioni più anziane e alla Generazione X ritiene eccessivi gli attuali livelli migratori.
Il dato viene attribuito ai cosiddetti Pre-Boomers, nati prima del 1945, ai Baby Boomers e alla Generazione X.
La percezione cambia sensibilmente tra i più giovani.
Il 54% degli appartenenti alla Generazione Z considera adeguati gli attuali livelli di immigrazione, posizione condivisa dal 49% dei Millennials.
Una differenza che evidenzia come le generazioni più giovani abbiano un atteggiamento generalmente più favorevole nei confronti della mobilità internazionale rispetto a quelle precedenti.
Soltanto il 6% vuole più immigrati
Se la maggioranza degli intervistati considera eccessivo il numero degli ingressi, una quota molto ridotta auspica un aumento dell’immigrazione.
Appena il 6% degli australiani vorrebbe accogliere un numero maggiore di migranti.
Anche in questo caso emergono differenze generazionali.
Tra i giovani della Generazione Z, il 9% si dichiara favorevole a un aumento degli arrivi. La percentuale scende al 7% tra i Millennials e al 4% nelle tre generazioni più anziane considerate dal sondaggio.
Il risultato suggerisce che una maggiore apertura verso l’immigrazione non coincide necessariamente con la volontà di incrementare ulteriormente gli ingressi.
South Australia la più critica, Tasmania la meno contraria
Le differenze emergono anche sul piano geografico.
Il South Australia registra la percentuale più elevata di cittadini che giudicano eccessiva l’immigrazione, raggiungendo il 60%.
Seguono Victoria e New South Wales, entrambe al 55%.
La Tasmania presenta invece il livello di opposizione più basso tra quelli riportati nella ricerca, con il 37% degli intervistati che considera troppo elevati gli attuali flussi migratori.
Si tratta di differenze territoriali che confermano come il tema dell’immigrazione non venga percepito allo stesso modo in tutte le aree del Paese.
I dati ufficiali: l’immigrazione netta è già in diminuzione
Il risultato del sondaggio si inserisce in una situazione demografica che presenta un apparente paradosso: mentre cresce la preoccupazione di una parte dell’opinione pubblica, i numeri ufficiali mostrano un rallentamento dell’immigrazione netta rispetto agli anni precedenti.
Secondo l’Australian Bureau of Statistics, nei dodici mesi conclusi a marzo 2026 il saldo migratorio netto è stato di circa 292.100 persone, in diminuzione del 5,6% rispetto all’anno precedente.
Nello stesso periodo, la popolazione australiana ha raggiunto circa 27,9 milioni di abitanti, con una crescita annua dell’1,4%.
La distinzione è importante: il saldo migratorio netto misura la differenza tra gli arrivi e le partenze dei migranti, non semplicemente il numero delle persone entrate nel Paese.
Anche il Lowy Institute conferma il cambiamento di opinione
Il sondaggio del Growth Intelligence Centre non rappresenta un caso isolato.
Anche il Lowy Institute Poll 2026, pubblicato a giugno, aveva rilevato che il 55% degli australiani considerava troppo elevato il numero dei migranti in arrivo.
Il dato era aumentato di sette punti percentuali rispetto al 2024, confermando un cambiamento nelle percezioni della popolazione.
Nello stesso sondaggio, tuttavia, il 73% degli intervistati continuava a giudicare positivamente la diversità culturale.
Un elemento fondamentale per comprendere la complessità del fenomeno: essere favorevoli a una riduzione dell’immigrazione non significa necessariamente essere contrari al multiculturalismo.
La sfida politica per Albanese
L’immigrazione si conferma così una questione centrale per il futuro politico dell’Australia.
Il dibattito riguarda non soltanto il numero dei nuovi arrivati, ma anche la capacità del Paese di sostenere la crescita demografica attraverso abitazioni, infrastrutture, servizi pubblici e opportunità lavorative.
Al tempo stesso, numerosi settori dell’economia australiana continuano a dipendere dalla disponibilità di lavoratori provenienti dall’estero, soprattutto nelle professioni caratterizzate da carenze di personale.
Per il governo Albanese la sfida consiste nel trovare un equilibrio tra le esigenze dell’economia, la sostenibilità dei flussi migratori e le aspettative della popolazione.
Il dato politicamente più significativo resta quello del 55%: oggi, secondo la rilevazione, più di un australiano su due ritiene che il Paese stia accogliendo troppi migranti.
Un segnale che la politica difficilmente potrà ignorare e che riporta al centro del confronto nazionale una domanda destinata a incidere sulle scelte dei prossimi anni: quale immigrazione vuole, e soprattutto quale immigrazione può sostenere, l’Australia?
