A cura della redazione online
L’inflazione australiana torna a salire con forza. Ad agosto il tasso annuale headline ha raggiunto il 4 per cento, in netto aumento rispetto al 3,5 per cento registrato a luglio, confermando che la battaglia contro l’aumento dei prezzi è tutt’altro che conclusa.
Il dato arriva appena un giorno dopo la decisione della Reserve Bank of Australia di aumentare nuovamente i tassi di interesse, portando il cash rate al 4,6 per cento, il livello più alto degli ultimi quindici anni.
Si tratta del quarto rialzo dei tassi nel corso del 2026, una scelta con cui la banca centrale punta a rallentare la domanda e impedire che l’inflazione elevata si radichi ulteriormente nell’economia australiana.
Il nuovo dato headline rappresenta quindi un ulteriore segnale di difficoltà per la RBA.
Più stabile, invece, l’inflazione di fondo. Il trimmed mean, uno degli indicatori maggiormente osservati dalla Reserve Bank perché elimina alcune delle componenti più volatili dei prezzi, è rimasto al 3,6 per cento per il terzo mese consecutivo.
Anche questo livello, tuttavia, resta superiore alla fascia obiettivo della banca centrale, fissata tra il 2 e il 3 per cento.
Per le famiglie australiane il quadro resta particolarmente delicato.
Da una parte continuano a pesare prezzi elevati su beni e servizi essenziali; dall’altra, l’aumento del cash rate al 4,6 per cento rischia di tradursi in rate dei mutui ancora più alte per chi ha un finanziamento a tasso variabile.
La combinazione tra inflazione persistente e costo del denaro elevato sta quindi comprimendo ulteriormente i bilanci familiari, soprattutto per chi deve contemporaneamente affrontare mutui, affitti, bollette e spese quotidiane.
Il dato di agosto rafforza inoltre l’attenzione sulle prossime decisioni della Reserve Bank.
Il board ha già chiarito che la priorità resta riportare l’inflazione sotto controllo e impedire che famiglie e imprese inizino a considerare normali aumenti dei prezzi stabilmente superiori all’obiettivo.
Il problema per la RBA sarà trovare un equilibrio tra due esigenze: raffreddare abbastanza l’economia da ridurre l’inflazione senza provocare un rallentamento eccessivo dell’attività economica e dell’occupazione.
Con l’inflazione headline nuovamente al 4 per cento e quella sottostante ancora al 3,6 per cento, la pressione sulla banca centrale resta quindi elevata.
Per gli australiani, il messaggio che emerge dagli ultimi dati è chiaro: il periodo dei tassi alti potrebbe durare ancora, soprattutto se i prossimi numeri sull’inflazione non mostreranno un rallentamento convincente.

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