Australia rallenta: la disoccupazione sale al 4,5% e l’economia mostra le prime crepe

L’economia australiana mostra segnali sempre più evidenti di rallentamento. Il tasso di disoccupazione è infatti salito al 4,5% ad aprile 2026, sorprendendo economisti e mercati finanziari e aumentando i dubbi sulla capacità della Reserve Bank of Australia di continuare con ulteriori rialzi dei tassi d’interesse.

Secondo i dati pubblicati dall’Australian Bureau of Statistics, circa 19.000 posti di lavoro sono scomparsi nel mese di aprile, mentre il numero totale dei disoccupati è aumentato di 33.000 unità.

Gli analisti si aspettavano un mercato del lavoro ancora resiliente, con una disoccupazione stabile al 4,3% e circa 15.000 nuovi posti di lavoro creati. I numeri reali hanno invece mostrato un’economia più fragile del previsto.

Reserve Bank sotto pressione tra inflazione e occupazione

La crescita della disoccupazione arriva in un momento delicato per la Reserve Bank of Australia, guidata da Michele Bullock.

Negli ultimi mesi la banca centrale australiana ha mantenuto una linea molto rigida contro l’inflazione, aumentando i tassi d’interesse per contenere il costo della vita e il surriscaldamento dei prezzi.

Ma ora il rischio è evidente: raffreddare troppo l’economia potrebbe colpire direttamente occupazione, consumi e crescita.

I verbali della riunione della RBA pubblicati questa settimana mostrano infatti che il board continua a considerare l’inflazione la priorità assoluta, pur riconoscendo che i rischi per il mercato del lavoro stanno aumentando.

Australia sempre più vulnerabile?

Dietro questi numeri emerge una questione più profonda che riguarda il modello economico australiano.

Un sistema che ha funzionato durante il boom cinese e con tassi bassi, ma che oggi mostra segnali di vulnerabilità strutturale.

L’aumento del costo dei mutui sta mettendo pressione sulle famiglie australiane, mentre molte imprese iniziano a rallentare investimenti e assunzioni.

La produttività nazionale resta debole e l’economia continua a dipendere fortemente dai cicli delle commodities e dal settore immobiliare.

Gli Stati australiani più colpiti

I dati regionali mostrano differenze importanti tra i vari Stati.

La Tasmania registra il tasso di disoccupazione più alto del Paese al 5%, seguita dal Victoria al 4,8%.

Il New South Wales si allinea alla media nazionale con il 4,5%, mentre il Western Australia resta lo Stato più forte grazie al settore minerario con una disoccupazione al 4,1%.

Anche Queensland e South Australia mantengono livelli relativamente più bassi al 4,2%.

Commonwealth Bank taglia le previsioni di crescita

Il peggioramento del mercato del lavoro ha spinto anche Commonwealth Bank a rivedere le proprie previsioni economiche.

La banca ha abbassato la stima di crescita economica australiana per il 2026 dall’1,9% all’1,6% e aumentato la previsione sul picco di disoccupazione dal 4,4% al 4,6%.

Secondo gli economisti della banca, la Reserve Bank si trova ora davanti a una scelta estremamente difficile: continuare a combattere l’inflazione oppure evitare che il rallentamento economico si trasformi in una crisi occupazionale più ampia.

Il vero problema dell’economia australiana

L’impressione è che l’Australia stia entrando in una nuova fase economica.

Per anni il Paese è stato raccontato come una delle economie più solide del mondo occidentale. Ma oggi emergono limiti strutturali che la politica australiana ha spesso evitato di affrontare.

L’economia resta troppo dipendente dalle materie prime e dal mercato immobiliare, mentre la manifattura avanzata, la tecnologia e la produttività crescono troppo lentamente.

E quando rallentano consumi, edilizia e occupazione, l’intero sistema inizia a mostrare le sue fragilità.

Forse il vero shock non è soltanto il 4,5% di disoccupazione.

Ma la scoperta che il modello economico australiano potrebbe non essere più invincibile.

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