Australia, rivolta degli universitari a Perth: oltre 300 studenti e docenti contro la maxi-fusione di UWA, Curtin e Murdoch

Il governo del Western Australia vuole valutare la nascita del più grande ateneo australiano, con oltre 100.000 studenti. Proteste davanti al Parlamento, opposizione di due delle tre università coinvolte e crescenti difficoltà politiche per il progetto. Gli studenti chiedono investimenti nell’istruzione anziché una costosa riorganizzazione amministrativa.

Oltre 300 tra studenti, docenti e dipendenti universitari hanno manifestato davanti al Parlamento del Western Australia per contestare il progetto del governo statale di unificare tre delle quattro università pubbliche della regione in un unico grande ateneo.

Al centro della protesta, organizzata mercoledì 21 ottobre a Perth, c’è la proposta di fusione tra la University of Western Australia (UWA), la Curtin University e la Murdoch University, un’operazione che potrebbe creare la più grande università australiana, con oltre 100.000 iscritti.

Un progetto ambizioso nelle intenzioni del governo guidato dal premier Roger Cook, ma che ha già incontrato una forte opposizione nel mondo accademico, tra gli studenti e all’interno dello stesso Parlamento statale.

Cartelli, slogan e interventi pubblici hanno accompagnato la manifestazione, trasformando il piazzale davanti alla sede legislativa in un luogo di confronto sul futuro dell’istruzione superiore.

Il messaggio dei manifestanti è stato chiaro: le università appartengono alla comunità e il loro futuro non può essere deciso esclusivamente attraverso valutazioni economiche e amministrative.

«Non vogliamo la fusione»: la protesta davanti al Parlamento

La mobilitazione ha riunito rappresentanti delle associazioni studentesche delle tre università interessate.

Tra gli slogan ripetuti dalla folla, uno in particolare ha sintetizzato il sentimento prevalente: «Say it loud, say it clear, we don’t want a merger here», ovvero «Diciamolo forte e chiaro, non vogliamo questa fusione».

A guidare la protesta è stato anche Dylan Storer, presidente della Curtin University Student Guild, che ha accusato il governo di concentrarsi su una riorganizzazione istituzionale anziché affrontare i problemi concreti degli studenti.

«Le nostre università appartengono alla popolazione del Western Australia e meritiamo di avere voce in capitolo sul loro futuro», ha dichiarato.

Storer ha sottolineato che il sistema universitario necessita di investimenti nell’edilizia residenziale studentesca, nella qualità dell’insegnamento, nelle infrastrutture e nei servizi di assistenza.

La crescente pressione del costo della vita, ha spiegato, rappresenta una delle maggiori difficoltà affrontate dagli studenti australiani.

Secondo il rappresentante studentesco, la fusione non risolverebbe questi problemi, mentre rischierebbe di assorbire risorse economiche e amministrative che potrebbero essere utilizzate per migliorare direttamente l’esperienza universitaria.

Il progetto del governo: un colosso universitario da oltre 100.000 studenti

La proposta è stata annunciata dal governo del Western Australia l’11 ottobre, con l’avvio di un percorso di valutazione economica e organizzativa.

L’obiettivo dichiarato è verificare la possibilità di creare una struttura universitaria di dimensioni maggiori, capace di competere più efficacemente con le principali istituzioni accademiche australiane e internazionali.

Secondo il governo, l’attuale frammentazione del sistema universitario comporterebbe sovrapposizioni nei programmi di studio, inefficienze amministrative e difficoltà nell’attrarre finanziamenti per la ricerca.

Il premier Roger Cook e il ministro dell’Istruzione terziaria Tony Buti ritengono che una maggiore integrazione potrebbe consentire di migliorare la qualità della formazione, ampliare l’offerta accademica e rafforzare il ruolo del Western Australia nell’economia della conoscenza.

L’eventuale nuova università avrebbe dimensioni superiori a quelle dei singoli atenei oggi esistenti, con importanti conseguenze per studenti, ricercatori, personale amministrativo e comunità locali.

Per esaminare il progetto è stato istituito un comitato direttivo presieduto dall’imprenditore Mark Barnaba, con la ricercatrice medica Fiona Wood nel ruolo di vicepresidente.

Il comitato contribuirà alla preparazione di un business case, uno studio dettagliato destinato a valutare i benefici economici, i costi, i rischi e le modalità di attuazione dell’eventuale fusione.

La fusione, tuttavia, non è stata approvata e non esiste ancora una decisione definitiva. La valutazione economica dovrebbe essere completata nel 2027.

Curtin e Murdoch contrarie: «Un progetto costoso e inutile»

Le reazioni delle università coinvolte hanno evidenziato profonde differenze.

La Curtin University e la Murdoch University hanno espresso una netta contrarietà alla prospettiva di una fusione imposta dal governo.

La vicecancelliera della Curtin, Harlene Hayne, ha denunciato i possibili costi dell’operazione e il rischio di compromettere l’identità, l’autonomia e il patrimonio accademico delle istituzioni esistenti.

Secondo Hayne, l’operazione rischierebbe di generare problemi nuovi anziché risolvere quelli attuali.

Tra le principali preoccupazioni figurano la possibile perdita di posti di lavoro, la riorganizzazione dei corsi, la gestione delle infrastrutture e le conseguenze sui titoli accademici.

Anche la Murdoch University ha contestato la logica della proposta, mettendo in discussione la reale necessità di creare una struttura universitaria così grande.

Differente la posizione della University of Western Australia.

Il vicecancelliere Amit Chakma ha accolto con maggiore apertura gli obiettivi generali del progetto, riconoscendo l’importanza di rafforzare il sistema universitario, pur senza assumere un sostegno incondizionato alla fusione.

Queste divergenze dimostrano quanto sia complesso immaginare una riorganizzazione di tale portata senza un ampio consenso tra le istituzioni coinvolte.

Il ministro Tony Buti difende il piano

Il ministro statale dell’Istruzione terziaria, Tony Buti, ha respinto le accuse secondo cui il governo avrebbe già deciso di procedere indipendentemente dalle valutazioni economiche.

Buti ha ribadito che nessuna fusione sarà realizzata senza una verifica approfondita della sostenibilità e dei benefici del progetto.

A suo giudizio, il sistema universitario del Western Australia presenta problemi strutturali che non possono essere ignorati.

Tra questi figurano risultati accademici giudicati insufficienti, difficoltà nell’attrarre studenti da altri Stati australiani e una distribuzione delle risorse che, secondo il governo, privilegerebbe eccessivamente gli apparati amministrativi.

Il ministro sostiene che una parte maggiore dei finanziamenti dovrebbe essere indirizzata verso l’insegnamento e i servizi agli studenti.

Ha quindi invitato docenti, ricercatori e studenti a mantenere una posizione aperta verso le ipotesi di riforma.

Buti non ha partecipato alla manifestazione davanti al Parlamento, spiegando di aver ricevuto l’invito soltanto il giorno precedente e di essere impegnato, nello stesso orario, nella presentazione di una riforma della legislazione statale contro le discriminazioni.

Ha tuttavia riconosciuto le preoccupazioni espresse dagli studenti, accusando alcuni rappresentanti delle associazioni universitarie di presentare soltanto gli aspetti negativi del progetto.

Il caso delle proteste francesi divide i manifestanti

Durante la mobilitazione si è verificato anche un episodio controverso.

Rojin Didari, futura componente del consiglio studentesco della University of Western Australia, ha richiamato le manifestazioni studentesche in Francia, descrivendo come eroiche le azioni dei giovani francesi e invitando gli studenti del Western Australia a prenderne esempio.

Il riferimento ha suscitato reazioni perché le proteste francesi, nate anche dalle contestazioni sulle condizioni delle aule scolastiche, sono sfociate in diversi episodi di violenza, disordini e saccheggi.

Dylan Storer ha successivamente preso le distanze da quelle dichiarazioni, chiarendo di non condividere alcun riferimento alla violenza.

Secondo Storer, la grande maggioranza dei partecipanti alla manifestazione condanna simili comportamenti.

La protesta di Perth si è infatti sviluppata come una mobilitazione pubblica e pacifica, finalizzata a influenzare le decisioni politiche attraverso la partecipazione democratica.

La fusione rischia di fermarsi in Parlamento

Oltre all’opposizione accademica e studentesca, il governo laburista deve affrontare crescenti difficoltà politiche.

Il Partito Liberale del Western Australia ha deciso di respingere la proposta indipendentemente dai risultati dello studio economico che sarà realizzato.

Anche i Greens si sono dichiarati contrari.

Questa situazione potrebbe rendere particolarmente difficile l’approvazione della legislazione necessaria per unificare le tre università.

Secondo gli attuali equilibri parlamentari, il governo avrebbe bisogno del sostegno di almeno tre rappresentanti indipendenti o appartenenti ad altre formazioni del crossbench per ottenere l’approvazione del progetto.

Il portavoce dell’opposizione per l’Istruzione, Liam Staltari, ha definito la fusione una proposta sbagliata, contestando la scelta del governo di puntare su una ristrutturazione così radicale.

Per Staltari, le università del Western Australia avrebbero bisogno di maggiori investimenti piuttosto che di una fusione forzata.

L’opposizione ha inoltre espresso dubbi sull’indipendenza delle valutazioni economiche commissionate dall’esecutivo, sostenendo che un progetto di tale importanza richiede analisi particolarmente rigorose.

Il problema del costo della vita degli studenti

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla manifestazione riguarda il rapporto tra la riforma universitaria e le condizioni economiche degli studenti.

A Perth, come in molte altre città australiane, l’aumento degli affitti e del costo della vita rappresenta un ostacolo crescente all’accesso all’istruzione superiore.

Gli studenti chiedono che le risorse pubbliche siano destinate prioritariamente alla costruzione di alloggi accessibili, al miglioramento delle strutture didattiche, al sostegno economico e ai servizi universitari.

Il timore è che un’operazione di fusione possa impegnare per anni dirigenti, personale e finanziamenti in processi di riorganizzazione, senza garantire benefici immediati a chi frequenta le università.

Un’altra questione riguarda l’accesso all’istruzione universitaria nelle aree regionali e remote del Western Australia.

La Curtin University, per esempio, mantiene un’importante presenza a Kalgoorlie attraverso la Western Australian School of Mines, storica istituzione legata alla formazione nel settore minerario.

Il futuro delle attività universitarie regionali è quindi uno dei temi che il governo dovrà affrontare nell’eventuale progetto di integrazione.

Un confronto destinato a proseguire

La manifestazione del 21 ottobre ha dimostrato che la proposta di creare un’unica grande università nel Western Australia è destinata a diventare una delle questioni più controverse della politica statale.

Da una parte, il governo sostiene la necessità di modernizzare un sistema che considera frammentato e poco competitivo rispetto alle principali università australiane.

Dall’altra, studenti, associazioni universitarie e due degli atenei coinvolti ritengono che i problemi del settore possano essere affrontati senza sacrificare l’autonomia e l’identità delle istituzioni esistenti.

Il confronto non riguarda soltanto la dimensione delle università o la distribuzione dei fondi pubblici.

In discussione vi sono il modello di istruzione superiore, la possibilità di scegliere tra istituzioni differenti, il futuro dell’occupazione accademica e il ruolo delle università nelle comunità in cui operano.

La sfida per il governo Cook sarà dimostrare che una trasformazione di tale portata possa realmente migliorare la qualità dell’istruzione e le opportunità per gli studenti, senza produrre costi e conseguenze superiori ai benefici attesi.

Per il momento, la fusione rimane soltanto una proposta sottoposta a valutazione.

Ma il messaggio arrivato dalle strade di Perth è già evidente: gli studenti e il personale universitario non intendono rimanere spettatori mentre si decide il futuro delle loro università.

Fonti: ABC News, Governo del Western Australia, Curtin University e Murdoch University. Aggiornamento al 22 ottobre 2026.