Storico sciopero all’ABC e i giornalisti in piazza

Per la prima volta in quasi vent’anni, i dipendenti della Australian Broadcasting Corporation (ABC) hanno incrociato le braccia, dando vita a uno sciopero nazionale che ha paralizzato la programmazione e riacceso il dibattito sul futuro del servizio pubblico in Australia. Alle 11 di mercoledì scorso, migliaia di lavoratori – tra giornalisti, tecnici e operatori – hanno abbandonato le postazioni in oltre 60 sedi, da Sydney a Melbourne.

La protesta è scattata dopo il rifiuto di un’offerta salariale giudicata insufficiente: un aumento del 10% in tre anni, contro il 13,5% richiesto dai sindacati per tenere il passo con l’inflazione. Sugli schermi, l’impatto è stato immediato. Il canale principale ha sospeso i notiziari, sostituendoli con contenuti internazionali e repliche di programmi storici. Una scelta che evidenzia la portata dello sciopero e la dipendenza dell’emittente dal proprio personale.

A Sydney, la nota giornalista Fran Kelly ha preso la parola davanti ai colleghi, denunciando la fuga di talenti: “Troppi professionisti lasciano non per scelta, ma perché non riescono a vivere con questi stipendi, soprattutto in una città cara come Sydney”. Al centro delle rivendicazioni non c’è solo la questione salariale, ma anche l’uso diffuso di contratti a termine, considerato dai sindacati un fattore di instabilità per l’intero settore. “Lavori di qualità garantiscono informazione di qualità”, ha dichiarato Michael Slezak, sottolineando i rischi di un progressivo impoverimento del giornalismo pubblico.

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