Donald Trump avrebbe riunito questa mattina i principali consiglieri per la sicurezza nazionale per discutere la situazione iraniana e le possibili opzioni militari. La notizia, riportata da Axios, è stata ripresa anche da altre fonti internazionali, tra cui Reuters.
Secondo Axios, il presidente americano starebbe “seriamente valutando” un attacco contro l’Iran nel caso in cui non si arrivi a una svolta diplomatica dell’ultimo minuto nei negoziati in corso. Alla riunione avrebbero partecipato il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il direttore della CIA John Ratcliffe e altri vertici della sicurezza americana.
Negli ultimi mesi le tensioni tra Washington e Teheran sono cresciute costantemente. Il dossier iraniano è tornato al centro della strategia geopolitica americana dopo lo stallo dei negoziati sul nucleare e le crescenti preoccupazioni sulla sicurezza nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Secondo Reuters, Trump avrebbe chiesto ai suoi consiglieri di esaminare concretamente le opzioni militari disponibili.
Il clima resta estremamente delicato. Da una parte proseguono tentativi di mediazione internazionale, anche attraverso il Pakistan e altri canali diplomatici regionali; dall’altra cresce la pressione dell’ala più dura repubblicana, che chiede alla Casa Bianca di assumere una linea molto più aggressiva contro Teheran.
Al momento non esiste alcuna conferma ufficiale di un attacco imminente, ma diversi segnali fanno pensare a una fase di forte escalation:
Secondo fonti americane citate da Axios, Trump sarebbe apparso nelle ultime ore più incline all’opzione militare rispetto ai giorni precedenti, pur senza aver preso una decisione definitiva.
La situazione viene osservata con estrema preoccupazione anche dai mercati energetici internazionali. Un eventuale conflitto diretto con l’Iran potrebbe avere conseguenze enormi:
- aumento del prezzo del petrolio;
- rischio per le rotte commerciali marittime;
- tensioni globali sull’energia;
- nuovi effetti sull’inflazione mondiale.
Il timore principale riguarda proprio lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa una quota strategica del petrolio mondiale. Qualsiasi escalation militare potrebbe provocare uno shock economico internazionale.
In queste ore la diplomazia internazionale prova ancora a evitare il peggio. Ma il messaggio che arriva da Washington appare chiaro: il tempo per una soluzione negoziale potrebbe essere vicino alla scadenza.
