Garlasco, nuova battaglia sulle impronte: scontro tra consulenti sulla scarpa e sul piede di Andrea Sempio

A cura della redazione online

Il caso Garlasco torna a concentrarsi su uno degli elementi più discussi della scena del crimine: l’impronta lasciata da una scarpa con suola a pallini all’interno della villetta di via Pascoli.

Le nuove consulenze depositate nell’inchiesta su Andrea Sempio mostrano infatti valutazioni opposte sulla compatibilità tra quella traccia e le dimensioni del piede dell’indagato.

Secondo una consulenza presentata dai legali della famiglia Poggi, il piede destro di Sempio, lungo circa 27,2-27,3 centimetri, non sarebbe compatibile con la scarpa che avrebbe lasciato l’impronta. L’esperto della parte civile sostiene che le dimensioni interne della calzatura sarebbero troppo ridotte rispetto al piede dell’indagato.

Una conclusione contestata dai consulenti della Procura di Pavia.

Per l’accusa, infatti, l’impronta rinvenuta sulla scena del delitto sarebbe incompleta, sia nella larghezza sia nella lunghezza. Nella traccia mancherebbero alcune file terminali dei caratteristici tasselli “a pallini”, sia nella zona della punta sia in quella del tacco.

Di conseguenza, secondo i consulenti della Procura, le dimensioni ricavate dalla sola impronta sarebbero inferiori rispetto alla reale lunghezza della suola.

La scarpa presa come riferimento è un modello Frau di taglia 42. Gli esperti dell’accusa ritengono che le dimensioni di quel modello siano compatibili con le misure del piede di Sempio.

Compatibilità, però, non significa attribuzione.

La consulenza non dimostra che quella scarpa appartenesse o fosse indossata da Andrea Sempio il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. Stabilisce soltanto, secondo la ricostruzione della Procura, che le caratteristiche fisiche della traccia non escluderebbero il suo piede.

È proprio su questo punto che si prepara uno dei principali terreni di confronto tra accusa, difesa e consulenti nel caso in cui l’inchiesta approdasse a un processo.

L’impronta della scarpa aveva già avuto un ruolo importante nelle precedenti indagini su Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.

Oggi, però, la nuova Procura di Pavia sta rileggendo diversi elementi dell’indagine del 2007 alla luce di nuovi accertamenti.

Tra questi è tornata al centro anche la vicenda delle scarpe di Stasi.

Marco Pizzamiglio, all’epoca vicecomandante del Ris di Parma, ha raccontato agli investigatori che al reparto furono consegnate tre paia di scarpe che, secondo il suo ricordo, apparivano praticamente nuove e prive di evidenti segni di utilizzo.

Pizzamiglio avrebbe contestato già allora la scelta di sottoporre proprio quelle calzature agli accertamenti, sostenendo che non sembravano essere quelle indossate da Stasi.

Le analisi per individuare eventuali tracce di sangue diedero esito negativo.

Ma quello delle scarpe non è l’unico capitolo riaperto.

La nuova inchiesta ha riportato all’attenzione anche gli accertamenti eseguiti nel 2007 sui pedali della bicicletta bordeaux sequestrata durante le prime indagini.

Secondo una recente consulenza della difesa Stasi, due analisi effettuate il 20 settembre 2007 avrebbero dato esito negativo rispetto all’attribuzione del DNA a Chiara Poggi, dopo che una prima analisi del giorno precedente aveva invece fornito un risultato positivo.

Quelle successive analisi negative non sarebbero state inserite nel fascicolo processuale.

La Procura di Pavia sta cercando di chiarire perché e in quale modo alcuni risultati investigativi dell’epoca siano stati gestiti, tanto da aver ascoltato diversi ex appartenenti al Ris come testimoni.

Anche l’ex comandante del Ris Luciano Garofano è stato sentito nell’ambito degli approfondimenti.

Un altro elemento tornato al centro dell’indagine è la cosiddetta impronta 33, individuata sul muro delle scale che conducono alla cantina dove venne trovato il corpo di Chiara Poggi.

Gli accertamenti più recenti non avrebbero escluso che sull’intonaco potesse essere originariamente presente sangue umano. Il reperto, tuttavia, venne trattato e successivamente rimosso dalla parete, rendendo impossibile una nuova analisi diretta sulla traccia originale.

La Procura continua inoltre a valutare il DNA rinvenuto sotto le unghie della vittima, la traccia palmare e altri elementi che, secondo l’accusa, devono essere letti complessivamente nell’ambito della posizione di Sempio.

La difesa dell’indagato respinge questa impostazione e sostiene che non vi siano elementi nuovi sufficienti a giustificare un rinvio a giudizio.

I legali di Sempio hanno inoltre ricordato che la contestazione rimane quella già formulata nei precedenti atti dell’inchiesta e avranno ora la possibilità di presentare memorie, documentazione e richieste di ulteriori accertamenti.

Parallelamente resta aperta la questione della possibile revisione della condanna di Alberto Stasi.

I suoi difensori stanno valutando i nuovi elementi emersi dall’inchiesta di Pavia, mentre i legali della famiglia Poggi sostengono che non siano emersi dati tali da modificare le conclusioni raggiunte nei processi precedenti.

Il caso Garlasco procede quindi su due binari destinati inevitabilmente a incrociarsi: da una parte l’inchiesta su Andrea Sempio, dall’altra la verifica di quanto avvenne durante le indagini che portarono alla condanna di Alberto Stasi.

E ancora una volta una traccia apparentemente piccola, quella lasciata da una scarpa sul pavimento della villetta, torna a essere uno dei punti centrali di una vicenda giudiziaria che, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a sollevare nuove domande