Da Piazza Tiananmen, Mao Zedong proclama la nascita della Repubblica Popolare Cinese. È l’inizio di un nuovo Stato, ma anche di una trasformazione politica e sociale destinata a cambiare la Cina e gli equilibri mondiali. Per la puntata di oggi, Deep View parte dal 1° ottobre 1949 e arriva alla Rivoluzione culturale attraverso un documentario costruito anche sulle testimonianze di occidentali che vissero nella Cina maoista.
di Emanuele Esposito | 1° ottobre 2026
Il 1° ottobre 1949, alle tre del pomeriggio, Mao Zedong salì sulla Porta di Tiananmen a Pechino e proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Il nuovo governo centrale si insediava dopo anni di guerra civile, mentre il Kuomintang di Chiang Kai-shek si ritirava verso Taiwan.
La cerimonia fissò alcuni simboli destinati a diventare permanenti: Pechino come capitale, la bandiera rossa a cinque stelle, l’inno provvisorio e un nuovo governo guidato da Mao, con Zhou Enlai nominato premier e ministro degli Esteri.
Oggi, 1° ottobre 2026, sono trascorsi 77 anni da quella giornata.
Per la ventiduesima puntata di Deep View by Allora! News abbiamo scelto “Life in Mao’s China During the Cultural Revolution | FULL DOCUMENTARY”, pubblicato da SLICE Full Doc. Il film, diretto da Martin Gronemeyer, utilizza anche le testimonianze di occidentali che vissero in Cina durante gli anni del maoismo e della Rivoluzione culturale.
Non è quindi un documentario sulla sola giornata del 1° ottobre 1949.
È il racconto di ciò che venne dopo.
Ed è proprio questo che lo rende interessante.
La fine di una guerra, l’inizio di un nuovo Stato
La nascita della Repubblica Popolare fu il risultato di una lunga guerra civile tra comunisti e nazionalisti, interrotta e trasformata dall’invasione giapponese e dalla Seconda guerra mondiale.
Quando Mao proclamò il nuovo Stato, la vittoria comunista non era ancora soltanto un fatto interno alla Cina.
Aveva immediatamente una dimensione internazionale.
Il mondo del 1949 era già entrato nella Guerra fredda.
Da una parte gli Stati Uniti e i loro alleati.
Dall’altra l’Unione Sovietica.
La vittoria di Mao portava il Paese più popoloso del mondo nel campo socialista, anche se il rapporto con Mosca sarebbe diventato molto più complesso negli anni successivi.
La nascita della Repubblica Popolare modificò quindi gli equilibri dell’Asia e, con essi, quelli globali.
Una Cina che vuole ricominciare
Per il governo comunista, il 1949 venne presentato come la fine di un lungo periodo di frammentazione, guerre, interventi stranieri e debolezza dello Stato.
La nuova leadership puntava a ricostruire il Paese, centralizzare il potere, trasformare l’economia e ridisegnare completamente la società.
Le riforme investirono la proprietà della terra, l’industria, l’istruzione e il ruolo dello Stato nella vita quotidiana.
Ma la storia della Cina maoista non può essere raccontata come un processo lineare.
Accanto alla ricostruzione e all’industrializzazione arrivarono campagne politiche sempre più radicali.
E alcune ebbero conseguenze devastanti.
Dal Grande Balzo alla Rivoluzione culturale
Alla fine degli anni Cinquanta Mao lanciò il Grande Balzo in Avanti, con l’obiettivo di accelerare enormemente lo sviluppo economico e industriale del Paese.
Il progetto produsse però profonde distorsioni economiche e contribuì alla grande carestia che colpì la Cina tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta.
Pochi anni dopo, nel 1966, cominciò la Rivoluzione culturale.
La mobilitazione lanciata da Mao contro presunti elementi “borghesi” e revisionisti investì il Partito, le università, le scuole, le istituzioni culturali e milioni di persone.
Le Guardie Rosse diventarono uno dei simboli di quella stagione.
Intellettuali, insegnanti, funzionari e cittadini furono sottoposti a campagne di denuncia, umiliazioni pubbliche, espulsioni, detenzioni e violenze.
La Rivoluzione culturale sarebbe durata fino alla morte di Mao nel 1976. Fonti contemporanee e studi successivi la descrivono come un decennio di enorme sconvolgimento politico e sociale, con persecuzioni, conflitti interni e distruzione di patrimoni culturali.
Guardare la Cina attraverso chi vi abitò
Il documentario selezionato da Deep View offre una prospettiva particolare.
Non racconta la Rivoluzione culturale soltanto attraverso documenti ufficiali o immagini propagandistiche.
Utilizza anche le testimonianze di alcuni occidentali che, per scelta politica, studio o lavoro, vissero nella Cina di Mao.
La loro posizione era complessa.
Alcuni erano arrivati nel Paese con grande simpatia per il progetto rivoluzionario cinese.
Altri erano stati invitati come esperti linguistici, insegnanti o collaboratori.
Durante la Rivoluzione culturale, però, anche alcuni di loro finirono travolti dalla radicalizzazione politica.
Studi sull’esperienza degli stranieri nella Cina maoista raccontano infatti come alcuni residenti occidentali, inizialmente sostenitori della rivoluzione, furono successivamente isolati, detenuti o sottoposti a dure restrizioni quando il clima politico divenne più sospettoso e xenofobo.
È proprio questa contraddizione a rendere le loro testimonianze interessanti.
La rivoluzione vista da dentro
Guardare quelle immagini significa provare a comprendere come una trasformazione politica possa entrare nella vita quotidiana.
La propaganda.
Le assemblee.
I ritratti di Mao.
Il Libretto Rosso.
Le accuse pubbliche.
Il culto della personalità.
La mobilitazione dei giovani.
La pressione ideologica dentro scuole e luoghi di lavoro.
Tutti elementi che rischiano di diventare astratti se osservati soltanto attraverso una cronologia.
Le testimonianze, invece, riportano l’attenzione sulle persone.
Su ciò che significava vivere in un sistema nel quale la politica penetrava profondamente nella sfera privata.
Mao: liberatore, rivoluzionario, leader autoritario
Raccontare Mao Zedong richiede di tenere insieme aspetti che nella memoria politica vengono spesso separati.
Per la narrazione ufficiale della Repubblica Popolare, Mao è il leader della rivoluzione che pose fine al vecchio ordine e fondò la nuova Cina. Il governo cinese continua a presentare il 1° ottobre 1949 come una trasformazione fondamentale nella storia nazionale.
Ma il suo governo fu anche caratterizzato da campagne politiche durissime, repressione, errori economici e un sistema fortemente autoritario.
Questi due elementi appartengono entrambi alla storia.
Ed è proprio evitando sia l’agiografia sia la caricatura che si può provare a comprendere davvero il peso di Mao nel Novecento.
La Cina dopo Mao
Mao morì nel 1976.
Negli anni successivi la Cina avrebbe intrapreso un percorso molto diverso.
Con Deng Xiaoping arrivarono le riforme economiche e una progressiva apertura al mercato internazionale.
La Cina di oggi è radicalmente diversa da quella del 1949 e da quella della Rivoluzione culturale.
Ma il sistema politico continua a poggiare sulla struttura statale nata con la vittoria comunista.
Per questo il 1° ottobre non è soltanto una data storica.
È ancora oggi la festa nazionale della Repubblica Popolare Cinese.
Perché abbiamo scelto questo video
Perché il 1° ottobre 1949 non può essere compreso soltanto guardando la folla di Tiananmen.
Quel momento apre una storia lunga decenni.
La rivoluzione.
La costruzione del nuovo Stato.
Il rapporto con l’Unione Sovietica.
Le campagne politiche.
La Rivoluzione culturale.
E infine la trasformazione della Cina in una delle principali potenze mondiali.
Il documentario di SLICE Full Doc ci permette di entrare proprio in una delle fasi più radicali di quel percorso e di farlo attraverso testimonianze dirette.
Il video selezionato
Life in Mao’s China During the Cultural Revolution | FULL DOCUMENTARY
Fonte video: SLICE Full Doc
Regia: Martin Gronemeyer
▶️ Guarda il documentario all’interno di questa pagina.
Dopo il video resta una domanda
Il 1° ottobre 1949 Mao Zedong annunciò la nascita di una nuova Cina.
Settantasette anni dopo, quella Cina è diventata una potenza economica, tecnologica e militare capace di influenzare gli equilibri globali.
Ma conoscere il presente significa anche tornare alle origini.
Alle speranze.
Alle trasformazioni.
E agli errori.
La domanda che lasciamo ai lettori è questa:
quanto della Cina contemporanea può essere compreso senza tornare a quel 1° ottobre e agli anni di Mao?
Probabilmente molto poco.
Perché quel giorno non nacque soltanto un nuovo governo.
Nacque uno Stato destinato a diventare uno dei protagonisti centrali del XXI secolo.
Deep View. Guardare più a fondo.
Documentari. Inchieste. Storia. Per capire il presente attraverso ciò che lo ha costruito.
Fonte e ringraziamenti
Fonte video: SLICE Full Doc.
Allora! News ringrazia SLICE Full Doc per aver reso disponibile il documentario “Life in Mao’s China During the Cultural Revolution” e gli autori per il lavoro di raccolta delle testimonianze e dei materiali storici.
Le immagini, le interviste e gli altri contenuti audiovisivi restano attribuiti ai rispettivi autori, produttori e titolari dei diritti.
