Regno Unito, Burnham riapre il dossier Brexit: tra le opzioni anche il ritorno nell’Unione europea

A cura della redazione online

Il primo ministro britannico Andy Burnham riapre uno dei dibattiti più divisivi della politica del Regno Unito: il futuro dei rapporti con l’Unione europea. Secondo Burnham, Londra dovrebbe valutare tutte le possibili opzioni per il proprio rapporto di lungo periodo con Bruxelles, compresa, in prospettiva, la possibilità di rientrare nell’UE.

Il premier ha ribadito la sua convinzione che la Brexit abbia prodotto più danni che benefici per il Paese, soprattutto sul piano economico e nella capacità del Regno Unito di affrontare alcune delle principali sfide degli ultimi anni.

Nel suo intervento alla conferenza annuale del Labour Party, Burnham ha sostenuto che sia arrivato il momento di discutere apertamente quale relazione la Gran Bretagna voglia costruire con i propri partner europei nei prossimi dieci anni.

Le possibilità indicate vanno dal mantenimento dell’attuale situazione a un rapporto molto più stretto con Bruxelles, passando per un eventuale ritorno nel mercato unico, l’adesione a un’unione doganale o, come ipotesi più ampia, il rientro completo nell’Unione europea.

Burnham non ha però annunciato un nuovo referendum e ha chiarito che qualsiasi decisione di questo tipo sarebbe ancora lontana. L’obiettivo immediato sarebbe invece quello di presentare al Paese le diverse alternative e verificare quale modello possa raccogliere maggiore consenso.

Il tema tornerà al centro dell’agenda politica in vista del vertice tra Regno Unito e Unione europea previsto per novembre, durante il quale Londra punta a discutere anche di industria, commercio e immigrazione.

La posizione britannica ha già provocato reazioni in Europa.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha accolto positivamente l’eventualità di un futuro ritorno britannico nell’Unione, ma ha contemporaneamente avvertito che non sarebbe possibile scegliere soltanto le parti dell’integrazione europea considerate più convenienti.

Il messaggio di Parigi è chiaro: un eventuale riavvicinamento dovrebbe rispettare le regole comuni e le libertà che costituiscono la struttura del mercato unico europeo.

La questione incontra anche un’opinione pubblica britannica profondamente diversa rispetto a quella che nel 2016 votò per lasciare l’Unione europea.

Un recente sondaggio YouGov indicava il 55 per cento degli intervistati favorevole a un ritorno nell’UE, contro il 34 per cento contrario. Il consenso, tuttavia, tende a diminuire quando nelle domande vengono inserite condizioni come i contributi al bilancio europeo o altre conseguenze di una piena adesione.

La Brexit continua quindi a dividere.

Da una parte cresce la richiesta di ristabilire legami economici e commerciali più stretti con l’Europa; dall’altra rimangono forti le resistenze di chi considera il referendum del 2016 una decisione che non dovrebbe essere rimessa in discussione.

Reform UK, guidato da Nigel Farage, ha immediatamente criticato le dichiarazioni di Burnham, accusando il governo di voler riportare gradualmente il Regno Unito nell’orbita di Bruxelles.

Per il premier, invece, il punto non sarebbe cancellare il voto del 2016, ma valutare quale assetto possa rispondere meglio alle esigenze economiche e strategiche del Paese dopo dieci anni di Brexit.

Il dibattito è quindi destinato a proseguire.

Per ora non esiste una proposta formale per il ritorno del Regno Unito nell’Unione europea. Ma per la prima volta da anni, l’ipotesi di una futura riadesione viene indicata apertamente dal primo ministro come una delle possibilità che il Paese potrebbe prendere in considerazione.