Il Monte Soratte si trova vicino a Roma: si erge con i suoi 700 metri di altezza ed è stato sempre considerato un luogo di culto fin dai tempi pre-romanici. Abitato da Sabini, Capenati, Falisci ed Etruschi, fu circondato da svariati eremi fin dagli anni del 1532.
Il bunker, grazie al suo dedalo di gallerie, era adatto come rifugio: infatti Mussolini, nel 1937, lo volle come rifugio antiaereo e come copertura della fabbrica di munizioni della Breda di Brescia. Ma negli anni della Seconda guerra mondiale divenne effettivamente un bunker, ma del nemico.
Andiamo per passi: il bunker fu teatro della guerra fin dal settembre del 1943, quando il Comando Supremo del Sud, in mano ai tedeschi e guidato dal feldmaresciallo Albert Kesselring, fece del Monte Soratte il proprio rifugio per oltre dieci mesi, resistendo ai pesanti bombardamenti dei B-17 americani, partiti da Foggia nel maggio del 1944 con l’intento di distruggere quella base tedesca, dove si custodivano complessi documenti strategici e anche casse contenenti l’oro sottratto alla Banca d’Italia, delle quali non si seppe mai più nulla. Strano, vero?
Finita la guerra, non si parlò più del bunker, almeno fino al 1967 quando, per paura della Guerra Fredda e su suggerimento della NATO, il rifugio subì modifiche strutturali per renderlo antiatomico, poiché avrebbe dovuto ospitare il Governo e il Presidente della Repubblica in caso di attacco atomico sulla capitale (ringraziando il cielo, mai avvenuto). I lavori di riassetto terminarono senza specifiche ragioni nel 1972.
Oggi quel bunker, sotto l’egida del Comune di Sant’Oreste, è stato convertito in museo, denominato “Il Percorso della Memoria” del Monte Soratte.
C’è da chiedersi… come mai, quando al Governo sventolano bandiere di differente colore, tutto tace e cade nel dimenticatoio? Mah!
