di Pino Forconi
Sì, la politica rientra dentro il sistema del politichese, cioè l’uso di parole ed espressioni che sono raccolte in quel manuale del “politicamente corretto”, letto e maggiormente usato da quelle persone che vogliono dire non dicendo, far credere non credendo; parlare difficile non sapendo che altro dire, usando il continuo martellamento delle menti fino al loro appiattimento naturale, cioè quando, tornando a casa, ti chiedi: “Ma cosa ha detto? Mah, lo leggerò domani sui giornali…”. Ahimè, come duole: se prima non hai capito, con i giornali sei fregato. Politiche- se, perché quando una cosa non ti suona hai bisogno che qualcun altro te la smentisca, magari insinuando che siano voci di corridoio, e lasciarla ca- dere.
Politichese è quando, in qualche modo, devi far vedere che ci sei, quindi tiri fuori dal cilindro la prima stupidaggine che ti passa per il cervello, che fa drizzare le orecchie a tutti, ma preghi che non ti chiedano cosa volesse dire, perché sarebbe come cercare un ago nel pagliaio.
Politichese è quando parli per giorni e giorni, per mesi e mesi e, se ce la fai, anche per anni, sullo stesso chiodo (argomento a caso: il salario minimo); per altri la cittadinanza, ma oltre a quello non si hanno argomenti.
Intendiamoci, la politica è come comprare un gratta e vinci: può uscire vincente se hai culo, altrimenti ti devi ac- contentare del solito tran tran, ma c’è chi gioca grosso e punta tutto sul biglietto di Capodanno, oppure sul cavallo favorito. Auguri a chi sta studiando la situazione.
