L’India non è più soltanto una potenza emergente. È ormai uno dei grandi centri decisionali del nuovo ordine mondiale. E l’Italia sembra aver compreso che il futuro dell’economia e della geopolitica internazionale passerà sempre più attraverso Nuova Delhi.
La prefazione firmata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al libro “Perché l’India conta” del ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar non rappresenta soltanto un gesto istituzionale o diplomatico. È il segnale politico di una strategia precisa: rafforzare un partenariato destinato ad avere un peso crescente nei nuovi equilibri mondiali.
Nel testo, Tajani descrive l’India come una chiave fondamentale per comprendere il XXI secolo. Una definizione che riflette il cambiamento profondo in atto nello scenario globale. Per decenni il baricentro economico mondiale è stato dominato dall’asse atlantico. Oggi invece l’Indo-Pacifico sta diventando il vero motore della crescita economica, dell’innovazione tecnologica e della competizione geopolitica internazionale.
L’Italia vuole evitare di restare spettatrice di questa trasformazione.
Il rapporto tra Roma e Nuova Delhi si sta infatti evolvendo rapidamente da semplice cooperazione economica a vera partnership strategica. Un percorso sostenuto direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal primo ministro indiano Narendra Modi, protagonisti negli ultimi anni di un intenso dialogo politico e commerciale.
La posta in gioco è enorme.
L’India è destinata a diventare una delle maggiori economie mondiali, con una popolazione superiore a 1,4 miliardi di persone, una crescita industriale costante e una capacità tecnologica sempre più avanzata. Per l’Italia significa accesso a uno dei mercati più importanti del pianeta ma anche la possibilità di costruire nuove filiere industriali, nuove collaborazioni tecnologiche e nuovi corridoi logistici.
Dietro questo avvicinamento si muovono interessi strategici molto più ampi del semplice export. Italia e India stanno cercando di costruire una cooperazione che coinvolge energia, innovazione tecnologica, semiconduttori, intelligenza artificiale, cybersicurezza e difesa, in un momento in cui il mondo è attraversato da tensioni internazionali sempre più forti. La sicurezza delle rotte commerciali, la stabilità del Mar Rosso, le conseguenze della guerra in Ucraina e le crisi mediorientali stanno spingendo molti Paesi a ridefinire alleanze e priorità economiche. In questo scenario l’India viene vista sempre più come un partner strategico indispensabile.
Uno dei pilastri di questa nuova visione è il progetto IMEC, il corridoio economico che dovrebbe collegare India, Medio Oriente ed Europa attraverso infrastrutture logistiche, porti, reti energetiche e connessioni digitali. È una delle grandi sfide geopolitiche dei prossimi decenni e l’Italia punta a ritagliarsi un ruolo centrale grazie alla propria posizione nel Mediterraneo.
Trieste, Genova e il sistema portuale italiano potrebbero trasformarsi in una porta strategica tra Europa e Indo-Pacifico, favorendo commerci, investimenti e flussi tecnologici. Non a caso Roma guarda con interesse anche ai grandi progetti digitali come il cavo sottomarino Blue & Raman destinato a collegare Mediterraneo e Oceano Indiano.
L’obiettivo italiano appare chiaro: diventare un ponte tra Europa e Asia.
Ma questa strategia ha anche una dimensione politica più profonda. L’Occidente vede infatti nell’India un interlocutore fondamentale per riequilibrare il peso crescente della Cina. Nuova Delhi però continua a mantenere una politica estera autonoma, dialogando contemporaneamente con Stati Uniti, Europa, Russia e Paesi emergenti. Ed è proprio questa capacità di muoversi in equilibrio tra diversi blocchi internazionali a rendere l’India un attore sempre più decisivo.
Per l’Italia si apre quindi una sfida importante. Rafforzare il rapporto con l’India significa entrare nei nuovi flussi economici globali, attrarre investimenti, creare opportunità industriali e partecipare alla trasformazione tecnologica mondiale. Ma significa anche accettare che il mondo stia cambiando rapidamente e che le vecchie coordinate geopolitiche non bastino più.
Per anni l’Europa ha guardato soprattutto verso se stessa. Oggi invece il futuro si gioca sempre di più lungo la direttrice che unisce Mediterraneo, Golfo, India e Indo-Pacifico.
Ed è proprio lì che Roma sta cercando di costruire il proprio spazio strategico.
Fonte: prefazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani al libro “Perché l’India conta” di S. Jaishankar, pubblicata daFormiche.net con Decode39 e Rubettino Editore.
