Francia, proteste studentesche fuori controllo: migliaia di fermi, centinaia di licei coinvolti e nuovi gravi incidenti

La mobilitazione dei liceali francesi continua tra richieste di maggiori risorse per la scuola e un’escalation di violenze. Una donna ha perso un occhio dopo essere stata colpita da una pietra, mentre a Lens un quindicenne ha subito la mutilazione di una mano dopo l’esplosione di una granata “sting-ball”. Il governo tenta di riaprire il dialogo, ma si prepara una nuova giornata nazionale di protesta.

La Francia continua a fare i conti con una protesta studentesca che, partita dalle rivendicazioni per una scuola pubblica più finanziata e organizzata, si sta trasformando in una delle più difficili crisi di ordine pubblico degli ultimi mesi.

Gli studenti chiedono più risorse, la sostituzione dei docenti assenti, interventi sugli edifici scolastici e una risposta alle disuguaglianze che, secondo i manifestanti, caratterizzano il sistema educativo francese. Ma accanto alle proteste pacifiche si moltiplicano episodi di vandalismo, incendi, aggressioni e scontri con le forze dell’ordine.

Il bilancio degli incidenti è pesante.

Ad Aix-en-Provence una donna di circa cinquant’anni ha perso un occhio dopo essere stata colpita al volto da una pietra lanciata a margine di una manifestazione. Un ragazzo di 17 anni è stato individuato e posto in stato di fermo.

A Lens, nel nord della Francia, un quindicenne è rimasto invece gravemente ferito dopo aver raccolto da terra un ordigno utilizzato dalla polizia durante gli scontri.

Secondo le ricostruzioni disponibili, si tratterebbe di una granata del tipo “sting-ball”. L’ordigno è esploso nella mano sinistra del ragazzo, provocandone la mutilazione. Il giovane è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Lille.

Sul caso è stata aperta un’indagine affidata all’Ispettorato generale della polizia nazionale per ricostruire la dinamica dell’accaduto e verificare eventuali responsabilità.

Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha definito quanto accaduto “umanamente drammatico”, sottolineando che sarà necessario chiarire con precisione come il dispositivo sia finito nelle mani dello studente.

Migliaia di fermati, la maggioranza sono minorenni

Un dato rende ancora più evidente la dimensione della crisi: dall’inizio delle proteste migliaia di persone sono state fermate dalle forze dell’ordine e, secondo le informazioni riportate, una percentuale molto elevata dei fermati è composta da minorenni.

Le autorità francesi parlano inoltre di numerosi studenti, agenti e dipendenti scolastici rimasti feriti.

Il ministro Geffray ha riferito che gli studenti feriti dall’inizio della mobilitazione sarebbero circa 190, precisando che alcuni sono rimasti coinvolti accidentalmente, mentre altri sarebbero stati colpiti durante episodi di violenza provocati anche da soggetti estranei alle scuole.

Secondo il governo, infatti, una parte degli incidenti sarebbe causata da gruppi che si spostano da un istituto all’altro approfittando delle manifestazioni per provocare scontri, lanciare razzi da mortaio, incendiare strutture e affrontare le forze dell’ordine.

Licei incendiati e presidi aggrediti

A Parigi, Rouen e in altre città francesi si sono verificati incendi davanti agli ingressi di diversi istituti scolastici.

In alcuni casi sono stati utilizzati cassonetti, biciclette e fuochi d’artificio contro cancelli e portoni delle scuole.

Diversi dirigenti scolastici sono rimasti feriti.

A Belfort un funzionario di polizia in abiti civili sarebbe stato picchiato fino a perdere conoscenza, mentre a Marsiglia una donna è stata colpita al volto con un dispositivo improvvisato realizzato utilizzando uno spray e un accendino.

Sempre a Marsiglia sono stati segnalati episodi particolarmente gravi all’interno e nei pressi di alcuni istituti, con aggressioni contro personale scolastico e mezzi di soccorso.

Le tensioni hanno avuto conseguenze anche sui trasporti pubblici.

A Marsiglia e Strasburgo alcuni servizi di autobus, tram e metropolitana sono stati temporaneamente sospesi a causa di vandalismi e aggressioni.

Oltre 400 licei interessati dalle proteste

La situazione resta complessa anche sul fronte delle scuole.

Più di 400 istituti risultano coinvolti da blocchi, manifestazioni o altre iniziative di protesta, anche se il numero appare in calo rispetto ai giorni precedenti.

Secondo il ministero dell’Educazione, la diminuzione potrebbe essere il risultato del dialogo aperto tra governo, dirigenti scolastici e rappresentanti degli studenti.

Il ministro Geffray ha comunque riconosciuto il diritto degli studenti a manifestare.

La nuova giornata nazionale di mobilitazione, sostenuta anche da diversi sindacati del settore dell’istruzione, è stata definita dal ministro una manifestazione di libertà democratica che deve essere rispettata e protetta.

La linea del governo tenta quindi di distinguere tra la protesta studentesca e gli episodi di violenza.

Da una parte Parigi riconosce la legittimità delle richieste provenienti dalle scuole; dall’altra denuncia la presenza di gruppi violenti che, secondo l’esecutivo, avrebbero progressivamente preso spazio all’interno della mobilitazione.

Gli studenti: «Non abbiamo ricevuto risposte»

I rappresentanti dei liceali non sembrano però intenzionati a fermarsi.

Dopo gli incontri con il governo, alcune organizzazioni studentesche hanno dichiarato di non aver ricevuto proposte concrete e hanno confermato la volontà di proseguire le manifestazioni.

Le richieste riguardano soprattutto maggiori investimenti nell’istruzione pubblica, la sostituzione degli insegnanti assenti, il miglioramento delle condizioni degli edifici scolastici, il sovraffollamento delle classi e il sistema di accesso agli studi superiori.

La protesta sta inoltre iniziando a coinvolgere anche le università.

Il governo prepara il “Chi rompe paga”

Parallelamente alla ricerca di un dialogo con gli studenti, il governo francese prepara una stretta nei confronti dei responsabili delle devastazioni.

Il 27 ottobre il Senato dovrebbe iniziare l’esame del progetto di legge ribattezzato “Chi rompe paga”.

L’obiettivo è introdurre una forma di responsabilità per chi rimane all’interno di una manifestazione violenta anche dopo gli avvertimenti delle autorità, estendendo in alcuni casi il principio della corresponsabilità per i danni.

La proposta è già contestata dall’opposizione di sinistra, che teme un provvedimento capace di limitare il diritto di manifestazione.

Anche il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha chiesto di valutare la responsabilità civile dei genitori per i danni provocati dai figli minorenni.

Il costo delle devastazioni viene ormai stimato in milioni di euro.

Una crisi che va oltre la scuola

La protesta arriva inoltre in un momento politicamente delicato.

La Francia si avvicina alle elezioni presidenziali del 2027 mentre il governo è impegnato nella preparazione di una difficile manovra finanziaria e nella ricerca di risparmi miliardari.

La mobilitazione studentesca rischia quindi di trasformarsi in qualcosa di più ampio rispetto alla protesta originaria per la scuola.

Il governo tenta di evitare che la tensione sociale si estenda ulteriormente, mentre gli studenti rivendicano il diritto ad essere ascoltati.

La vera sfida sarà ora separare le legittime richieste di una generazione che chiede maggiore attenzione per l’istruzione dalla spirale di violenza che, in diverse città francesi, sta trasformando le manifestazioni in terreno di scontro.