Esplosioni nella capitale saudita, voli bloccati e nuovi attacchi contro aeroporti e infrastrutture energetiche. Riad intensifica la risposta nello Yemen, mentre Turchia e Pakistan annunciano un rapido dispiegamento di forze a sostegno dell’Arabia Saudita.
La tensione nel Golfo torna a salire rapidamente. Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato nuovi attacchi contro obiettivi strategici in Arabia Saudita, tra cui l’aeroporto internazionale di Riad, una raffineria di Saudi Aramco e diversi siti militari e aeroportuali nel sud del Regno.
Secondo il portavoce militare del movimento, Yahya Saree, le operazioni sarebbero state condotte con droni, missili balistici e missili da crociera.
Nella capitale saudita diversi residenti hanno riferito di aver udito una potente esplosione nella zona settentrionale della città. L’episodio si inserisce in una serie di deflagrazioni che hanno interessato Riad negli ultimi giorni, mentre l’escalation con gli Houthi si fa sempre più intensa.
Gli attacchi hanno avuto ripercussioni anche sul traffico aereo. Testimonianze e fonti regionali hanno riferito di sospensioni degli atterraggi e della chiusura di alcuni gate all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, dopo nuove esplosioni nella zona dello scalo.
Diversi voli avrebbero ricevuto indicazioni di non atterrare temporaneamente nella capitale saudita.
Nelle ore precedenti erano stati colpiti anche gli aeroporti di Jazan e Najran, nel sud del Paese. Gli attacchi avrebbero provocato tre feriti lievi e danni materiali limitati.
Sul fronte energetico, la situazione resta particolarmente delicata. Una fonte del settore ha riferito che l’oleodotto saudita Est-Ovest, arteria strategica che collega i giacimenti orientali al Mar Rosso evitando lo Stretto di Hormuz, sarebbe stato nuovamente interrotto dopo un attacco contro una stazione di pompaggio a Khurais.
La stessa infrastruttura era già stata fermata in precedenza a causa di altri attacchi.
La pressione militare si sviluppa però in entrambe le direzioni. Le forze del governo yemenita riconosciuto internazionalmente, sostenute dall’Arabia Saudita, affermano di aver riconquistato il porto di Mocha, sul Mar Rosso, e di aver lanciato nuove operazioni contro le posizioni Houthi nell’area strategica di Bab el-Mandeb.
Gli Houthi hanno però contestato alcune delle rivendicazioni del fronte governativo, definendole propaganda.
Anche il quadro regionale si sta allargando.
Turchia e Pakistan hanno annunciato un rapido dispiegamento di truppe in Arabia Saudita nell’ambito dell’alleanza di difesa sottoscritta con Riad. La dichiarazione congiunta parla di attuazione concreta degli impegni di difesa collettiva e di rafforzamento della capacità militare comune.
Il patto prevede che un attacco contro uno dei Paesi firmatari venga considerato un attacco contro tutti.
La decisione arriva mentre Arabia Saudita, Turchia e Pakistan accusano gli Houthi di minacciare non solo il territorio saudita, ma anche infrastrutture civili ed energetiche e la sicurezza delle rotte del Mar Rosso.
Intanto, alla vigilia dell’anniversario del 7 ottobre 2023, Israele ha elevato il livello di allerta delle proprie forze armate.
Il ministro della Difesa Israel Katz ha parlato di informazioni di intelligence riguardanti possibili attacchi di Hamas, mentre il Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano ha avvertito i cittadini all’estero di un rischio più elevato di attentati.
Anche gli Stati Uniti stanno adottando misure precauzionali.
Secondo funzionari americani, il ritiro di bombardieri dalla base RAF di Fairford, nel Regno Unito, sarebbe stato deciso anche in seguito a una segnalazione riguardante un possibile attacco con droni iraniani.
Il quadro che emerge è quello di una crisi sempre più interconnessa: Yemen, Arabia Saudita, Iran, Israele, Gaza, Mar Rosso e Stretto di Hormuz stanno diventando parti di uno stesso fronte strategico.
Le infrastrutture energetiche e aeroportuali saudite sono tornate al centro della pressione militare e ogni ulteriore attacco rischia di produrre conseguenze non soltanto regionali, ma anche sui mercati dell’energia e sulle principali rotte commerciali internazionali.
