La bocciatura dei decreti sulla casa apre una crisi politica che porta Pedro Sánchez alle urne anticipate. Il premier chiede agli spagnoli una maggioranza progressista più ampia, mentre il Paese è attraversato dalle proteste per il caro affitti e l’emergenza abitativa. Il Partito Popolare è avanti nei sondaggi, Vox cresce e la sinistra arriva al voto divisa.
La Spagna tornerà alle urne il 29 novembre. Pedro Sánchez ha deciso di sciogliere anticipatamente le Cortes dopo la bocciatura in Parlamento dei decreti sulla casa, aprendo ufficialmente una campagna elettorale destinata a giocarsi soprattutto sulla questione sociale e abitativa.
La decisione arriva dopo un fine settimana di consultazioni interne al Partito socialista e di colloqui con ministri e dirigenti del Psoe. Alla fine Sánchez ha scelto di chiedere nuovamente il mandato agli elettori, sostenendo che l’attuale maggioranza non sia più sufficiente per portare avanti le riforme promesse dal suo governo.
Il premier ha spiegato di voler ottenere un sostegno più ampio per ridurre le disuguaglianze e proseguire con le politiche sociali, trasformando le elezioni in uno scontro politico netto tra due diverse idee di Spagna.
Da una parte la continuità del progetto progressista guidato dai socialisti, dall’altra un possibile governo delle destre con il Partito Popolare e Vox.
La casa diventa il cuore della campagna elettorale
La crisi politica è esplosa intorno ai due provvedimenti sull’abitazione respinti dal Congresso.
I decreti prevedevano misure sulla funzione sociale della casa, sull’ampliamento dell’offerta di alloggi accessibili e sulla stabilità dei contratti di locazione per la prima abitazione.
Sono stati ribattezzati “decreti Maricarmen”, dal nome di una donna di 87 anni e disabile sfrattata nel quartiere madrileno di Retiro, una vicenda diventata simbolo della crescente tensione sociale legata al caro affitti.
A bocciare i provvedimenti sono stati il Partito Popolare, Vox e, in maniera decisiva, i sette deputati di Junts per Catalunya, formazione che fino ad ora aveva sostenuto dall’esterno l’esecutivo.
Il voto di Junts ha fatto emergere tutta la fragilità della maggioranza parlamentare costruita da Sánchez dopo le elezioni del 2023.
Il governo starebbe comunque valutando la possibilità di riproporre almeno parte delle misure attraverso un nuovo decreto, che potrebbe essere sottoposto alla Deputazione permanente del Congresso anche dopo lo scioglimento delle Camere.
Proteste in oltre 50 città
La crisi parlamentare coincide con una vasta mobilitazione per il diritto alla casa.
Manifestazioni sono state organizzate in oltre 50 città spagnole, con Madrid al centro delle proteste.
Nella capitale quattro cortei sono confluiti a Plaza de Cibeles. Le stime sulla partecipazione sono molto differenti: la delegazione del governo parla di circa 70mila persone, mentre il Sindacato degli inquilini sostiene che i partecipanti siano stati circa 500mila.
I manifestanti chiedono interventi più incisivi contro il caro affitti, maggiori garanzie per gli inquilini e nuove politiche di edilizia accessibile.
Una parte del movimento chiede anche la proclamazione di uno sciopero generale.
A Puerta del Sol prosegue inoltre il presidio degli attivisti per il diritto alla casa, diventato uno dei simboli della mobilitazione.
Scontri a Valencia
La tensione è salita soprattutto a Valencia.
Al termine della manifestazione cittadina, un gruppo di dimostranti ha tentato di superare il cordone delle forze dell’ordine nei pressi del Palau de Les Arts, dove era prevista una conferenza sugli investimenti immobiliari.
Sono state abbattute alcune barriere e lanciati oggetti contro gli agenti.
La polizia ha risposto utilizzando proiettili di gomma e gas lacrimogeni.
Il bilancio riportato è di cinque arresti e nove agenti feriti.
Anche a Madrid la tensione è aumentata quando alcuni esponenti di gruppi di estrema destra hanno tentato di avvicinarsi al presidio degli attivisti per la casa a Puerta del Sol. La polizia è intervenuta per mantenere separati i due gruppi.
Sánchez: serve una maggioranza più ampia
Sánchez ha scelto di trasformare la crisi parlamentare in una sfida direttamente rivolta agli elettori.
Il premier sostiene che la Spagna abbia bisogno di una maggioranza progressista più forte per completare le riforme ancora aperte e ridurre le disuguaglianze.
Nel suo messaggio politico ha contrapposto il modello del suo governo alla crescita della destra e dell’estrema destra in Europa, presentando la Spagna come un Paese che deve continuare a rappresentare apertura, giustizia sociale e progresso.
Ma dopo otto anni al potere, il leader socialista arriva alle elezioni in una posizione più difficile rispetto al passato.
Sulla sua maggioranza pesano le divisioni parlamentari, mentre il governo deve affrontare anche le polemiche legate alle inchieste che coinvolgono persone vicine al premier e le critiche sulla gestione della crisi migratoria di Ceuta.
Il Partito Popolare vede l’occasione
I sondaggi riportati nel materiale disponibile collocano il Partito Popolare davanti al Psoe.
Il leader del Pp, Alberto Núñez Feijóo, ha accolto positivamente la convocazione delle elezioni sostenendo che finalmente saranno gli spagnoli a decidere il futuro politico del Paese.
Una vittoria del Partito Popolare, però, potrebbe non essere sufficiente per ottenere autonomamente la maggioranza assoluta.
A quel punto diventerebbe decisivo Vox, indicato come la terza forza politica nazionale e dato in crescita.
Il partito guidato da Santiago Abascal accoglie favorevolmente il ritorno alle urne, ma mantiene una certa prudenza.
Il ricordo del 2023 pesa ancora: anche allora i sondaggi davano per favorita una maggioranza Pp-Vox, ma Sánchez riuscì successivamente a costruire una coalizione parlamentare e a restare al governo.
La sinistra cerca una strategia comune
Più complessa appare la situazione delle forze alla sinistra del Psoe.
Sumar e Podemos restano divisi e la scelta delle elezioni anticipate costringe l’intera area progressista ad accelerare la ricerca di una strategia comune.
I ministri appartenenti a Sumar hanno discusso la situazione politica e le possibili proposte sull’emergenza abitativa, ma anche l’eventualità di costruire una candidatura unitaria.
Tra i nomi che circolano per una possibile leadership dell’area viene indicata anche la ministra della Sanità, Mónica García, esponente di Más Madrid.
Il problema per Sánchez sarà evitare che la frammentazione della sinistra disperda voti decisivi proprio mentre il centrodestra prova a trasformare l’appuntamento di novembre in un referendum politico sul premier.
Il 29 novembre una scelta decisiva
La Spagna entra quindi in una campagna elettorale breve ma potenzialmente durissima.
Al centro ci saranno certamente il costo della vita, la casa, gli affitti e le disuguaglianze sociali, ma anche la stabilità politica dopo anni caratterizzati da maggioranze parlamentari estremamente fragili.
Sánchez scommette ancora una volta sulla capacità di mobilitare l’elettorato progressista quando la partita sembra più difficile.
Il Partito Popolare vede invece la possibilità concreta di chiudere il ciclo politico del leader socialista, mentre Vox punta a diventare indispensabile per la formazione di un nuovo governo.
Dopo la crisi sulla casa, la parola passa agli elettori.
Il 29 novembre saranno gli spagnoli a decidere se concedere a Pedro Sánchez una nuova maggioranza oppure aprire una nuova fase politica per il Paese.
