Ceuta, crisi migratoria e scontro diplomatico: Meloni apre ai controlli con la Spagna, Madrid convoca l’ambasciatore italiano

Migliaia di persone hanno raggiunto l’enclave spagnola dal Marocco, molte attraversando il mare a nuoto. Madrid mobilita esercito e Guardia Civil, mentre salgono a 15 i morti dell’ultima ondata. Tajani attacca la politica migratoria di Sánchez e il governo spagnolo protesta formalmente

La crisi migratoria di Ceuta si trasforma in un caso diplomatico tra Italia e Spagna.

Migliaia di migranti hanno raggiunto l’enclave spagnola nel Nord Africa provenendo dal Marocco, alcuni attraversando il mare a nuoto o con mezzi di fortuna, altri tentando di superare le barriere terrestri.

Davanti alla pressione crescente, il governo di Pedro Sánchez ha mobilitato reparti militari in appoggio alla Guardia Civil. Le strutture di accoglienza sono ormai sovraffollate e tra i nuovi arrivati si contano centinaia di minori non accompagnati.

Da Roma, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che l’Italia è pronta ad adottare «strumenti straordinari», evocando anche una possibile sospensione della libera circolazione con la Spagna attraverso il ripristino dei controlli alle frontiere interne.

Le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani contro la politica migratoria spagnola hanno però provocato la dura reazione di Madrid, che ha convocato l’ambasciatore italiano.

Oltre 1.500 arrivi in una settimana

Secondo le autorità locali, più di 1.500 persone avrebbero raggiunto Ceuta in appena una settimana, con un ritmo vicino ai 300 ingressi al giorno.

Le immagini mostrano gruppi di migranti entrare in acqua dalla costa marocchina e tentare di raggiungere a nuoto il territorio spagnolo. Altri avrebbero forzato alcuni varchi lungo la frontiera terrestre.

La città autonoma conta circa 85.000 abitanti e si trova davanti a una pressione che il presidente locale, Juan Jesús Vivas, ha definito un’«emergenza umanitaria e sociale assoluta».

Secondo Vivas, gli ultimi arrivi corrispondono a quasi il 2% della popolazione locale.

Circa 700 persone sarebbero minori non accompagnati posti sotto la tutela delle autorità cittadine. Più di mille migranti attenderebbero inoltre di accedere al Centro di permanenza temporanea, progettato per ospitarne circa 500.

La Spagna mobilita l’esercito

Il governo spagnolo ha disposto l’impiego delle Forze armate per sostenere la Guardia Civil nelle attività di controllo della frontiera e nella gestione dell’ordine pubblico.

I militari opereranno sotto il coordinamento del comando competente e potranno essere impiegati nelle attività necessarie a garantire la sicurezza di Ceuta.

Madrid aveva già annunciato l’invio di agenti specializzati e rinforzi dalla penisola, dopo che le forze locali erano state sopraffatte dall’intensità degli arrivi.

Il governo ha però chiarito che la normativa spagnola sulla Protezione civile non permette di classificare formalmente i flussi migratori come «emergenza nazionale», categoria prevista principalmente per calamità naturali e rischi tecnologici.

L’esecutivo sostiene inoltre che il Marocco stia continuando a collaborare, intercettando numerosi migranti prima che riescano a raggiungere le acque spagnole.

Sale a 15 il numero delle vittime

La crisi ha già prodotto un pesantissimo bilancio umano.

La Guardia Civil ha recuperato altri sei corpi nelle acque di Ceuta, portando a 15 il numero delle persone morte durante l’ultima ondata di attraversamenti.

Dall’inizio dell’anno sarebbero almeno 45 i migranti trovati senza vita lungo il litorale dell’enclave. Le stime riferite dalle autorità locali parlano inoltre di oltre 60 morti negli ultimi dodici mesi.

Molte persone tentano la traversata senza imbarcazioni adeguate, affidandosi a camere d’aria, piccoli galleggianti o alla sola forza delle braccia.

Correnti, stanchezza e temperature dell’acqua possono trasformare in pochi minuti il tentativo di raggiungere la costa in una tragedia.

Meloni: «L’Italia non resterà a guardare»

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito «impressionanti» le immagini provenienti da Ceuta.

Secondo la premier, l’immigrazione irregolare e fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza delle frontiere europee.

Meloni ha riferito di essersi confrontata con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ha annunciato la convocazione degli organismi competenti per valutare le possibili contromisure.

Tra le opzioni indicate vi sarebbe anche il ripristino dei controlli nei collegamenti con la Spagna, presentato politicamente come una possibile sospensione di Schengen.

«L’Italia non resterà a guardare», ha affermato Meloni, ribadendo la linea del governo contro l’immigrazione clandestina e in favore dei rimpatri.

Tajani attacca la politica di Sánchez

Ancora più diretto è stato l’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il vicepremier ha dichiarato di essere favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ha criticato la scelta del governo Sánchez di regolarizzare un elevato numero di migranti.

Secondo Tajani, la concessione della cittadinanza o di forme di regolarizzazione a centinaia di migliaia di persone potrebbe essere interpretata come un incentivo ai traffici gestiti dalle organizzazioni criminali.

Il ministro ha collegato direttamente le immagini di Ceuta alle politiche adottate da Madrid, sostenendo che l’immigrazione irregolare rappresenti un rischio per la sicurezza nazionale italiana ed europea.

Madrid convoca l’ambasciatore italiano

La risposta del governo spagnolo è arrivata nel giro di poche ore.

Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha definito le dichiarazioni italiane «inappropriate» per un Paese partner e amico.

Madrid ha accusato Tajani di fare demagogia politica anziché mostrare solidarietà europea davanti a una grave emergenza umanitaria.

Albares ha quindi annunciato la convocazione dell’ambasciatore italiano per chiedere chiarimenti formali sulle posizioni espresse dal governo di Roma.

Lo scontro rischia di aprire una crisi politica tra due Paesi fondatori dell’Unione europea proprio mentre Madrid chiede maggiore sostegno nella gestione della frontiera africana.

Che cosa significa davvero “sospendere Schengen”

Le dichiarazioni provenienti da Roma devono essere inquadrate nelle regole europee.

La sospensione totale dell’appartenenza della Spagna allo spazio Schengen non può essere decisa unilateralmente dall’Italia. Un governo può però ripristinare temporaneamente controlli alle proprie frontiere interne in presenza di gravi minacce alla sicurezza.

Questo potrebbe tradursi in verifiche più rigide negli aeroporti, nei porti e nei collegamenti provenienti dalla Spagna.

Non significa però che chi entra irregolarmente a Ceuta possa automaticamente muoversi senza controlli verso l’Italia o il resto d’Europa.

Le regole speciali di Ceuta e Melilla

L’accordo di Schengen si applica anche a Ceuta e Melilla, ma con disposizioni particolari.

Le due città spagnole in territorio nordafricano costituiscono frontiere esterne dell’area Schengen. Chiunque voglia lasciare le enclave per raggiungere la Spagna continentale o un altro Paese europeo deve essere sottoposto a controlli d’identità e dei documenti.

Questo significa che l’ingresso a Ceuta non garantisce automaticamente la possibilità di proseguire liberamente verso la penisola iberica e il resto dell’Unione.

Le persone arrivate via mare devono essere identificate e sottoposte alle procedure previste dalla normativa sull’immigrazione.

In assenza dei requisiti per restare, può essere avviato un procedimento di rimpatrio. Se viene presentata una domanda di asilo, questa deve essere esaminata prima di una decisione definitiva.

La Spagna può comunque autorizzare trasferimenti controllati verso la penisola per ragioni umanitarie o per ridurre il sovraffollamento delle strutture di accoglienza.

Il precedente del 2021

Le autorità di Ceuta temono che la situazione possa ripetere quanto accaduto nel maggio 2021, quando circa 10.000 persone entrarono nell’enclave nell’arco di pochi giorni.

Molti erano minorenni.

Quella crisi provocò tensioni gravissime tra Spagna e Marocco e mise in difficoltà servizi sociali, centri di accoglienza e forze di sicurezza.

Il presidente Vivas ha avvertito che, senza un intervento deciso, Ceuta potrebbe ritrovarsi entro poche settimane nella stessa situazione.

Il confine dipende infatti non soltanto dalle barriere e dai pattugliamenti spagnoli, ma anche dalla collaborazione delle autorità marocchine.

Sicurezza, diritti e propaganda politica

L’emergenza pone tre questioni differenti che rischiano di essere confuse.

La prima riguarda la sicurezza di una frontiera esterna dell’Unione europea travolta da arrivi improvvisi.

La seconda è umanitaria: decine di persone sono morte tentando di attraversare il mare, mentre centinaia di minori devono essere assistiti e protetti.

La terza è politica e diplomatica, con Italia e Spagna che utilizzano la crisi per contrapporre due visioni differenti sulla gestione dell’immigrazione.

Madrid chiede solidarietà. Roma invoca controlli e chiusure. Nel mezzo restano Ceuta, le sue strutture sovraccariche e migliaia di persone che devono essere identificate, accolte temporaneamente o rimpatriate nel rispetto delle procedure.

La crisi non può essere risolta con gli slogan.

Servono controllo delle frontiere, cooperazione con il Marocco, lotta ai trafficanti, procedure rapide per asilo e rimpatri e una distribuzione europea delle responsabilità.

Senza una strategia comune, Ceuta continuerà a essere il punto nel quale le contraddizioni della politica migratoria europea esplodono davanti alle telecamere.