C’è una scena di Don Camillo che molti ricordano ancora oggi. Peppone, dopo aver vinto al Totocalcio, decide di giocare sotto falso nome per evitare che il Partito Comunista scopra la sua vincita. Sul biglietto compare il nome Pepito Sbazzeguti, ma Don Camillo smaschera subito il trucco con una battuta rimasta nella storia del cinema italiano: «Ecco fatto, gratta il Peppone e troverai il Pepito.»
È una scena comica, certo. Ma, a distanza di tanti anni, viene spontaneo pensare che qualcosa di simile sembri essersi verificato anche alla Camera dei deputati durante l’esame della riforma elettorale che riduce la rappresentanza degli italiani all’estero.
Da giorni il MAIE ripete di non avere alcuna responsabilità nella presentazione dell’emendamento che ridisegna le circoscrizioni elettorali estere. L’onorevole Franco Tirelli e altri esponenti del movimento sostengono di non esserne stati a conoscenza e di non aver avuto alcun ruolo nell’iniziativa.
Eppure, secondo indiscrezioni circolate negli ambienti parlamentari, nella prima versione cartacea dell’emendamento distribuita in Aula sarebbe comparso un altro nome, poi successivamente sostituito. Da qui nasce una domanda politica, non un’accusa: cosa è realmente accaduto?
Sempre secondo queste indiscrezioni, dopo un ripensamento politico e comunicativo, la firma sarebbe stata attribuita all’onorevole Saverio Romano, esponente di Noi Moderati-MAIE. Se così fosse, qualcuno potrebbe aver ritenuto opportuno evitare che l’iniziativa fosse direttamente riconducibile ad altri protagonisti della vicenda.
Naturalmente, se tutto questo non corrispondesse alla realtà e il MAIE fosse davvero completamente estraneo alla nascita dell’emendamento, esiste un modo molto semplice per mettere fine a ogni polemica.
Basta rispondere a una domanda.
Come avete votato in Aula?
Avete votato a favore dell’emendamento? Contro? Vi siete astenuti? Eravate assenti?
Una risposta chiara eliminerebbe qualsiasi dubbio e impedirebbe che il dibattito venga alimentato da ricostruzioni, indiscrezioni o interpretazioni.
Perché la trasparenza è sempre la migliore risposta alle polemiche.
Gli italiani all’estero non chiedono giochi di prestigio parlamentari. Chiedono di sapere chi ha sostenuto una riforma destinata a modificare profondamente la loro rappresentanza politica.
In fondo, proprio come insegnava Don Camillo, basta grattare la superficie per capire chi c’è davvero dietro una scelta.
E oggi non servono anagrammi, pseudonimi o firme che cambiano. Serve soltanto una risposta semplice e pubblica: come avete votato?
