Milano, secondo giorno di guerriglia urbana: negozi saccheggiati, scontri con la polizia e decine di fermati

Allora! Online – Redazione

Il centro di Milano torna nel caos dopo le violenze esplose durante le manifestazioni contro il caro-vita. Circa duemila giovani si radunano nuovamente tra piazza Duomo, via Torino e Cordusio. Assaltati negozi e supermercati, devastati dehors e vetrine. Le forze dell’ordine intervengono con reparti antisommossa, idranti e lacrimogeni. Pesante anche il bilancio nazionale delle proteste di sabato: 28 arresti e 141 appartenenti alle forze dell’ordine feriti. Giorgia Meloni convoca un vertice sulla sicurezza.

Milano torna a vivere ore di forte tensione. Per il secondo giorno consecutivo, il centro del capoluogo lombardo è stato teatro di disordini, vandalismi e saccheggi, dopo che le manifestazioni contro il costo della vita, il caro carburanti e la pressione fiscale sono degenerate in violenti scontri con le forze dell’ordine.

Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre, migliaia di giovani si sono nuovamente concentrati nelle strade intorno a piazza Duomo, via Torino e Cordusio, nonostante l’imponente dispositivo di sicurezza predisposto dopo la giornata di violenze del sabato.

Tra i presenti, numerosi gruppi di ragazzi vestiti di nero, alcuni con il volto coperto, si sono spostati rapidamente tra le vie del centro, provocando momenti di panico tra passanti, commercianti e turisti.

La situazione è degenerata quando alcuni gruppi hanno cominciato ad attaccare esercizi commerciali, infrangere vetrine e lanciare oggetti contro gli schieramenti della polizia.

Gli agenti sono intervenuti per contenere i disordini, mentre numerose attività hanno deciso di abbassare le serrande.

Nuovi saccheggi tra via Torino e piazza Duomo

Uno degli episodi più gravi della seconda giornata si è verificato in via Torino, dove gruppi di giovani hanno preso di mira diversi esercizi commerciali.

Un supermercato Carrefour è stato assaltato e saccheggiato, con alcune persone che si sono impossessate di prodotti alimentari prima di allontanarsi.

Nella stessa zona sono state danneggiate le vetrine di negozi di abbigliamento e articoli sportivi.

Tavolini, sedie e altri arredi esterni sono stati utilizzati per colpire le vetrate, mentre cestini portarifiuti e oggetti presenti lungo la strada sono stati rovesciati.

L’azione dei gruppi più violenti ha costretto gli agenti a intervenire ripetutamente, nel tentativo di impedire ulteriori danneggiamenti.

Nel frattempo, centinaia di persone hanno continuato a muoversi tra piazza Duomo e le strade circostanti, rendendo particolarmente complesso il controllo della situazione.

Assalti ai negozi tra piazza Cairoli e corso Garibaldi

La violenza si è estesa anche ad altre zone del centro.

Tra gli esercizi presi di mira figura il negozio Decathlon di piazza Cairoli, nelle vicinanze del Castello Sforzesco, dove sono stati segnalati gravi danneggiamenti e furti di merce.

Ulteriori episodi hanno interessato altri punti vendita, compreso un negozio Vodafone in corso Garibaldi.

Secondo le ricostruzioni, piccoli gruppi di giovani hanno sfondato le vetrine e sottratto prodotti prima di disperdersi nelle strade adiacenti.

La mobilità dei gruppi, spesso composti da poche decine di persone, ha reso difficile l’intervento delle forze dell’ordine, impegnate contemporaneamente a presidiare più aree del centro cittadino.

Le autorità stanno esaminando le immagini delle telecamere di videosorveglianza per individuare i responsabili.

Piazza Mercanti, sassi e bombe carta contro gli agenti

Particolarmente tesa anche la situazione tra piazza Mercanti e via Dante.

Alcuni gruppi si sono concentrati nella zona lanciando pietre, petardi e bombe carta contro i reparti antisommossa.

La polizia ha risposto utilizzando idranti e lacrimogeni per disperdere i manifestanti più aggressivi e impedire ulteriori avanzamenti.

Le tensioni si sono ripetute anche all’ingresso di piazza Duomo, dove gli agenti hanno dovuto affrontare lanci di bottiglie e altri oggetti.

La presenza dei mezzi blindati e dei reparti specializzati ha trasformato temporaneamente alcune delle principali vie commerciali milanesi in aree sottoposte a stretta sorveglianza.

Galleria Vittorio Emanuele, locali chiusi per paura dei vandalismi

Il clima di tensione ha avuto conseguenze immediate anche sulle attività commerciali e sulla ristorazione.

Nella Galleria Vittorio Emanuele II, uno dei luoghi più rappresentativi di Milano, diversi esercizi hanno deciso di chiudere anticipatamente o mettere al sicuro gli arredi esterni.

Tra i locali interessati figurano alcuni storici caffè e ristoranti, tra cui Biffi, Savini, Camparino e Cracco.

Tavolini, sedie, separé e paratie in vetro sono stati rimossi per evitare che potessero essere danneggiati o utilizzati durante eventuali nuovi scontri.

Turisti e passanti hanno assistito con preoccupazione all’evolversi della situazione, mentre la polizia ha rafforzato il presidio degli accessi alla Galleria.

Per le imprese del centro, alle perdite derivanti dai danneggiamenti si aggiunge il mancato fatturato provocato dalle chiusure precauzionali.

Sessanta persone accompagnate in questura

Durante la seconda giornata di tensioni, circa sessanta giovani sono stati accompagnati in questura per controlli e accertamenti.

Le operazioni di identificazione sono iniziate già nelle prime fasi del pomeriggio, quando la polizia ha intensificato i controlli nelle aree maggiormente interessate dai raduni.

L’accompagnamento in questura per accertamenti non equivale automaticamente a un arresto o all’accertamento di responsabilità penali.

Gli investigatori stanno cercando di individuare le persone direttamente coinvolte nei saccheggi, negli incendi e negli attacchi contro le forze dell’ordine.

Il numero definitivo di eventuali nuovi arresti e denunce relativo alla giornata di domenica resta da chiarire.

Il bilancio di sabato: 28 arresti e 141 agenti feriti in Italia

La nuova ondata di disordini arriva dopo un sabato particolarmente violento in diverse città italiane.

Secondo il bilancio nazionale diffuso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza per le manifestazioni del 17 ottobre, sono state arrestate 28 persone, tra cui dodici minorenni.

Altre 43 persone sono state denunciate, mentre 197 sono state identificate e accompagnate negli uffici di polizia.

Particolarmente pesante il dato relativo agli appartenenti alle forze dell’ordine: 141 operatori risultano feriti nell’ambito degli scontri registrati sul territorio nazionale.

Milano ha rappresentato uno degli epicentri delle violenze.

Nella giornata di sabato circa cinquemila persone avevano partecipato alla mobilitazione, successivamente degenerata in attacchi alle forze dell’ordine, incendi, barricate e danneggiamenti.

Nelle ricostruzioni dei bilanci locali sono emerse alcune differenze tra i primi aggiornamenti, con sedici o diciassette arresti indicati per Milano e decine di agenti medicati negli ospedali.

Il bilancio nazionale del 17 ottobre deve essere tenuto distinto dalle operazioni condotte nella giornata successiva.

Scontri anche a Torino e Bologna

Le manifestazioni promosse dal movimento «Italia in piazza» hanno interessato diverse città italiane.

A Torino, Bologna, Bergamo e Brescia sono stati segnalati episodi di tensione, con lanci di oggetti, danneggiamenti e interventi delle forze dell’ordine.

A Torino, alcune violenze hanno interessato attività commerciali del centro, mentre a Bologna si sono registrati scontri nelle zone attraversate dai cortei.

La partecipazione di numerosi giovanissimi ha attirato l’attenzione degli investigatori, soprattutto per la presenza di minorenni tra le persone coinvolte nei disordini.

Le autorità stanno lavorando per ricostruire eventuali collegamenti tra i gruppi responsabili delle violenze nelle diverse città.

Al momento, tuttavia, la partecipazione di giovani a manifestazioni simili non dimostra necessariamente l’esistenza di un’unica organizzazione responsabile degli scontri.

Dal caro-vita alla violenza nelle strade

Le manifestazioni erano state organizzate per richiamare l’attenzione sull’aumento del costo della vita, sul prezzo dei carburanti e sulla pressione fiscale.

Questioni che interessano direttamente milioni di famiglie italiane, alle prese con difficoltà economiche e perdita di potere d’acquisto.

La partecipazione ai cortei riflette un malessere sociale che riguarda soprattutto le fasce economicamente più vulnerabili e una parte delle giovani generazioni.

Tuttavia, durante le mobilitazioni, gruppi responsabili di atti violenti hanno trasformato alcune manifestazioni in occasioni di scontro e vandalismo.

È una distinzione fondamentale: il diritto di manifestare pacificamente è garantito dalla Costituzione, mentre saccheggi, aggressioni e danneggiamenti costituiscono condotte che possono comportare responsabilità penali.

La violenza ha finito per spostare l’attenzione pubblica dalle rivendicazioni economiche alle questioni di sicurezza e ordine pubblico.

Meloni convoca un vertice sulla sicurezza

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato gli episodi di violenza e ha annunciato un confronto con i responsabili della sicurezza.

Il vertice sull’ordine pubblico, previsto per lunedì 19 ottobre, sarà dedicato all’analisi degli scontri e alle misure necessarie per prevenire nuovi episodi.

Il governo dovrà valutare l’efficacia dei dispositivi di sicurezza impiegati nelle principali città e le modalità attraverso le quali gruppi di giovani sono riusciti a compiere danneggiamenti anche in zone fortemente presidiate.

Meloni ha ribadito la necessità di distinguere il legittimo esercizio del diritto di protesta dagli atti di violenza contro persone, attività commerciali e istituzioni.

Le forze di opposizione hanno a loro volta condannato i disordini, richiamando però l’attenzione sulle ragioni sociali ed economiche che hanno alimentato la mobilitazione.

Il confronto politico si concentra quindi su due questioni parallele: la sicurezza delle città e le risposte alle difficoltà economiche dei cittadini.

Milano, il danno economico per commercianti e ristoratori

Per Milano, le due giornate di violenza hanno provocato conseguenze che vanno oltre l’emergenza immediata.

Negozi saccheggiati, vetrine distrutte, arredi danneggiati e chiusure anticipate hanno colpito alcune delle principali aree commerciali e turistiche della città.

Alle spese necessarie per ripristinare le strutture si aggiungono le perdite derivanti dall’interruzione delle attività.

Particolarmente esposti risultano gli operatori della ristorazione, i negozianti e le attività che dipendono dal flusso quotidiano di turisti e visitatori.

Le stime complessive dei danni restano provvisorie e dovranno essere aggiornate dopo le verifiche delle imprese, delle compagnie assicurative e delle autorità locali.

La sfida tra sicurezza pubblica e disagio sociale

Gli scontri di Milano riportano al centro del dibattito nazionale una questione complessa.

Da una parte emerge la necessità di proteggere cittadini, lavoratori, commercianti e forze dell’ordine da episodi di violenza e devastazione.

Dall’altra, le proteste contro il costo della vita dimostrano l’esistenza di preoccupazioni economiche che non possono essere affrontate esclusivamente come un problema di ordine pubblico.

Le indagini dovranno chiarire le responsabilità individuali, le dinamiche dei gruppi coinvolti e l’eventuale presenza di forme di coordinamento.

Il confronto politico dovrà invece affrontare le ragioni economiche che hanno portato migliaia di persone a manifestare.

Dopo due giornate di tensioni, Milano cerca di tornare alla normalità tra negozi danneggiati, commercianti preoccupati e un imponente dispositivo di sicurezza.

La priorità immediata resta impedire nuovi episodi di violenza. Ma, una volta conclusa l’emergenza, rimarrà aperta la questione che aveva portato i manifestanti nelle piazze: il peso crescente del costo della vita sulle famiglie italiane.