Via libera definitivo e unanime al disegno di legge che istituisce l’11 ottobre come giornata di commemorazione. Una tragedia dell’emigrazione italiana rimasta per troppo tempo ai margini della memoria nazionale
Il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge che istituisce la Giornata nazionale in memoria dei 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito, morti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un sommergibile tedesco nell’Oceano Atlantico il 2 luglio 1940.
Il provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, ha ricevuto il via libera unanime dell’Aula di Palazzo Madama durante la seduta del 14 luglio 2026.
La giornata commemorativa sarà celebrata ogni anno l’11 ottobre, anniversario della morte di Rando Bertoia, ultimo sopravvissuto italiano alla tragedia.
Una nave trasformata in mezzo di deportazione
L’Arandora Star era originariamente una nave da crociera. Dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, il governo britannico la utilizzò per trasferire in Canada cittadini italiani, tedeschi e austriaci considerati potenzialmente pericolosi.
Molti degli italiani imbarcati vivevano nel Regno Unito da anni. Erano commercianti, ristoratori, artigiani, lavoratori e uomini perfettamente inseriti nelle comunità locali.
Alcuni erano antifascisti, altri avevano figli arruolati nelle forze armate britanniche. Furono però arrestati e internati indiscriminatamente per la loro nazionalità.
Il siluramento nell’Atlantico
Il 2 luglio 1940 la nave venne colpita da un U-Boot tedesco mentre attraversava l’Atlantico.
L’Arandora Star non esponeva simboli capaci di indicarne la funzione non militare e venne quindi considerata un possibile obiettivo di guerra.
La nave affondò in circa 35 minuti. Delle oltre 1.500 persone presenti a bordo, più di 800 morirono. Tra loro vi erano 446 italiani.
Molti corpi non furono mai recuperati e le famiglie rimasero per mesi senza informazioni certe sul destino dei propri cari.
Menia: «Una vicenda scomparsa dalla memoria italiana»
Il relatore del provvedimento, il senatore Roberto Menia, ha ricordato come la tragedia sia rimasta a lungo quasi cancellata dalla memoria collettiva.
Secondo Menia, l’affondamento fu spesso presentato come uno degli effetti inevitabili della guerra, senza affrontare la responsabilità di aver deportato persone che non avevano commesso alcun reato.
Il senatore ha sottolineato che nessuno dovrebbe essere arrestato o deportato soltanto per la nazionalità che porta con sé.
L’istituzione della giornata rappresenta quindi una richiesta di rispetto, memoria e responsabilità collettiva.
Il ruolo delle comunità italiane all’estero
La sottosegretaria agli Affari esteri Maria Tripodi ha ricordato il lavoro svolto negli anni dalle comunità italiane nel Regno Unito.
Le sedi diplomatiche e consolari partecipano ogni anno alle commemorazioni organizzate soprattutto in Scozia, Galles e Liverpool, città dalla quale salpò l’Arandora Star.
Secondo il governo, la nuova giornata potrà contribuire a far conoscere alle generazioni più giovani una pagina dolorosa della storia dell’emigrazione italiana.
Bardi, il paese che pagò il prezzo più alto
Un ruolo decisivo nella conservazione della memoria è stato svolto dal Comune di Bardi, in provincia di Parma.
Da quel territorio provenivano 48 delle vittime italiane, il numero più alto registrato in un singolo comune.
Familiari, discendenti e associazioni hanno continuato per decenni a organizzare cerimonie, incontri e iniziative culturali affinché il sacrificio dei deportati non venisse dimenticato.
La nascita dell’Associazione nazionale Arandora Star ha permesso di raccogliere testimonianze e mantenere un legame tra le diverse comunità colpite.
Perché è stato scelto l’11 ottobre
La tragedia avvenne il 2 luglio, ma la legge ha individuato nell’11 ottobre la data della commemorazione nazionale.
Quel giorno morì Rando Bertoia, originario del Friuli e ultimo sopravvissuto italiano al naufragio.
La scelta vuole quindi collegare la memoria delle vittime alla testimonianza di chi riuscì a sopravvivere e a raccontare quanto accaduto.
La giornata non sarà festiva, ma prevederà momenti di raccoglimento, iniziative nelle scuole, attività territoriali e spazi informativi nel servizio pubblico.
Musolino: «La guerra colpisce soprattutto gli innocenti»
La senatrice Dafne Musolino ha ricordato che la storia dell’Arandora Star mostra la capacità della guerra di colpire anche chi non combatte.
Le persone imbarcate furono private dei propri diritti, strappate alle famiglie e trasformate in deportati senza aver commesso atti di sabotaggio o spionaggio.
Per Musolino, commemorare le vittime significa riaffermare il ripudio della guerra e ricordare che i conflitti colpiscono civili, donne, bambini e persone fragili.
La senatrice ha sottolineato che il ricordo non deve essere un esercizio retorico, ma uno strumento per costruire una cultura di pace.
Il richiamo alla storia dell’emigrazione
Diversi interventi hanno evidenziato come la tragedia appartenga pienamente alla storia dell’emigrazione italiana.
Milioni di connazionali lasciarono l’Italia per cercare lavoro e condizioni di vita migliori. Molti affrontarono discriminazioni, sospetti e limitazioni dei diritti.
Nel Regno Unito, con l’entrata in guerra dell’Italia, anche persone integrate da decenni vennero improvvisamente considerate “nemiche”.
La vicenda dell’Arandora Star ricorda quanto rapidamente paura e propaganda possano trasformare cittadini comuni in bersagli collettivi.
Maiorino: «Tutte le guerre fanno schifo»
La senatrice del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino ha sostenuto che dalla tragedia emergano almeno tre lezioni.
La prima è che ogni guerra viene pagata dai popoli e non da chi la decide. La seconda è che ogni essere umano in pericolo deve essere salvato, senza distinzioni di nazionalità, religione o colore della pelle.
La terza riguarda il ruolo del Parlamento e la necessità che la memoria non diventi soltanto una ricorrenza formale.
Maiorino ha collegato la vicenda alla condizione contemporanea dei migranti e al dovere di soccorrere chi rischia di morire in mare.
Il voto favorevole della maggioranza
Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno annunciato il proprio sostegno al provvedimento.
La senatrice Stefania Pucciarelli ha ricordato il sacrificio degli emigrati italiani e la necessità di restituire loro un posto nella coscienza pubblica nazionale.
Il senatore Mario De Rosa ha sottolineato che la giornata permetterà di coinvolgere scuole e territori, impedendo che la memoria si disperda.
La senatrice Cinzia Pellegrino ha ricordato alcune delle vittime: giovani, commercianti, antifascisti ed ebrei italiani fuggiti dalle leggi razziali.
Il contesto della Seconda guerra mondiale
Il senatore del Partito democratico Dario Parrini ha richiamato il contesto storico nel quale avvenne la tragedia.
La Seconda guerra mondiale fu provocata dalle ambizioni di dominio delle dittature fascista e nazista. L’Italia entrò in guerra nel giugno 1940, poche settimane prima dell’affondamento dell’Arandora Star.
Secondo Parrini, ricordare le vittime significa anche condannare i regimi autoritari e riaffermare la cultura democratica, la non violenza e il principio costituzionale del ripudio della guerra.
Le famiglie senza una tomba
Uno degli aspetti più dolorosi riguarda il destino dei corpi.
Molte vittime furono inghiottite dall’Atlantico e non vennero mai restituite ai propri familiari. In alcuni casi, le salme raggiunsero le coste della Scozia e dell’Irlanda, dove furono accolte e sepolte dalle comunità locali.
Le famiglie italiane non ebbero nemmeno un luogo sul quale piangere.
Per anni furono costrette a cercare informazioni presso ambasciate e autorità che spesso non furono in grado di offrire risposte certe.
Una memoria finalmente nazionale
La storia dell’Arandora Star è stata custodita soprattutto dalle famiglie, dalle associazioni e dalle comunità italiane all’estero.
Con l’approvazione definitiva della legge, quella memoria diventa finalmente patrimonio ufficiale della Repubblica.
Non si tratta soltanto di ricordare una nave affondata. Significa restituire dignità a centinaia di persone considerate nemiche soltanto perché italiane.
Significa raccontare ai giovani che anche gli emigrati italiani hanno conosciuto sospetto, internamento, discriminazione e deportazione.
Un monito contro tutte le guerre
La Giornata nazionale dell’11 ottobre dovrà essere soprattutto un momento di conoscenza e riflessione.
La tragedia dell’Arandora Star dimostra che, durante le guerre, i diritti possono essere cancellati rapidamente e persone innocenti possono essere trasformate in nemici senza alcuna responsabilità individuale.
Ricordare i 446 italiani significa quindi rendere giustizia alle vittime e rinnovare un impegno: nessuno deve essere perseguitato, internato o deportato soltanto per la propria nazionalità.
Dopo oltre ottant’anni, l’Italia restituisce finalmente a questi connazionali un posto nella propria memoria collettiva.
